L’uomo tinge il mare di rosso

In condizioni favorevoli, i dinoflagellati possono moltiplicarsi rapidamente e formare grandi agglomerati. Le maree rosse sono le più rilevanti manifestazioni della massiccia presenza di dinoflagellati. Nel 1986 un aumento della popolazione di dinoflagellati del tipo Gymnodium brevi ha provocato una significativa marea rossa lungo le coste del Golfo del Texas. Essa era estesa per 500 Km lungo le coste e provocò la morte di più di 22 milioni di pesci nel giro di 2 mesi. La raccolta di molluschi fu proibita per 3/4 della costa del Golfo del Texas a sud di Galveston, provocando la perdita di ostriche per un ammontare di 1.4 milioni di dollari. I molluschi bivalvi, infatti, sono organismi filtratori che si nutrono di plancton e che, pur accumulando le tossine presenti in questi dinoflagellati, subiscono solo in parte gli effetti nocivi. Tuttavia, in ogni singolo mollusco, in particolari circostanze, si possono concentrare quantità di tossine letali anche per l’uomo.
Nello stesso anno, centinaia di delfini tursiopi morirono lungo le coste del New Jersey e del Maryland, quando la marea rossa si spostò dalla costa occidentale della Florida verso est, dopo essere sopravvissuta ad un inverno piuttosto mite.
In Italia, fenomeni di prolificazione algale si verificarono nel 1975 nella zona costiera a sud della foce del Po. Tra il 1975 e il 1976, le alghe provocarono un’alta mortalità di fauna bentonica (che vive cioè a contatto con i fondali marini) e di pesci. Si ritiene che l’antropizzazione (cioè il popolamento) delle aree costiere, e in particolare il progressivo aumento dell’immissione in mare di acque di scarico urbane, industriali, agricole e zootecniche abbiano favorito lo sviluppo di queste alghe tossiche.

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