La corrente elettrica

Risparmi di energia elettrica considerevoli possono essere ottenuti attraverso un comportamento consapevole degli utenti e attraverso l’adozione delle cosiddette “buone pratiche”, come per esempio:

  • evitare di lasciare l’illuminazione accesa nelle stanze non occupate;
  • scegliere lampadari con minor numero di lampade (a parità di illuminazione prodotta i lampadari con più lampade consumano più energia rispetto a quelli con una lampada sola);
  • posizionare il frigorifero o il congelatore in luoghi areati lontani da fonti di calore;
  • regolare il termostato dei frigoriferi o dei congelatori su un livello intermedio (posizioni più fredde comportano un inutile aumento dei consumi del 10-15%);
  • per le lavatrici utilizzare, ove possibile, cicli di lavaggio a bassa temperatura;
  • per televisori, videoregistratori e apparecchi elettronici in genere evitare di mantenere acceso lo stand-by.

L’adozione di queste semplici regole, che non comporta investimenti economici, consente di ottenere risparmi apprezzabili nell’ordine del 10-20%.
Notevoli risparmi idi energia si possono poi ottenere sostituendo le apparecchiature comuni con quelle ad elevata efficienza (nei Paesi occidentali gli elettrodomestici consumano quasi il 50% dell’energia elettrica totale prodotta). Gli interventi possono riguardare sia l’illuminazione, sia gli elettrodomestici.
Per quanto riguarda l’illuminazione, la sostituzione delle lampadine a incandescenza con quelle a basso consumo energetico (una lampada più efficiente di un’altra è quella che consuma meno energia per ottenere la stessa illuminazione) comporta una riduzione media dei consumi per l’illuminazione dell’80% (in Italia il 13,5% dell’energia elettrica è consumata per l’illuminazione delle abitazioni e una buona condotta di consumo energetico può portare a ridurre notevolmente tale quota).
Per quanto riguarda le apparecchiature, sono da tempo disponibili sul mercato elettrodomestici ad alta efficienza. Frigoriferi, congelatori, lavatrici e lavastoviglie in commercio sono dotati di un’etichetta energetica. Tali etichette, rese obbligatorie da una direttiva comunitaria, definiscono sette classi di efficienza energetica. Le classi previste nel 1996 andavano dalla A (basso consumo) alla G (alto consumo), rappresentate attraverso frecce di diversa lunghezza e colore: più corta è la freccia e minori sono i consumi–, dal rosso per le classi più energivore al verde per le più efficienti. Di fatto, però, la classe A rappresenta ormai lo standard minimo di efficienza energetica e da gennaio 2010 classi inferiori non sono più ammesse alla vendita. La stessa A è ormai stata superata. Prodotti tecnologicamente più avanzati ed efficienti (pensiamo ai frigoriferi A+ e A++) si sono affacciati da tempo sul mercato e hanno imposto l’aggiunta di tre nuove classi energetiche: A+, A++ e A+++ per marcare meglio le differenze rispetto alla semplice A ed aiutare così il consumatore a confrontare meglio i prodotti tra loro per scegliere quelli più efficienti. Il principio dell’etichetta comunque non cambia: le classi rimangono sempre sette (dalla A+++ alla D), a meno che quelle sotto la D siano ancora necessarie per la presenza di apparecchi di efficienza inferiore, come nel caso dei frigoriferi dove il nuovo schema di etichettatura prevede due etichette, una per i modelli dalla A+++ alla D e una a dieci classi per i modelli con efficienza inferiore (dalla A+++ alla G).
Gli elettrodomestici ad alta efficienza possono consumare fino a un terzo dell’energia elettrica consumata dagli elettrodomestici di fascia più bassa. Gli attuali modelli (frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie) permettono un risparmio complessivo del 74% dell’energia consumata.

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