Idrocarburi e cambiamenti climatici

I combustibili fossili (petrolio, gas e carbone) sono oggi le fonti più utilizzate a livello mondiale per produrre energia, coprendo oltre l’80% dei consumi energetici del pianeta. La loro combustione, però, comporta l’emissione di ingenti quantità di anidride carbonica (CO2), la cui crescente concentrazione in atmosfera è considerata causa principale dei cambiamenti climatici.
L’esigenza di soddisfare la crescente domanda mondiale di energia, in particolare quella dei paesi emergenti, va quindi di pari passo con la necessità di contrastare i rischi di impatto sul clima derivanti dall’aumento di CO2. Per ridurre le emissioni di CO2 possono essere percorse diverse strade. La prima, realizzabile nel breve periodo e immediatamente perseguibile, è quella dell’efficienza energetica, vale a dire l’utilizzo di tecnologie che permettano di consumare meno energia a parità di servizi offerti. Altra possibile soluzione è quella di utilizzare le energie rinnovabili, che attualmente ricoprono un ruolo ancora modesto. Infatti, le biomasse e i materiali assimilati (sostanze legnose, rifiuti, ecc) ricoprono il 10% del fabbisogno energetico totale, l’idroelettrico il 2%, mentre le altre rinnovabili (solare, eolico, geotermico, ecc), pur essendo in forte crescita, soddisfano solo l’1% della domanda mondiale di energia. Anche il nucleare rappresenta una possibile soluzione per contrastare il cambiamento climatico, poiché non comporta emissioni di CO2. Attualmente il nucleare ricopre il 6% della domanda mondiale di energia, una quota ancora non competitiva con i combustibili fossili.
Idrocarburi a confronto
Tra i combustibili fossili, il metano sembra attualmente essere quello che vedrà un crescente utilizzo nel prossimo futuro, grazie alla sua relativa abbondanza e grazie al fatto di essere relativamente “pulito “. La sua molecola è costituita da 4 atomi di idrogeno e uno di carbonio (CH4): bruciando, è l’idrocarburo che libera la minor quantità di carbonio per questo è meno dannoso per l’ambiente. Produce emissioni di CO2 inferiori del 25% rispetto alla benzina, del 16% rispetto al Gpl, del 30% rispetto al diesel e del 70% rispetto al carbone. La sua capacità di formare ozono è inferiore del 80% rispetto alla benzina e del 50% rispetto a gasolio e Gpl. Inoltre, le emissioni della combustione non contengono residui carboniosi, benzene e polveri ultrasottili PM10, a differenza di benzine e gasolio. Tra tutti i combustibili fossili, il metano è sicuramente il più “ecologico”. Si prevede che il suo utilizzo sia destinato ad aumentare grandemente nel prossimo futuro.

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