La questione energetica

Lo sviluppo della nostra società è legato ai consumi di energia.  Senza l’energia l’uomo non sarebbe riuscito a raggiungere l’attuale livello di benessere e qualità della vita. Senza la disponibilità di sufficienti risorse energetiche lo sviluppo economico futuro sarebbe compromesso. Nonostante i recenti rincari, l’energia resta ancora “a buon mercato”. Tutti noi siamo pertanto abituati a consumarne quantità enormi quasi senza riflettere, questo perché non siamo consapevoli dei nostri effettivi bisogni. Il panorama energetico mondiale vede riserve energetiche costanti, prezzi relativamente stabili, ma orientati alla crescita, domanda in forte aumento, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.
Me le fonti d’energia finora maggiormente utilizzate, i combustibili fossili, hanno anche un rovescio della medaglia. Innanzitutto sono destinate prima o poi a finire. Certamente le riserve accertate di combustibili fossili sono gradualmente aumentate nel corso degli ultimi 25 anni, grazie al ritrovamento di nuovi giacimenti e al maggiore sfruttamento dei depositi già esistenti, resi possibili dalle moderne tecnologie. Contrariamente a quanto si pensava alla fine degli anni Settanta, un esaurimento fisico di queste risorse “fossili”, anche se certo, non è imminente; possiamo contare ancora su alcuni anni (circa 110 per il carbone, 58 per il gas naturale, 51 per il petrolio) per sviluppare fonti di energia alternative. Il problema quindi è solo rimandato, ma non di molto!
Un altro problema fondamentale è che i combustibili fossili costituiscono, in molti casi, fonte di inquinamento dell’ambiente, in particolare dell’aria.
A questo problema si somma quello della disparità, tra diverse nazioni, del livello di benessere raggiunto. La distribuzione dei consumi di energia è molto anomala: il 20% della popolazione mondiale (quella dei Paesi più ricchi) utilizza l’80% dell’energia prodotta. Questa situazione è in forte contrasto con i fondamentali principi di equità tra i popoli, di sviluppo sostenibile e di qualità globale della vita.
Paesi come l’Africa o l’India sono attualmente molto poveri (il reddito per persona, in alcune zone, è ampiamente al di sotto del livello di sussistenza), ed aspirano ad aumentare il loro livello di benessere. Per poterlo fare, però, hanno necessità di utilizzare energia in maggiore quantità (per fare funzionare più fabbriche e per garantire luce e riscaldamento sufficienti alle famiglie).
Da dove proverrà questa energia aggiuntiva? Probabilmente, se seguiranno il nostro modello di sviluppo che utilizza in gran parte fonti di energia di tipo fossile, l’impatto sull’ambiente sarà notevole, e, come sostengono molti studiosi, in futuro potrebbero verificarsi gravi alterazioni al clima (il cosiddetto “effetto serra”) con conseguenze estremamente dannose per l’uomo. La conseguenza è l'”insostenibilità” dello sviluppo dal punto di vista ambientale. D’altra parte non si può certamente negare ai paesi poveri un adeguato sviluppo economico e sociale, anche perché gli squilibri economici e sociali esistenti tra nazioni sono fonti potenziali di instabilità politica, di guerre e di forti flussi migratori. Il mantenimento della situazione attuale, o un miglioramento solamente parziale, porterebbe in questo caso ad una “insostenibilità” dello sviluppo dal punto di vista economico e sociale.
Come risolvere questi problemi? Poiché la loro dimensione è internazionale, i paesi del mondo stanno tentando di raggiungere un’intesa, attivando tutte le istituzioni internazionali che possono giocare un ruolo fondamentale.

Argomenti speciali

Dalla Mediateca

Curiosità