La carta d’identità

Al di là del termine, che forse può sembrare ostico da spiegare in parole semplici, un bioindicatore non è altro che un “organismo” vivente (o un insieme di organismi) dotato di alcune proprietà utilissime per il lavoro dei ricercatori. In pratica, un bioindicatore è un sistema biologico animale, vegetale o microbico le cui variazioni morfologiche, metaboliche o comportamentali possono essere utilizzate per formulare delle deduzioni sulle condizioni ambientali in cui esso è inserito.
La prima proprietà fondamentale di un bioindicatore, allora, è che deve essere in grado di rispondere ai cambiamenti chimici dell’ambiente mediante alterazioni della sua condizione spontanea. La seconda proprietà fondamentale è che queste alterazioni, per essere davvero informative, devono essere facilmente misurabili dai ricercatori, possibilmente a costi non elevati.
É evidente che al ruolo di bioindicatori si possono candidare organismi molto variabili quanto a organizzazione biologica e funzione ecologica. Buoni bioindicatori possono essere sia le specie autotrofe sia le specie eterotrofe, oppure taxa di rango tassonomico superiore a quello della specie (per esempio una famiglia), e in alcuni casi perfino l’intera biocenosi di un ecosistema. Data questa enorme variabilità potenziale dei bioindicatori, va da sé che le risposte biologiche che possono dimostrarsi utili agli studi sulla bioindicazione sono altrettanto variabili.
Questa considerazione tuttavia necessita di un’importante precisazione: se è vero che pressoché qualsiasi organismo potrebbe “indicare” un processo (in corso o pregresso) di deterioramento dell’ambiente, è vero anche che in realtà alcuni organismi svolgono questa funzione molto meglio di altri, per due fondamentali ragioni:

  • perché per loro natura “esprimono” in modo più fedele e rapido le variazioni chimiche dell’ambiente;
  • perché i loro parametri biologici sono determinabili più facilmente (ed economicamente) di quelli di altri.

In generale, dunque, il requisito irrinunciabile che definisce un buon bioindicatore ambientale è il seguente: deve essere ampiamente distribuito e facile da identificare, campionare e analizzare.

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