Un grande nastro trasportatore

Con il movimento del ghiacciaio e l’attrito con la roccia lungo le pareti e sul fondo, la caduta di materiale dai versanti circostanti, la polvere portata dal vento, carcasse di animali, rifiuti lasciati dall’uomo, ivi compresi residuati bellici e corpi di sfortunati soldati o alpinisti possono essere “catturati” e inglobati nel ghiaccio di un ghiacciaio, sia in superficie che all’interno. Il movimento del ghiacciaio, prima descritto come uno scivolamento verso valle, è in realtà più complesso, e contribuisce a far penetrare in profondità i detriti nella zona di accumulo e a riportarli a giorno nella zona di ablazione, dove anche la fusione collabora a metterli allo scoperto.
Quando un ghiacciaio avanza, come una gigantesca ruspa spinge detriti e rocce incoerenti sotto e avanti a sè, quando si ritira abbandona tutto il materiale che aveva in carico, costituendo depositi glaciali, detti anche till, da un termine scozzese, che prendono diversi nomi in funzione di come il ghiacciaio li ha messi in posto (per esempio, “spalmandoli” sui versanti e sul fondo, schiacciandoli e stirandoli con il suo peso, come per i “till di alloggiamento”, oppure accumulandoli per lenta fusione del ghiaccio che li contiene, come per i “till di ablazione”).
I depositi glaciali presentano caratteristiche inconfondibili (per esempio, la presenza contemporanea di grossi massi e di matrice finissima, i ciottoli arrotondati e striati dalle enormi pressioni e dal reciproco attrito cui sono stati sottoposti durante il trasporto) che fanno sì che sia possibile riconoscerli anche quando il ghiacciaio che li ha prodotti è scomparso da molto tempo. Proprio grazie al rinvenimento di depositi di origine glaciale è stato possibile ricostruire il succedersi di vari episodi di glaciazione nel tempo: talvolta, i luoghi dove sono stati rinvenuti depositi glaciali sono davvero sorprendenti. Per esempio, i recenti ritrovamenti nel deserto della Namibia o del Sahara, a testimonianza di una glaciazione di più di 400 milioni di anni fa.
I depositi più giovani spesso conservano anche delle forme particolari, come le morene, che permettono di ricostruire non solo la presenza del ghiacciaio, ma anche la forma della sua fronte e la quota dei suoi fianchi. Poichè i ghiacciai possono anche essere lunghi decine o centinaia di km, e in passato esistevano apparati glaciali ancora più estesi, anche lo studio del tipo di rocce che costituiscono i depositi glaciali ci da importanti informazioni, permettendoci di ricostruire il percorso di antichi ghiacciai ora scomparsi. Per esempio, nei territori a Nord di Milano si ritrovano ciottoli di rocce provenienti dalla Valtellina e dalla Valchiavenna, cosa che ha permesso di ricostruire il percorso di un antico ghiacciaio che, a più riprese, scendeva lungo la valle dell’Adda occupando quello che è ora il lago di Como. Studi di dettaglio hanno permesso, in quest’area, di ricostruire esattamente il percorso delle diverse lingue in cui si divideva il ghiacciaio principale, aggirando diversi nunatak, al suo sbocco in pianura. Lo studio dei sedimenti glaciali è quindi fondamentale per comprendere le variazioni di estensione e di forma dei ghiacciai nel tempo, ma questo può essere fatto in modo efficace soltanto se si conoscono molto bene i processi che regolano il comportamento dei ghiacciai attuali.

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