Passato e futuro dei reattori

I reattori nucleari possono essere ricondotti a quattro generazioni in base ad alcune caratteristiche comuni e in base all’epoca in cui sono stati progettati e costruiti.
Attualmente sono in funzione 436 reattori che appartengono principalmente alla prima e seconda generazione, con alcune unità di terza.
La prima generazione include prototipi e reattori destinati alla produzione di energia elettrica o plutonio per armi nucleari, progettati e costruiti prima degli anni ’70. In genere sono caratterizzati da una bassa potenza termica che per i reattori commerciali di potenza si traduce in taglie generalmente inferiori ai 300 MWe. In Italia sono presenti tre centrali nucleari (Latina – 210 MWe, Garigliano – 160 Mwe e Trino 270 MWe) che possono considerarsi di prima generazione. Gli impianti sono spenti dal 1986 e attualmente in fase smantellamento.
La seconda generazione comprende principalmente reattori ad acqua leggera, costruiti e utilizzati a partire dagli anni ’70 e ’80 e ancora operativi. In genere sono caratterizzati da una potenza elettrica compresa tra i 300 MWe e i 1000 MWe. In Italia la centrale nucleare di Caorso (860 MWe) può considerarsi di seconda generazione, anche se è attualmente spenta e in fase di smantellamento.
La terza generazione si riferisce a quei reattori avanzati derivanti dall’ottimizzazione, in termini di economia e sicurezza, degli attuali reattori ad acqua leggera. In generale, questi reattori sono caratterizzati da una potenza elettrica oltre i 1000 MWe. Viene anche spesso citata una generazione 3+ che include sistemi che potrebbero essere introdotti entro i prossimi 10-15 anni, quindi assai prima dei reattori di quarta generazione e allo stesso tempo risultare vantaggiosi per lo sviluppo di questi ultimi.
La quarta generazione comprende sistemi nucleari innovativi che probabilmente raggiungeranno maturità tecnica dopo il 2030. Tali sistemi nucleari sono concepiti in modo da provvedere alla fornitura di energia in maniera molto competitiva da un punto di vista economico, estendendo e migliorando la sicurezza in caso di incidenti, la minimizzazione delle scorie (in particolare di quelle a lunga vita), l’uso razionale delle risorse naturali (con un maggior sfruttamento dei materiali fissili e fertili), la capacità di produrre direttamente idrogeno (senza passare attraverso la produzione di energia elettrica) e l’affidabilità.

Fonte: Agi Energia

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