Chi è passato di qui?

Tutti i ghiacciai lasciano tracce del loro passaggio, tracce che possono conservarsi anche per migliaia e persino milioni di anni. Studiando i ghiacciai attuali, i geologi sono in grado di riconoscere agevolmente gli indizi dell’esistenza di antichi ghiacciai.
Un ghiacciaio, muovendosi e scivolando sul substrato roccioso, lascia due diversi tipi di tracce: può depositare il materiale che trasporta al suo interno e sulla sua superficie, dando depositi glaciali accumulati in forme caratteristiche e facilmente riconoscibili, oppure può erodere le rocce su cui si muove, lasciando superfici lisciate e levigate.
I depositi glaciali sono in genere caratterizzati da una granulometria che comprende sia materiale molto fine, che deriva dalla frantumazione di ciottoli e detriti per attrito tra loro e con il substrato roccioso, sia materiale molto grossolano, compresi blocchi di parecchi metri di diametro. Questo deriva dalle proprietà viscose del ghiaccio, che fa sì che possa prendere in carico materiali di peso e densità molto diversi, al contrario di altri agenti di trasporto, molto più selettivi (come, per esempio, il vento, che è in grado di trasportare soltanto sabbia, o le acque correnti, che trasportano materiale le cui dimensioni sono funzione della velocità della corrente). I blocchi più grandi sono noti con il nome di “massi erratici” e sono un buon metodo per capire fino a che quota e a che distanza si siano spinti i ghiacciai del passato.
Se le forme dei depositi glaciali sono conservate, si hanno anche testimonianze sulla forma della fronte, sulle caratteristiche del trasporto e del movimento del ghiacciaio, sulle sue avanzate e sui suoi ritiri e molto altro.
Le forme più caratteristiche e conosciute sono sicuramente le morene, che possono essere morene laterali, o di sponda, formate tra i bordi del ghiacciaio e il versante, o le morene frontali, o terminali, messe in posto davanti al ghiacciaio, in genere a formare archi concentrici. Altre forme, meno conosciute sui ghiacciai alpini, si originano alla base del ghiacciaio, per effetto sia delle deformazioni dovute al peso del ghiaccio, come le fluted moraine o i drumlin, sia per effetto delle acque che circolano alla base, come gli esker. Altre forme si originano al contatto tra il ghiacciaio e i versanti, nei depositi di contatto glaciale, come i terrazzi di kame, depressioni formate tra le morene di sponda e il versante, che possono ospitare piccoli laghi, essere colmate da detriti di versante o depositi di frana o da valanga che scendono dai versanti. Lo studio dei depositi e delle forme permette di ricostruire con molto dettaglio la forma e le caratteristiche di antichi ghiacciai, ed è fondamentale per ricostruire gli ambienti e i climi del passato.
Le forme di erosione, o di esarazione, costituiscono anch’esse un ottimo indizio del passaggio di un ghiacciaio e possono a volte essere l’unico tipo di traccia conservata. Possono essere forme molto grandi, come intere valli con il caratteristico profilo a U, circhi glaciali separati da creste sottili (a dare i cosiddetti horn, come il Cervino), oppure essere riconosciute su singoli affioramenti rocciosi, come nelle rocce montonate, dette anche dorsi di balena, per la forma allungata e arrotondata. Le rocce montonate, lisciate e levigate dall’azione abrasiva del ghiaccio ricco di detriti, mostrano spesso delle caratteristiche strie e scanalature della roccia, dovute al raschiamento operato sul substrato da ciottoli duri, e permettono di ricostruire non soltano il passaggio, ma anche la direzione e il verso in cui il ghiacciaio fluiva.
Molto importante è la ricostruzione, attraverso lo studio delle forme e dei depositi lasciati dai ghiacciai, del limite massimo raggiunto dai ghiacciai nel corso delle glaciazioni del Quaternario. Con l’acronimo MEG (Maximum Extention Glacier), si indica la quota massima raggiunta dai ghiacciai pliocenici e quaternari, mentre il termine LGM (Last Glacial Maximum) indica la quota massima raggiunta dai ghiacciai nel corso dell’ultima glaciazione: le due quote non sono uguali, soprattutto in zone di pianura, poichè i ghiacciai non hanno raggiunto la massima espansione durante l’ultima glaciazione.
L’età dei depositi glaciali più recenti viene ricavata osservando lo stato di alterazione delle rocce che li costituiscono, il grado di sviluppo di suoli, che determina un diverso grado di copertura vegetale, l’età della vegetazione (dendrocronologia) e dei licheni (lichenometria) che ricoprono le rocce.

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