Alle radici del problema

In termini puramente ecologici, ciò che provoca l’estinzione di una specie è la distruzione del suo habitat e l’impossibilità di trovarne un altro. Quando in un ambiente cambiano gran parte delle caratteristiche fisiche e chimiche con una rapidità eccessiva rispetto ai tempi dell’adattamento biologico, gli organismi che vi abitano muoiono, salvo il caso in cui riescano a migrare. Le cinque grandi estinzioni biologiche del passato sono state provocate da dinamiche ecologiche non dipendenti dall’impatto umano (anche per il fatto che la comparsa di Homo sapiens è notevolmente successiva) che hanno avuto proprio queste caratteristiche.
Per esempio, i biologi ritengono che le due estinzioni del tardo Ordovociano e del tardo Devoniano siano state il risultato di un violento mutamento nelle condizioni del clima, mentre interpretano l’estinzione del tardo Cretaceo come l’effetto della collisione del nostro pianeta con uno o forse due grandi meteoriti: è noto che queste collisioni ebbero ripercussioni tali sugli equilibri biologici globali da determinare la scomparsa dei dinosauri e molti altri organismi.
Attualmente però il pianeta sta sperimentando un fatto che in passato non si era mai verificato, almeno nella misura che oggi possiamo rilevare: una rapida scomparsa di specie dovuta proprio all’uomo. Gli scienziati ritengono che la velocità odierna di erosione della biodiversità sia paragonabile a quella che ha caratterizzato i grandi eventi di estinzione del passato, con l’unica differenza che questa volta la causa risiede nelle attività antropiche. Diversamente da quanto affermato a proposito delle cinque estinzioni storiche, allora, in questo caso si ha a che fare con un processo che, oltre ad avere ovvie implicazioni ecologiche, assume anche una valenza etica e culturale che non si può trascurare. Ci si chiede infatti se sia giusto che l’uomo dilapidi la ricchezza biologica del pianeta senza pensare alle sue responsabilità nei confronti della sopravvivenza della natura e delle generazioni umane future. Molti autori sostengono che la “crisi ecologica” che stiamo attraversando potrebbe avere conseguenze negative sulla qualità della nostra vita in tempi molto stretti, ed è ovvio che questa preoccupazione accenda riflessioni e discussioni non soltanto di carattere scientifico.

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