Tigri in miniatura

Data la mancanza di vegetali, nell’ambiente ipogeo la piramide alimentare è strutturata in modo differente: la base dell’alimentazione è rappresentata da batteri autotrofi, cioè organismi che riescono a produrre sostanza organica non dalla luce, ma direttamente dalle sostanze minerali, come nitrobatteri (che utilizzano l’azoto), solfobatteri (che utilizzano lo zolfo) e molti altri. Esiste poi una fauna batteriofaga, che vive nel fango e che si nutre dei batteri. I batteriofagi sono a loro volta predati dalla fauna limivora (lombrichi, crostacei, larve di insetti), che si nutre “setacciando” il fango e che a sua volta diviene preda di chilopodi (centopiedi), aracnidi (ragni e opilionidi), e insetti che in grotta sono al vertice della piramide alimentare.
L’equivalente dei “grandi carnivori” è rappresentato dai chilopodi e dai coleotteri, che, nonostante le loro ridotte dimensioni, svolgono il medesimo ruolo ecologico di leoni e tigri negli ambienti di superficie. I coleotteri sono, tra gli animali di grotta, quelli che mostrano i più stupefacenti adattamenti: sono predatori efficienti e terribili, dotati di un olfatto finissimo, in grado di localizzare con precisione le loro prede e di spostarsi su lunghe distanze alla ricerca di cibo. L’apparato boccale e masticatore, particolarmente evoluto, non lascia scampo alle prede e ne fa delle vere e proprie “piccole tigri” del mondo degli insetti.
Altri cacciatori molto efficienti sono i chilopodi e i crostacei, come i gamberi. I pesci sono organismi troglobi che raggiungono le maggiori dimensioni (qualche decina di centimetro), segno della loro posizione al vertice della catena alimentare nel mondo sotterraneo sommerso.

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