Decreto Ronchi e Dlgs 152 2006

Il Decreto Ronchi definisce il rifiuto come “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi”. In primo luogo, questa definizione presuppone che qualsiasi merce sia destinata, prima o poi, a diventare un rifiuto. In secondo luogo, si evince che la trasformazione da merce a rifiuto dipende soprattutto dalla volontà dei consumatori.
I rifiuti vengono classificati, secondo la loro origine, in Rifiuti Solidi Urbani (RSU) e Rifiuti Speciali (RS), e, secondo le loro caratteristiche di pericolosità, in Rifiuti Pericolosi (RP), se contengono almeno una delle sostanze elencate negli allegati del decreto, e in Rifiuti Non Pericolosi, se non contengono nessuna di tali sostanze. A titolo di esempio, vengono considerati RP le pile, i farmaci scaduti, gli olii esausti.
Rivolgendoci invece alla gestione del rifiuto, è bene ricordare che qualsiasi trattamento porta solo a una trasformazione del rifiuto e/o a un suo trasferimento da uno stato fisico a un altro ma, in nessun caso, a una sua distruzione (legge di conservazione della massa). Quindi, il comportamento più sostenibile in materia di rifiuti è la riduzione a monte, che consiste nel produrne il meno possibile cercando di utilizzare ogni cosa più volte (come accadeva in passato). È basandosi su questi principi che il Decreto è stato scritto. Per il conseguimento di questi obiettivi, risulta fondamentale la sensibilizzazione dei cittadini e dei produttori. Ove non sia possibile una riduzione a monte o un riutilizzo dei materiali, è necessario differenziare i rifiuti che non possono essere recuperati da quelli che possono essere avviati al riciclaggio.
Il Dlgs 152 del 2006 è entrato in vigore il 22 Aprile del 2006, abrogando contestualmente il Decreto Ronchi. Nel Dlgs 152/2006 viene disciplinata la gestione dei rifiuti, degli imballaggi e delle categorie speciali, quali rifiuti elettronici, sanitari, ecc.
Il campo di applicazione del decreto riguarda la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati, anche in attuazione delle direttive comunitarie. L’attività di gestione ha il compito di assicurare un’elevata protezione dell’ambiente e controlli efficaci, tenendo conto della specificità dei rifiuti pericolosi, nonché quello di preservare le risorse naturali. I rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente. Il decreto promuove come fondamentale la prevenzione e la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti, in particolare mediante lo sviluppo di: tecnologie pulite; tecniche per eliminare le sostanze pericolose nei rifiuti allo scopo di favorirne il recupero; e infine la riduzione dei rifiuti. In ultimo, le misure dirette al recupero dei rifiuti mediante riutilizzo, riciclo o ogni altra azione diretta devono puntare principalmente all’uso dei rifiuti come fonte di energia. Tra le novità principali del decreto rientrano le misure per incrementare la raccolta differenziata, tra cui la definizione degli obiettivi (obiettivo del 65% entro il 2012).

Fonti:
Decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n. 22
“Norme in materia ambientale” Dlgs 3 aprile 2006, n. 152
Per approfondimenti:
Reteambiente

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