Agrobiodiversità

Gli scienziati hanno finora identificato circa 1,4 milioni di specie animali e vegetali sulla terra e quasi ogni giorno una nuova specie si aggiunge alla lista. Questa varietà di vita è essenziale per gli esseri umani. Dipendiamo da essa per il cibo, per le sostanze curative, per l’acqua, per l’energia e per molto altro. La biodiversità è, tuttavia, sempre più minacciata dalla pressione esercitata dall’uomo, la cui popolazione mondiale è in continua espansione, e dal degrado degli ecosistemi naturali determinato dalle attività antropiche. Le specie selvatiche rischiano l’estinzione se gli habitat in cui vivono vengono insidiati da inquinamento, urbanizzazione, deforestazione. Questo processo distruttivo può essere accelerato da una cattiva gestione dell’agricoltura, delle foreste e delle risorse ittiche. La biodiversità agricola è rappresentata da una quantità innumerevole di piante che servono a nutrire e curare gli esseri umani. La si trova nelle varietà di colture con caratteristiche nutrizionali specifiche, nelle razze di bestiame che si sono adattate ad ambienti ostili, negli insetti che impollinano i campi, nei microrganismi che rigenerano il suolo agricolo. Ma anche in agricoltura la biodiversità è in pericolo.
Gli esseri umani per il cibo dipendono infatti da un numero sempre più ridotto di prodotti agricoli e questo riduce la possibilità che alcune delle piante coltivate e degli animali allevati sappia adattarsi a cambiamenti ambientali drastici. Circa 10 mila anni fa, gli esseri umani, a partire dalla biodiversità che esisteva in natura, hanno iniziato a raccogliere semi e piante selvatiche e a coltivarle, scegliendo le varietà più produttive o quelle più resistenti ad avverse condizioni climatiche. Più o meno nella stessa epoca, hanno cominciato adaddomesticare anche gli animali, sfruttando la loro forza, mangiandone la carne e bevendone il latte.  Anche oggi la diversità genetica rimane essenziale affinché la produzione agricola mondiale possa continuare ad essere sostenibile.
Contadini ed agronomi ne hanno, infatti, bisogno per adattare le piante alle mutevoli condizioni di vita o per espandere la produzione in nuove aree non coltivate in precedenza. La diversità genetica delle piante (detta diversità fitogenetica) è fondamentale per migliorare i rendimenti ed avere colture che producano più cibo e con più alto valore nutrizionale.
Oggi, quattro specie – grano, mais, riso e patate – forniscono da sole più della metà delle calorie vegetali della dieta umana, mentre circa una dozzina di specie animali fornisce il 90% del consumo mondiale di proteine animali. Oltre alla varietà di specie usate a scopo alimentare, è fondamentale che sia mantenuta la diversità genetica all’interno delle diverse specie: molti agricoltori hanno adottato qualità uniformi di piante e animali ad alto rendimento, ma quando si abbandona la diversità, le varietà e le razze possono estinguersi, così come i loro tratti specifici.
La spinta per un aumento della produzione agricola e dei profitti ha, infatti, orientato la scelta su un numero limitato di varietà di piante e di razze animali ad alto rendimento. Questo è un altro retaggio della “rivoluzione verde”: molti agricoltori, invece di coltivare un’ampia varietà di piante come nel passato, si sono concentrati su un’unica coltura da reddito, chiamata monocoltura, che ha ridotto sensibilmente la biodiversità agricola nel mondo. Le piante da monocoltura sono spesso varietà ibride di una specie tradizionale. Una migliore varietà produce di più, così il contadino non si preoccupa di piantare la varietà più vecchia, che lentamente sparisce. Con l’agricoltura tradizionale, i contadini tendevano a coltivare una vasta varietà di piante e spesso allevavano anche il bestiame.
Con l’avvento della monocoltura, le pratiche agricole tradizionali sono state in gran parte abbandonate. Un elevato numero di varietà di piante e razze di animali sono silenziosamente scomparse. Questa sparizione è conosciuta come “estinzione”, ed è irreversibile. ? L’agricoltura sta, quindi, perdendo la capacità di adattarsi ai cambiamenti ambientali, come il riscaldamento globale o nuovi insetti nocivi e malattie. Se le attuali disponibilità alimentari non riescono ad adattarsi ai mutamenti dell’ambiente, ci potremmo trovare veramente in grave difficoltà.
È estremamente importante proteggere queste risorse e assicurarsi che siano usate in modo sostenibile. Gli agricoltori, come custodi della biodiversità del pianeta, hanno la possibilità di coltivare e mantenere gli alberi e le piante locali e di riprodurre gli animali autoctoni, assicurandone così la sopravvivenza. Ma la perdita di biodiversità non riguarda solo l’agricoltura. Le foreste sono forse il più importante deposito di diversità biologica, ma ogni anno perdiamo migliaia di ettari di copertura forestale.
Gli oceani, i laghi e i fiumi del pianeta brulicano di vita, ma lo sfruttamento eccessivo e metodi di pesca dannosi per l’ambiente minacciano la biodiversità acquatica. Gli esperti sono seriamente preoccupati per questa rapida diminuzione delle riserve genetiche. Disporre di una vasta gamma di caratteristiche uniche permette di selezionare piante ed animali in grado di rispondere a mutamenti di condizione. Ciò fornisce, inoltre, agli scienziati la materia prima di cui hanno bisogno per sviluppare varietà di colture e di razze più produttive e resistenti. Per i contadini poveri, la biodiversità può essere davvero la migliore difesa contro la fame: infatti, nelle regioni del mondo dove i livelli di sottonutrizione sono i più alti, i contadini hanno bisogno di colture che crescano bene in condizioni climatiche difficili avverse, piuttosto che di varietà con un buon rendimento in condizioni favorevoli, o di animali di taglia più piccola ma più resistenti alle malattie.  Anche i consumatori, sia dei paesi sviluppati che di quelli in via di sviluppo, traggono beneficio dal disporre di un’ampia varietà di piante ed animali, perché ciò contribuisce in modo decisivo ad una dieta nutriente: spesso le comunità rurali hanno un accesso limitato ai mercati e diventa indispensabile la disponibilità della più ampia gamma di alimenti locali. Preservare le piante, gli animali ed il loro ambiente vuol dire, infine, salvaguardare una serie di funzioni essenziali che la natura fornisce. L’impegno internazionale affinché siano conservati piante ed animali nelle banche genetiche e nei giardini botanici e zoologici è di vitale importanza.
Per difendere questo prezioso patrimonio è stato adottato il Trattato Internazionale sulle Risorse Fitogenetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura, entrato in vigore il 29 giugno 2004. Il suolo, grazie al lavoro silenzioso e continuo di insetti, batteri, funghi, vermi, diventa fertile e gli agricoltori possono coltivare gli alimenti. Il bestiame, i funghi ed i microrganismi scompongono il materiale organico, trasferendo gli elementi nutritivi al terreno. Formiche ed altri insetti tengono sotto controllo i parassiti. Api, farfalle, uccelli e pipistrelli impollinano gli alberi da frutta. Le paludi e gli stagni filtrano gli agenti inquinanti. Le foreste ostacolano le inondazioni e limitano l’erosione. Ecosistemi integri negli oceani aiutano a mantenere stabili ed in buona salute le risorse ittiche, garantendo, quindi, anche alle generazioni future la possibilità di continuare a pescare.

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