Ghiacciai bianchi e ghiacciai neri

La quantità di detriti all’interno e sulla superficie di un ghiacciaio è molto variabile, e dipende sia dal movimento del ghiacciaio, sia dal tipo di substrato su cui si muove, sia dalla conformazione e dalle caratteristiche geologiche delle pareti che lo sovrastano. Particolari tipi di rocce, sensibili a processi di alterazione come il crioclastismo, o versanti soggetti a frequenti franamenti e colate di detriti, possono fornire grandi quantità di materiale detritico che va a ricoprire la superficie del ghiacciaio. Questa normalmente appare bianca, costituita da neve nella zona di accumulo, e da ghiaccio disseminato di detriti nella zona di ablazione. Quando l’apporto di materiali detritici dai versanti è elevato, tuttavia, la superficie del ghiacciaio può risultare completamente coperta di detriti rocciosi di varie dimensioni, fino a rendere praticamente invisibile il ghiaccio: si parla allora di ghiacciai neri, in contrapposizione ai ghiacciai bianchi. Esempi di questo tipo sono molti ghiacciai dell’Himalaya o del Karakorum. In Italia, un esempio molto bello è costituito dal Ghiacciaio del Miage, in Valle d’Aosta, celebre anche per il suo lago terminale. La presenza di detriti protegge il ghiaccio dalla fusione: i ghiacciai neri sono quindi più protetti dei loro colleghi che, bianchi e nudi, non possono difendersi dalla radiazione solare.

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