Il bilancio di massa

Il bilancio di massa è un’operazione più complessa: occorre, infatti, svolgere una serie di misure e di rilevamenti. Per prima cosa bisogna quantificare gli apporti, misurando la quantità di precipitazioni sul ghiacciaio, tenendo conto anche delle cosiddette “precipitazioni occulte”, come la brina o il formarsi di ghiaccio di sublimazione, e degli apporti da valanghe.
Per fare questo si misura lo spessore della neve caduta durante l’inverno e la primavera in punti fissi e significativi del ghiacciaio, in genere infiggendo, durante l’estate, apposite aste lunghe e sottili, del diametro di un paio di centimetri, chiamate “paline”, e deducendo dal loro sporgere lo spessore del manto nevoso. Poichè per il bilancio occorre trasformare la neve caduta in millimetri d’acqua equivalenti, è necessario conoscere anche la densità della neve: per questo si realizzano apposite trincee, scavando all’interno del manto nevoso e misurandone la densità a varie profondità. Queste operazioni devono essere fatte in diversi punti del ghiacciaio, a quote diverse, in modo da avere un quadro rappresentativo di tutto il ghiacciaio.
Dopo che gli apporti sono stati quantificati, è necessario quantificare le perdite, determinando la quantità di ghiaccio asportata per ablazione. La maggior parte dell’ablazione, almeno nei ghiacciai alpini, è dovuta alla fusione del ghiaccio. Per la misura di questo parametro, si dispongono sulla superficie del ghiacciaio delle serie di paline (che normalmente sono le stesse usate per determinare lo spessore del manto nevoso), che, numerate e contrassegnate, vengono infisse con un’apposita trivella per una profondità nota. Periodicamente, nel periodo estivo anche giornalmente, si misura l’altezza della palina che rimane scoperta via via che il ghiaccio fonde. In questo modo, si può misurare lo spessore di ghiaccio perduto in un determinato periodo di tempo, e da qui, con misure ripetute, stimare la quantità di ghiaccio globalmente perduta nel corso dell’estate. Sul Ghiacciaio dei Forni, nel Gruppo dell’Ortles-Cevedale, per esempio, nel periodo estivo l’ablazione asporta uno spessore di circa 3-3,5 m di ghiaccio, con una fusione che tra metà luglio e metà agosto raggiunge punte di 4-5 cm al giorno (dati da Smiraglia). Le stesse paline possono anche essere utilizzate, misurandone gli spostamenti rispetto a punti fissi fuori dal ghiacciaio, per quantificare la velocità di spostamento verso valle del ghiacciaio.
Poichè una grande quantità di ghiaccio fonde anche alla base del ghiacciaio, dove si raccoglie formando laghi e torrenti sottoglaciali, nel bilancio di massa è importante misurare anche le portate dei torrenti che fuoriescono alla fronte del ghiacciaio: a queste dovrebbe essere sottratta la quantità d’acqua dovuta all’ablazione superficiale, per ricavare la fusione basale.Determinare un bilancio di massa di un ghiacciaio è un’operazione complessa, e in Italia vengono realizzati sistematicamente, ogni anno, solo su pochissimi ghiacciai, tra cui il Careser (dal 1966) e la Sforzellina (dal 1986) nel Gruppo del Cevedale, il Chardonay nel Gruppo del Gran Paradiso (dal 1992). Indicazioni di massima possono essere ricavate osservando, anche da foto aeree, il rapporto tra area di accumulo, coperta di neve, e area di ablazione alla fine dell’estate, oppure il limite delle nevi: se questo è a bassa quota, è probabile che il bilancio sia positivo, anche se non è possibile avere indicazioni quantitative. Anche l’osservazione delle caratteristiche della fronte può essere indicativa: a parità di posizione, una fronte alta e rigonfia indica in genere un bilancio positivo, al contrario di una fronte “depressa” e assottigliata.

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