Il peso umano sulla natura

Tanto per rendersi conto del peso che la nostra specie esercita sull’ecosistema globale, si consideri che l’area complessiva della Terra è di circa 51 miliardi di ettari. Di questa superficie le terre emerse occupano poco più di 14 miliardi di ettari che, secondo calcoli effettuati dalla FAO (Food and Agriculture Organization), andrebbero a loro volta ripartiti in:

  • 2 miliardi di ettari di aree coltivate ed edificate;
  • 3,4 miliardi di ettari di pascoli permanenti e praterie;
  • 3,8 miliardi di ettari di ambienti forestali e boschivi;
  • 5 miliardi di ettari di suoli ghiacciati, tundre, deserti e ambienti umidi.

È evidente quindi che per la produzione di cibo, per lo sfruttamento e l’estrazione di risorse, e per lo smaltimento dei rifiuti umani, si devono necessariamente fare i conti con la superficie ancora disponibile. Questo è un passo obbligato, perché il pianeta ha una superficie idonea e una capacità di produrre risorse certamente molto elevate, ma non infinite. È stato calcolato che l’umanità, agli attuali livelli di pressione demografica, dispone di circa 2,3 ettari di territorio bioproduttivo procapite (la quota media di terra disponibile per ricavarne cibo), includendo nel calcolo sia la frazione di terraferma per l’agricoltura e l’allevamento, sia la frazione di superficie oceanica necessaria per la pesca. È stato osservato però che la stima di 2,3 ettari tiene conto unicamente delle esigenze della nostra specie e trascura le necessità di tutte le altre.
Tenendo in considerazione anche queste esigenze, e prendendo per buone le proiezioni delle Nazioni Unite secondo cui nel 2050 la popolazione umana avrà raggiunto fra i nove e i dieci miliardi di individui, è stato visto che il territorio bioproduttivo procapite è destinato a scendere al di sotto di un ettaro. L’interrogativo allora è: basterà questa superficie procapite per garantire la sopravvivenza dell’uomo senza compromettere ulteriormente la biodiversità del pianeta?

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