Il Quaternario

Il Quaternario è diviso in due periodi.
Il Pleistocene, caratterizzato da numerose glaciazioni, termina 10.000 anni fa, con la fine dell’ultima glaciazione: ogni glaciazione è separata dalla precedente e dalla successiva da periodi caldi detti interglaciali, con clima simile a quello attuale, o anche più caldo. Nel periodo successivo, l’Olocene, pur avendosi alternanze di periodi più caldi e più freddi, non si hanno glaciazioni vere e proprie, a scala mondiale, ma soltanto piccoli episodi di avanzate e ritiro dei ghiacciai alle alte latitudini e in alta montagna.
In passato si distinguevano 4 glaciazioni quaternarie, denominate, dalla più antica, Gunz, Mindel, Riss e Würm, dai nomi di località dove vennero riconosciute e studiate per la prima volta, tuttavia ora ci si è resi conto che gli episodi glaciali sono stati molti di più, con grandi differenze nel numero delle fasi e nella superficie occupata nei diversi luoghi della Terra. Per esempio, nelle Alpi, nell’anfiteatro del Lago di Como- Lago Maggiore sono stati riconosciuti almeno 13 episodi di avanzata e ritiro, in luogo dei 4 tradizionali.
L’ultima glaciazione inizia circa 75.000 anni fa, dopo un lungo periodo interglaciale caldo, e raggiunge la sua massima espansione tra i 30.000 e i 18.000 anni fa, coprendo circa il 30% delle terre emerse: la calotta laurenziana copriva buona parte del Nord America, e una vasta calotta copriva anche l’Europa del Nord, mentre i ghiacciai alpini si spingevano a Sud fino ad occupare parte della pianura padana. Sulle Alpi, il ritiro inizia 14.000-15.000 anni fa: lo studio dei cordoni morenici permette di ricostruire le fasi di ritiro, e mostra che non si è trattato di un ritiro regolare e progressivo, ma si sono avute molte piccole avanzate e successivi ritiri, le cosiddette pulsazioni tardiglaciali.
All’inizio dell’Olocene si ha un periodo di oscillazioni climatiche, seguito, intorno agli 8.000 anni fa, da un periodo caldo detto optimum climatico, con i ghiacciai molto più ridotti di quelli attuali: è il periodo a cui risale, per esempio, la mummia dell’uomo di Similaun, a testimonianza del fatto che a quell’epoca molti valichi alpini erano transitabile e frequentati.
Vari studi hanno permesso di ricostruire, per le Alpi italiane, una serie di eventi, con avanzate locali tra il 1300 e il 1400 a.C e il 900-300 a.C, seguite da un periodo caldo tra il 400 e il 750 d.C, che coincide con l’espansione dell’Impero Romano, a cui segue poi una breve avanzata medioevale tra il 1150 e il 1350 d.C e quella che viene chiamata la Piccola Età Glaciale, o PEG, tra il 1550 e il 1860, la massima avanzata glaciale dopo la fine delle glaciazioni pleistoceniche. Molte delle grandi morene visibili in prossimità dei ghiacciai attuali risalgono proprio alla Piccola Età Glaciale (come per esempio quelle del ghiacciaio del Morteratsch, in Engadina, Svizzera, alte più di 40 m).
L’espansione della PEG è testimoniata anche da numerose riproduzioni, dipinti e, più recentemente, fotografie di grandissimo valore storico. Testimonianze del grande ritiro alla fine della PEG sono numerosi manufatti, inizialmente costruiti in prossimità delle fronti e ora molto lontani da queste, come l’Albergo dei Forni, che attualmente dista più di 2 km dalla fronte vicino alla quale fu costruito. Il ritiro è stato anche accompagnato da una forte riduzione di spessore del ghiaccio, come testimoniano trincee della Prima Guerra Mondiale e rifugi alpini, che a volte sono rimasti “sospesi” di parecchie decine di metri sopra la superficie dei ghiacciai, come il Rifugio Konkordia sul Ghiacciaio dell’Aletsch, nel Gruppo della Jungfrau, ora raggiungibile risalendo di 100 m lungo una parete di roccia. Anche il Ghiacciaio dell’Aletsch si è ritirato di circa 3 km dal 1860, data in cui si pone il termine della PEG. Piccole pulsazioni si ebbero negli anni successivi, tra il 1880-1890, nel 1920 e, più recentemente, tra il 1960 e il 1980, a seguito di un periodo con temperature più basse tra gli anni ’50 e ’70. Attualmente, tutti i ghiacciai alpini risultano invece in regresso e con bilanci di massa negativi.
Negli ultimi anni, l’unico anno con bilancio positivo è stato l’anno 2000-2001, che ha visto abbondanti nevicate invernali e primaverili, ma a questo non ha fatto seguito, per ora, alcuna oscillazione positiva. Lo studio delle oscillazioni climatiche e delle avanzate e ritiri dei ghiacciai del passato ci permette di meglio comprendere i meccanismi che regolano l’esistenza e “lo stato di salute” dei ghiacciai attuali, e ci si rende conto che i ghiacciai sono indicatori sensibili delle variazioni del clima, in particolare della temperatura e delle precipitazioni.

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