Il cerchio da chiudere e i limiti dello sviluppo

Nel 1971 Barry Commoner, biologo statunitense nato nel 1917, nel noto libro “Il cerchio da chiudere” scrisse: “Il sistema vitale terrestre si basava su una risorsa non rinnovabile, sull’acqua e sull’accumulo geochimico di sostanza organica: la sopravvivenza divenne possibile solo grazie alla comparsa dei primi organismi che svilupparono la fotosintesi (…). Questi nuovi organismi utilizzarono la luce solare per trasformare l’anidride carbonica e le sostanze inorganiche in sostanza organica. Fu un evento cruciale, che permise di riconvertire il primo rifiuto di una forma di vita, l’anidride carbonica, in sostanza alimentare, cioè in composti organici. Il cerchio si chiudeva: un processo che era fatalmente lineare diventa circolare, con la possibilità di autoperpetuarsi”. Il libro fu scritto in un momento storico particolare, come abbiamo visto nel precedente paragrafo, stava rapidamente crescendo l’interesse per l’ecologia.

Nell’aprile 1970 era stato istituito l’Earth Day, la “Giornata della Terra”, il Consiglio d’Europa aveva proclamato il 1970 “Anno europeo della conservazione della natura” e le Nazioni Unite avevano organizzato una grande conferenza mondiale tenutasi nel giugno del ’72 (Conferenza delle Nazioni Unite per l’Ambiente Umano – Declaration of the United Nations Conference on the Human Development –  Stoccolma, 16 giugno 1972). A seguito della Conferenza di Stoccolma fu istituito l’UNEP, che insieme all’UNDP, alla FAO, all’UNESCO ed alla IUCN, costituisce uno dei riferimenti più importanti per lo sviluppo sostenibile a livello mondiale. La Conferenza delle Nazioni Umane diede alla luce la Dichiarazione sull’Ambiente umano, un documento che enuncia 26 principi sulla relazione tra benessere sociale e tutela del patrimonio ambientale, secondo un criterio di giusta distribuzione delle risorse anche di fronte alle generazioni future. Nel documento si stabilisce che i Piani di sviluppo economico devono tenere in particolare considerazione questo rapporto ed incoraggiare l’adozione di misure coordinate ed integrate.

Ritornando a Commoner, bisogna precisare che il concetto di chiusura del cerchio divenne subito chiaro da un punto di vista scientifico ed ecologico, ma non se ne comprese subito la correlazione anche con la sfera economica.

Una curiosità: sapete quando nacque l’ecologia? Ben prima degli anni ’70, più precisamente la parola ecologia fu coniata nel 1866 dal biologo tedesco Ernst Haeckel (1834-1919) che, nel divulgare le scoperte di Darwin, aveva suggerito la necessità di una disciplina autonoma rivolta alla descrizione dell’influenza che l’ambiente esercita sugli esseri viventi. Tale disciplina avrebbe dovuto descrivere sia gli scambi di materia e di energia fra gli esseri viventi e l’atmosfera, l’acqua, il mare, il terreno, sia gli scambi degli esseri viventi tra di loro, uniti da catene e reti alimentari. Non a caso Haeckel definì l’ecologia «economia della natura».

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