Evoluzione del paesaggio

In generale, l’evoluzione dei sistemi carsici segue quella del rilievo del massiccio montuoso in cui si trovano. La tendenza generale è di un graduale approfondimento dei sistemi di grotte, a seguito dell’approfondimento del livello di base delle vallate. Ma non è sempre così: il livello di base può anche innalzarsi, venendo così a determinare l’invasione di acqua in gallerie precedentemente fossilizzate. Questo è accaduto, per esempio a tutte le grotte in aree costiere, dove, nel corso degli ultimi 2 milioni di anni, le glaciazioni continentali hanno determinato fluttuazioni del livello marino. La formazione di grandi ghiacciai continentali provoca, infatti, l’intrappolamento sulla terraferma di enormi quantità di acqua: ne deriva che ad ogni glaciazione l’espansione dei ghiacciai ha provocato un abbassamento del livello medio del mare, e quindi un abbassamento del livello di base di circa 100-120 m. Ne è derivata, quindi, la formazione di grotte continentali a quote attualmente al di sotto del livello del mare. Nei periodi caldi interglaciali, invece, le acque liberate dalla fusione dei ghiacci hanno causato la risalita del livello marino, e conseguente allagamento delle grotte “terrestri” precedentemente formate. Come conseguenza dell’ultima glaciazione, negli ultimi 10.000 anni, il livello medio del Mediterraneo si è alzato, appunto, di circa 100-120 m, mentre 125.000 anni fa, poco prima dell’ultima glaciazione, era 8 m più alto di oggi (come testimoniano antichi solchi di battente e resti di grotte marine).
Naturalmente, la realtà non è così semplice: variazioni del livello marino si possono anche verificare per altre cause, tra cui, per esempio, l’attività tettonica, che può innalzare o sprofondare territori, e l’isostasia, che fa innalzare aree glacializzate quando viene rimosso il peso dei ghiacciai che le coprivano, come accade, per esempio, in Scandinavia: queste variazioni possono amplificare o contrastare le variazioni eustatiche del livello marino, i cui effetti sono perciò diversi da luogo a luogo.
In generale, però, tutto questo fa sì che la maggior parte delle grotte marine oggi esplorabili sulle nostre coste non abbia in realtà un’origine marina, ma sia il risultato dell’invasione di acqua marina in grotte continentali. La riprova di ciò è data dallo studio delle morfologie, che sono tipiche di grotte carsiche continentali e non di grotte marine. Il ritrovamento di concrezioni, in particolare, è la testimonianza di questo fatto, ed è un preziosissimo elemento per la ricostruzione della storia delle grotte e dell’evoluzione climatica. Le concrezioni, infatti, si possono datare e lo studio delle forme e dei minerali che le costituiscono permette a volte ricostruzioni di sorprendente dettaglio: stalagmiti prelevate a 20-30 m di profondità in grotte “marine” nel Sud Italia hanno permesso di osservare, per esempio, successioni di depositi di minerali di ambiente continentale e depositi di organismi marini, a volte perfino con fori di litodomi, in un’alternanza ciclica che segue le avanzate e i ritiri dei ghiacciai continentali. Lo speleosubacqueo è, per il geologo, un preziosissimo alleato!
Le fluttuazioni del livello marino, in particolare, la risalita degli ultimi 10.000 anni, hanno creato vastissimi sistemi di grotte allagate: gli esempi più belli sono i cenotes dello Yucatan, antichi sistemi di grotte subaeree ora allagati dalla risalita della falda acquifera a pochi metri di profondità, o i blue hole delle Bahamas o del Belize, dove un’antica pianura ricca di sistemi carsici è stata completamente sommersa dalla risalita del livello del mare.

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