Un esempio vicino in Italia

Anche le grotte in prossimità dei grandi laghi prealpini (Maggiore, Como, Garda) hanno subìto un’analoga evoluzione: il Lago di Como, per esempio, è impostato su un profondo canyon, la cui formazione risale a più di 5 milioni di anni fa, e non è quindi di origine glaciale (così come i suoi fratelli Maggiore, Iseo e Garda): il lago è attualmente profondo 400 m, vale a dire che il suo fondo si trova 200 m al di sotto del livello del mare, ma il fondo del canyon, riempito di sedimenti, è 700 m più in basso. Circondato com’è da rocce altamente carsificabili, è molto probabile che vi si siano sviluppati sistemi carsici assai profondi e complessi, in equilibrio con l’antico livello di base sul fondo del canyon; successivamente, poco più di 2 milioni di anni fa, il mare ha invaso i margini delle Prealpi lombarde, come testimoniato da antiche valli riempite da argille contenenti fossili di organismi marini, e quindi anche le grotte profonde sul fondo del canyon sono state allagate, riempite di sedimenti e colonizzate da organismi marini. Il mare si è poi ritirato, svuotando nuovamente le cavità, e il canyon si è riempito di sedimenti alluvionali, marini e poi glaciali e fluvioglaciali, quando il grande ghiacciaio dell’Adda è avanzato a più riprese lungo la valle ora occupata dal lago. Lungo le ripide pareti sommerse del lago devono quindi esistere grandi gallerie allagate. La testimonianza di questo è data dalle sorgenti dei più importanti sistemi carsici del Pian del Tivano e della Grigna Settentrionale. Le sorgenti visibili in superficie sono soltanto delle sorgenti di troppo pieno, di portata molto esigua rispetto alle grandi quantità di acqua che entrano nei sistemi dalla zona di assorbimento: le sorgenti principali, quindi, si devono trovare al di sotto del livello del lago, ma fino ad ora non sono state trovate.
Tutto questo, semplicemente, per dire che l’origine delle grotte è in genere molto antica, e che la loro evoluzione è spesso complessa e strettamente legata alle vicende geologiche dell’area: gli speleologi e gli speleosub hanno a portata di mano le chiavi per aprire i potenti archivi di dati geologici contenuti nelle oscurità delle grotte. Ma questi dati, a loro volta, possono dare importanti suggerimenti per nuove esplorazioni!

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