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pubblicato il 21 novembre 2022 in la vita

Lasciamo le conchiglie al mare

Le conchiglie affascinano l’umanità da sempre. In molte sepolture Neanderthal e Sapiens si trovano ornamenti costruiti con i gusci di questi molluschi sorprendenti. Non solo, per i nostri antenati, i molluschi rappresentavano una comoda fonte di cibo in scatola: si trovano ancora cumuli di conchiglie fossili nei siti archeologici dove un tempo sorgevano gli antichi insediamenti. Per molti popoli del passato le conchiglie valevano come moneta e dalle conchiglie si ottenevano materiali preziosi, come la porpora, un colorante per tessuti ricavata dal murice (Bolinus brandaris). Oggi le conchiglie sono in crisi, minacciate da molti fattori. La raccolta eccessiva per scopi alimentari, per esempio, riduce le popolazioni e danneggia i fondali se effettuata con sistemi aggressivi. Anche la raccolta di souvenir mette a dura prova la sopravvivenza di intere specie: è il caso della pinna comune (Pinna nobilis) la più grande conchiglia del Mediterraneo. Questi animali soffrono anche a causa dei cambiamenti climatici. Il riscaldamento e l’acidificazione degli oceani, determinati dall’effetto serra e dalla crescente concentrazione di anidride carbonica in atmosfera, per esempio, influiscono sulla chimica del guscio rendendolo più fragile. Anche le sostanze inquinanti che al mare giungono dalla terraferma attraverso i fiumi minacciano molte specie. Questo vale per i molluschi vivi, ma che dire delle conchiglie vuote che troviamo sulla spiaggia? In alcuni parchi statunitensi ci sono leggi che ne impediscono la raccolta perché le conchiglie vengono riutilizzate dai paguri, offrono una casa ad altri animali e in alcuni casi aiutano gli uccelli a mimetizzare uova e piccoli.

Fonte: nationalgeographic.com

 
 
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