Le polveri atmosferiche

Con il termine polveri atmosferiche si indica una miscela di particelle solide e liquide sospese in atmosfera, che variano per composizione, provenienza e dimensione. Le polveri possono essere rimosse dall’atmosfera per deposizione secca o umida e ricadere al suolo, sulla vegetazione o nei corsi d’acqua. Le polveri atmosferiche vengono classificate in base alla dimensione del diametro delle particelle (misurato in micrometri o µm. 1000 micrometri sono pari a 1 millimetro), che può variare da 0,005 a 100 µm. All’interno di questo intervallo si definiscono:

  • grossolane le particelle con diametro compreso tra 2,5 e 30 µ;
  • fini le particelle con diametro inferiore a 2,5  µm.

Le polveri grossolane hanno origine dai processi di combustione, dai processi erosivi e dalla disgregazione dei suoli. Pollini e spore rientrano in questa categoria di polveri.
Le polveri fini derivano dalle emissioni del traffico veicolare, dalle attività industriali e dagli impianti di produzione di energia elettrica.
Particolare attenzione viene riservata alle polveri con diametro inferiore ai 10 µm e ai 2,5 µm, denominate rispettivamente PM10 e PM2,5 (PM= Particular Matter). Il PM2,5 è incluso nel PM10 e ne costituisce il 60%. Il PM10 è una polvere inalabile, in quanto riesce a penetrare nell’apparato respiratorio fino alla laringe e respirabile perché, attraverso la respirazione, riesce ad arrivare fino agli alveoli polmonari. Queste polveri presentano un interesse sanitario superiore alle altre perchè sono associate a numerose malattie dell’apparato respiratorio e cardiovascolare. Le polveri possono avere sia origine naturale (emissioni vulcaniche, aerosol marini, spore, pollini, erosione del suolo,…) sia antropica (emissioni prodotte dal traffico veicolare, dalle industrie e dai processi di combustione).

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