Ghiaccio sporco

Il ghiaccio di ghiacciaio, formandosi, intrappola al suo interno, oltre alle bolle d’aria, numerose impurità solide, che, se opportunamente studiate, forniscono importanti e preziosi dati sulla storia del nostro pianeta. I detriti più grossolani provengono di solito dai versanti prossimi al ghiacciaio o dalla sua base: importantissimi per ricostruire, attraverso l’esame dei depositi glaciali, ghiacciai ormai scomparsi, non forniscono in genere informazioni significative circa i ghiacciai attuali, di cui ci sono già note l’estensione e la posizione.
Più interessanti sono i frammenti più fini, polveri sottili portate dal vento, che possono provenire da molto lontano. Dalla loro distribuzione si possono, per esempio, ricostruire le direzioni dei venti, mentre l’analisi della composizione delle polveri può presentare a volte delle sorprese: granuli di sabbie provenienti dal Sahara si trovano, per esempio, molto diffusi sui ghiacciai alpini, e non è infrequente trovare tracce di eruzioni vulcaniche particolarmente violente sotto forma di livelli ricchi di ceneri vulcaniche. Lo studio della composizione di queste ceneri permette sovente di risalire all’apparato vulcanico da cui sono partite, fornendoci informazioni sui venti che le hanno trasportate e sulla potenza dell’esplosione. Se riferibili a eventi vulcanici storici, forniscono anche una datazione del livello di ghiaccio in cui sono stati ritrovate, mentre, al contrario, la possibilità di datare i livelli di ghiaccio permette di stabilire un’età per eventi vulcanici molto antichi.
Lo studio delle polveri in Antartide e in Groenlandia mostra, per esempio, che le concentrazioni durante l’ultimo episodio glaciale sono molto superiori all’attuale: questo fa ipotizzare che durante le glaciazioni la circolazione atmosferica lungo i meridiani fosse più “energica” a causa delle maggiori differenze di temperatura tra la fascia tropicale e le zone polari e che le terre aride e desertiche fossero più estese.
Il ritrovamento di inquinanti di origine industriale in carote di ghiacciai molto lontani da insediamenti antropici, come quelli dell’Himalaya o del Karakorum, permette invece di studiare come queste sostanze si propagano nell’atmosfera e, in alcuni casi, anche di stabilire chi è il “colpevole”.

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