I Mongoli di Gengis Khan

All’inizio del XII secolo numerose tribù turco-mongole nomadi, simili per lingua, cultura e costumi di vita, vivevano nell’altopiano stepposo dell’Asia centrale. Questi gruppi si erano uniti in piccole tribù per lo più famigliari, armate e decise a difendere i loro pascoli e le mandrie. A capo delle tribù c’erano i clan più potenti che decidevano quando e dove accamparsi, pascolare il bestiame e contro chi combattere. Le famiglie più deboli conservavano l’autorità e il possesso dei propri animali, ma dovevano pagare un tributo al clan dominante. La vita nomade non rendeva le tribù completamente autosufficienti, perciò compivano sovente razzie e incursioni nei ricchi e vicini territori cinesi. La Cina, per difendersi sia sul piano militare sia su quello politico, sfruttò abilmente le discordie tra i vari capi clan, concedendo ad alcune tribù titoli onorifici e provviste di cibo in cambio della vigilanza dei suoi confini. In seguito, grazie agli intensi traffici dei mercanti cinesi e musulmani, l’economia mongola si sviluppò verso forme più evolute. I Mongoli adottarono la carta moneta come mezzo di scambio, il cui valore era garantito dal tesoro del Gran Khan. La carta impiegata era prodotta con corteccia di gelso, le banconote erano nere e portavano il sigillo dell’imperatore. Se una banconota si rovinava, il possessore poteva cambiarla presso la zecca imperiale, pagando per il servizio il tre per cento del suo valore nominale. Inoltre in territorio mongolo sorsero alberghi, mercati, posti di frontiera e numerose strade.
Il mitico Gengis Khan
La data esatta della nascita di Temujin (il vero nome di Gengis Khan) non è certa. Nacque nel 1155 secondo fonti persiane e nel 1162, 1167 o 1176 secondo altre. Nel 1206, grazie alle sue capacità politiche e militari, Temujin fu riconosciuto capo di tutti i Mongoli con il titolo di Gengis Khan. Da allora in poi, i suoi eserciti invasero il nord della Cina e giunsero a Pechino. Nel 1215 l’impero mongolo si estendeva fino al Tibet e al Turkestan. E non era finita: in pochi decenni i Mongoli invadono l’Afghanistan, aggirano il Caspio, dilagano nella pianura russa e finalmente si insediano a Baghdad, la storica capitale araba, uccidendo l’ultimo califfo. Alla morte di Gengis Khan l’impero mongolo si disintegrò a causa delle dispute tra i suoi successori. La Cina invase la Mongolia e incendiò la capitale imperiale, ma non riuscì a controllarne completamente il territorio.

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