Storie di draghi

L’animale che più spesso la fantasia dell’uomo ha collocato nelle grotte, di solito a guardia di immensi tesori o di principesse rapite, è il drago. Ma si tratta davvero soltanto di leggende? Molto spesso le leggende non sono altro che esagerazioni della realtà e la leggenda dei draghi non fa eccezione. I draghi sono quasi sempre dotati di ali, guarda caso simili a quelle dei pipistrelli (e di ogni diavolo che si rispetti, del resto): forse il timore di questi piccoli abitanti delle grotte li ha fatti, in qualche caso, vedere più grandi di quello che sono in realtà?
Molti ritrovamenti paleontologici (come quelli dei grandi dinosauri) hanno sicuramente contribuito a far nascere le leggende sui draghi e il fatto che all’interno delle grotte si siano spesso ritrovate ossa di grandi dimensioni (come, per esempio, quelle dell’orso delle caverne, il grande Ursus spelaeus) ha sicuramente fatto sì che le grotte siano state viste come la dimora di questi essere fantastici. Per esempio, nell’Italia del Sud, i ritrovamenti di fossili di elefanti, il cui cranio è dotato di un grande foro per le cavità nasali dove si innesta la proboscide, ha fatto nascere la leggenda dei ciclopi, mitici esseri giganteschi dotati di un solo grande occhio in mezzo alla fronte. Ma le leggende sui draghi ebbero una straordinaria conferma nel 1689. In una sorgente nei pressi di una grotta del Carso, il naturalista Valvassor, uno dei primi studiosi di grotte, ritrovò un animaletto curioso: lungo e roseo, dotato di quattro zampette, una lunga coda e due strani ciuffi rossi ai lati del muso privo di occhi, questo animale sembrava proprio un piccolo drago in miniatura … sicuramente il cucciolo di qualche essere gigantesco e mostruoso, portato all’esterno dalle acque! Bisogna aspettare il 1768 per svelare il mistero: non si trattava di un cucciolo di drago, ma di un esemplare adulto di Proteus anguinus, uno dei più strani abitanti delle grotte.

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