Agricoltura e cambiamenti climatici

Il clima della Terra sta cambiando e di ciò vi è oggi evidenza scientifica. La temperatura media del pianeta è aumentata di 0,8 °C nell’ultimo secolo (in Europa è aumentata di 1°C). Alcuni gas sono stati da tempo individuati come responsabili del surriscaldamento globale e del cosiddetto “effetto serra”, in particolare l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4) e il protossido d’azoto (N2O), presenti naturalmente in atmosfera, ma prodotti in concentrazioni molto elevate da attività dell’uomo, come l’uso di combustibili fossili per trasporti e per attività industriali, il cambio di uso del suolo e la deforestazione. Le condizioni climatiche generali sono diventate maggiormente variabili.
Le precipitazioni sono aumentate nelle regioni dell’Europa settentrionale unitamente alla frequenza di uragani e tempeste, mentre al sud si verifica un calo delle precipitazioni e un aumento della siccità. Analisi statistiche mostrano che il rischio che si verifichino eventi catastrofici in futuro è sempre più alto e con esso i possibili danni economici correlati. L’Europa meridionale e il bacino del Mar Mediterraneo, in particolare, sono tra le zone a maggiore rischio di siccità, mentre le aree montuose come le Alpi rischiano di subire profonde alterazioni dell’assetto dei propri ghiacciai e dei corsi d’acqua, a causa dell’aumento della temperatura. Nei prossimi decenni le coltivazioni subiranno probabilmente degli sfasamenti temporali, i raccolti dovranno essere anticipati dall’estate alla primavera e sarà necessario applicare una rotazione delle colture introducendo varietà che richiedono meno acqua rispetto al mais e alle poche coltivazioni oggi selezionate. Alla luce dei vasti effetti che i cambiamenti climatici stanno esercitando sull’intero pianeta nel medio e lungo periodo, il contesto delle politiche con cui i paesi regolano e orientano le proprie azioni nel settore dell’agricoltura è destinato a prendere in considerazione una duplice sfida: da un lato la necessità di ridurre le emissioni atmosferiche dei “gas serra” (GHG), dall’altro l’esigenza di adattare le attività antropiche alle nuove condizioni climatiche allo scopo di ridurne gli effetti negativi sull’uomo. In particolare l’agricoltura ha grandi possibilità di contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici, visti i notevoli impatti che esercita sull’ambiente: essa può, infatti, ridurre le elevate emissioni di metano e protossido d’azoto (provenienti da concimi utilizzati per fertilizzare e dalle attività zootecniche collegate), aumentare la capacità dei suoli agricoli di assorbire anidride carbonica dall’atmosfera, fornire materie prime utili a generare fonti energetiche rinnovabili.
E  l’agricoltura come agisce sui cambiamenti climatici?
L’agricoltura rappresenta il terzo settore più importante nell’emissione di gas serra, in stretta correlazione con il settore dell’allevamento, producendo il 9% del totale dei GHG emessi in atmosfera da attività antropiche. Il contributo maggiore dell’agricoltura è dato dalle emissioni di protossido d’azoto (N2O) derivanti dall’applicazione di fertilizzanti sui suoli da coltivare (5%), seguito dalle emissioni di metano (CH4) provenienti dal concime e dai processi digestivi dei ruminanti. Il ruolo dell’agricoltura nelle emissioni atmosferiche dipende, infatti, dal tipo di aziende agricole presenti sul territorio e dalle forme di allevamento intensivo o estensivo a cui esse si dedicano. Vi è inoltre da considerare che le emissioni di gas serra provenienti da quelle attività agricole che richiedono l’uso di energia (ad esempio, il carburante per i macchinari, l’energia elettrica per illuminare e per svolgere le attività all’interno degli stabilimenti, etc.) non vengono calcolate, secondo la politica comunitaria europea, all’interno delle emissioni prodotte dal settore agricolo, ma sono attribuite al settore energetico. Lo stesso discorso può essere fatto per quantificare il carbonio che il suolo può naturalmente assorbire (fenomeno detto “carbon sequestration”), aiutando così a ridurre l’anidride carbonica in eccesso in atmosfera: questo tipo di contributo non viene attribuito al settore agricolo, ma conteggiato in relazione all’uso del suolo e ai cambiamenti di uso del suolo. Per questi motivi, misurare gli effetti dell’agricoltura sui cambiamenti climatici è più complesso che per altri settori come quello industriale, poiché i calcoli sulle emissioni di gas serra prodotte dai sistemi agricoli devono considerare anche i complessi processi biologici ed ecologici coinvolti.

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