Lo sbiancamento del corallo

Bleaching è il termine utilizzato ormai comunemente per definire lo “sbiancamento” dei coralli. In caso di stress ambientale (come l’aumento di temperatura) i polipi del corallo buttano fuori le alghe che vivono in simbiosi con essi, le zooxantelle, che danno il colore ai coralli grazie al loro pigmento fotosintetico. La conseguenza di tale fenomeno è la perdita di colore fino allo sbiancamento totale delle colonie di corallo. In questa condizione il corallo non è morto; infatti, se cessano le condizioni che hanno determinato il fenomeno, le alghe ricolonizzano i polipi e la situazione ritorna come prima. In caso contrario il corallo morirà.
La causa principale della distruzione delle barriere coralline sembra essere la temperatura sempre più alta degli oceani. Nel 1998 lo sbiancamento assunse proporzioni catastrofiche a causa del passaggio del Niño (fenomeno caratterizzato da anomali spostamenti di acqua negli oceani) che fece aumentare la temperatura media di 2°C provocando la morte di circa il 90% del corallo in alcune zone dell’Oceano Indiano. E’ come se improvvisamente una foresta millenaria fosse andata a fuoco: il danno non è solo ecologico e biologico con diminuzione della biodiversità, ma è anche socio-economico, per tutte quelle popolazioni la cui sopravvivenza è legata alla barriera corallina.

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