L’età del ghiaccio

Il ghiaccio di ghiacciaio, lungi dall’essere un materiale omogeneo, presenta in genere una sorta di stratificazione, dovuta al progressivo accumulo annuale di strati di neve di diverso spessore: le parti più vecchie si trovano alla base e le parti più giovani vicino alla superficie. In genere il ghiaccio estivo ha un aspetto vitreo, solitamente ricco di polveri scure e di limitato spessore, mentre il ghiaccio invernale è bianco e di maggior spessore. E’ possibile quindi “contare” i diversi strati e risalire al numero di anni, un po’ come si fa con gli anelli di accrescimento degli alberi. Questo metodo, però, funziona soltanto fino a che la pressione crescente all’interno del corpo del ghiacciaio non cancella la stratigrafia del ghiaccio. Per il ghiaccio più antico e profondo, si utilizzano metodi indiretti e più complessi, che sfruttano le bolle d’aria intrappolate nel ghiaccio.
Con il metodo del radiocarbonio si utilizza il carbonio 14C contenuto nell’anidride carbonica intrappolata, in modo analogo a quanto si fa per datare manufatti umani o materiale organico, ma è un metodo poco usato, per la grande quantità di materiale richiesto. Il metodo più usato analizza il contenuto in isotopi pesanti dell’ossigeno dell’aria contenuta nelle bolle. Per gli strati più vecchi e profondi, invece, occorrono altri metodi, basati su modelli matematici del flusso del ghiaccio. Importanti sono i ritrovamenti di livelli ricchi di polveri, in particolare di ceneri vulcaniche: quando è possibile ricondurle ad un evento eruttivo noto, è possibile dare un’età precisa al livello in cui sono state ritrovate.

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