Un materiale particolare

Il ghiaccio gode di singolari proprietà fisiche, che condizionano tutti i processi che si svolgono sulla superficie e all’interno di un ghiacciaio.
A pressione ambiente, il ghiaccio è un materiale molto fragile, che, se sottoposto a sollecitazioni meccaniche come compressione o distorsioni reagisce fratturandosi e rompendosi in modo fragile (per verificarlo, provate a far cadere un cubetto di ghiaccio: otterrete una miriade di schegge che si fonderanno rapidamente sul pavimento della vostra cucina…). In condizioni di pressione elevata, come, per esempio, all’interno di un ghiacciaio, o per sollecitazioni applicate molto lentamente, il ghiaccio, invece, si comporta in modo plastico, deformandosi e distorcendosi in modo continuo, senza dare luogo a fratture (un po’ come fa un panetto di “Pongo”). Per verificare, provate il classico esperimento di appoggiare su un cubetto di ghiaccio un filo caricato da due pesi all’estremità: lentamente, il filo penetrerà all’interno del cubetto, con i bordi del “passaggio” che si risaldano mano a mano che il filo avanza, fino ad attraversarlo completamente senza lasciare traccia del proprio passaggio.
Questo fa sì che il ghiaccio di un ghiacciaio si comporti in modo molto diverso in superficie e in profondità. La cosa potrebbe sembrare di poca importanza, ma è fondamentale per la circolazione di acqua e l’immagazzinamento di riserve idriche all’interno del ghiacciaio. Il ghiaccio, infatti, è di per sè un materiale impermeabile, che non consente il passaggio dell’acqua: diviene permeabile, però, consentendo una circolazione idrica, quando è fratturato.
La fragilità degli strati superficiali è anche responsabile di quelle che sono tra le più conosciute morfologie della superficie di un ghiacciaio: i crepacci e i seracchi, immense fratture che a volte rendono estremamente difficile e pericoloso il percorrere i ghiacciai. Spesso descritti come “abissi senza fondo”, in realtà raggiungono, proprio grazie alle caratteristiche fisiche sopra descritte, una profondità che di rado supera i 40-50 m (poca cosa su un ghiacciaio dove lo spessore del ghiaccio supera gli 800 m, come il ghiacciaio dell’Aletsch, ma sufficienti ad ispirarci un reverente timore!). La disposizione dei crepacci e delle fratture dipende dalle tensioni che si originano nel ghiaccio in risposta alle irregolarità del substrato roccioso e dell’attrito lungo le pareti, e ci può essere utile per ricostruire l’andamento della roccia sottostante o per valutare lo spessore del ghiaccio.
Per esempio, campi di seracchi, grandi “cascate” di blocchi di ghiaccio intensamente crepacciati, possono indicare una brusca variazione di pendenza del substrato, o una “soglia” rocciosa, che potrebbe far supporre la presenza di laghi sottoglaciali, estremamente pericolosi per la loro instabilità.

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