Risorse e sostenibilità

Quando l’utilizzo di una risorsa naturale può dirsi sostenibile?
In generale possiamo dire che una risorsa naturale è utilizzata dall’uomo in modo sostenibile quando, conoscendo la sua capacità di riprodursi (si pensi ai pesci come risorsa naturale) o di mantenere determinate qualità (ad esempio la purezza dell’aria che respiriamo), non si eccede nel suo sfruttamento oltre una determinata soglia. Quando l’uso di una risorsa supera questa soglia, significa che si va incontro a un suo progressivo e pericoloso impoverimento o in termini di quantità (la popolazione globale dei pesci scende ad un limite tale al di sotto del quale è destinata a scomparire la specie) o in termini di qualità (l’aria è talmente inquinata che diventa irrespirabile e causa gravi malattie agli esseri viventi). Se questo “impoverimento” della risorsa naturale è definitivo (scomparsa della specie), si dice che si è provocato un danno “irreversibile”, ovvero non si può più tornare sui propri passi e riportare in vita la specie. L’impoverimento è detto invece “reversibile” se si può tornare indietro e recuperare la risorsa naturale (l’aria inquinata può tornare respirabile se non emettiamo più sostanze inquinanti).
In realtà, il concetto di sostenibilità può applicarsi solo alle risorse naturali rinnovabili che si riproducono in tempi “a misura d’uomo” (ad esempio, la legna da ardere). Per le risorse non rinnovabili, come i combustibili fossili, è meglio parlare di sfruttamento ottimale. Ovvero possiamo fare in modo di utilizzarle in modo efficiente (facendole durare il più a lungo possibile) e trovare nel frattempo tecnologie che consentono di sfruttare risorse alternative in loro sostituzione, magari dotate della caratteristica della “rinnovabilità” (ad esempio sostituire in futuro l’energia prodotta dai combustibili fossili con l’energia solare, fonte rinnovabile).

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