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pubblicato il 17 novembre 2022 in la vita

Il lungo viaggio degli uccelli e il cambiamento climatico

“Auspicare” significa augurare che succeda una cosa bella. Si auspica la buona riuscita di un progetto, di un’interrogazione a scuola, di una vacanza. Il verbo auspicare ha una storia lunga e molto affascinante. Deriva dalle parole latine avis, che significa “uccello” e specĕrĕ che sta per “guardare, osservare” perché un tempo si cercavano buoni presagi nell’osservazione del volo degli uccelli. Cioè si credeva che osservando come gli uccelli volano nel cielo si potesse prevedere il futuro: una cosa molto romantica. Oggi restiamo ancora incantati dalle evoluzioni acrobatiche dei grandi stormi nei cieli delle nostre città o dalle incredibili distanze coperte da uccellini, come le rondini o i pettirossi, animali che pesano pochi grammi e che compiono viaggi di migliaia di chilometri.

Sterna artica in volo

Il record per il viaggio più lungo spetta alla sterna artica (Sterna paradisaea) che migra da un circolo polare all’altro per un totale di 90.000 km ogni anno. Si calcola che nel corso di una vita, una sterna voli per 2.4 milioni di km. Alcuni migratori raggiungono altezze impressionanti: l’oca indiana (Anser indicus), per esempio, vola fino a 8.800 metri di quota e la gru cenerina (Grus grus) tocca addirittura i 10.000 metri, come un aereo di linea. Per quanto riguarda la velocità, i più rapidi possono volare alla media di 80 km orari.

Oca indiana

Ma per quali motivi questi animali compiono viaggi così lunghi e faticosi? Lo fanno per varie ragioni ma la principale è per trovare luoghi con le risorse necessarie per la riproduzione. Il mistero principale però è: come si orientano? Come trovano la strada giusta per giungere nei luoghi per riprodursi e poi per ritornare in dietro? Gli scienziati hanno scoperto che gli uccelli usano vari sistemi. Alcuni, come i pettirossi, hanno la capacità di percepire il campo magnetico terrestre grazie a piccole “bussole” molecolari presenti negli occhi. Altri, come le oche, si orientano osservando la posizione del sole, della luna e delle stelle. Altri migratori imparano la rotta seguendo i genitori: una vera e propria scuola di volo. Ci sono uccelli con una memoria eccezionale capaci di ricordare i dettagli del paesaggio, come il corso di un fiume, la linea di costa e la posizione di colline e montagne. Purtroppo quando le attività umane modificano il paesaggio, può succedere che questi uccelli si confondano e perdano “la bussola”.

La costruzione di strade e città non è l’unica causa di disturbo della migrazione degli uccelli. Un gruppo di scienziati dell’Università degli Studi di Milano ha condotto una ricerca per valutare se i cambiamenti climatici abbiano un impatto sui lunghi viaggi degli uccelli. Analizzando i dati raccolti a partire dai primi anni dell’800, i ricercatori hanno rilevato che molte specie anticipano la migrazione primaverile fino a 3 giorni per ogni decennio. Il riscaldamento del pianeta dovuto alle attività umane sta modificando anche le rotte migratorie perché cambiano le caratteristiche degli ecosistemi e la distribuzione delle risorse.

Migliaia di anni dopo le magiche osservazioni dei nostri antenati, oggi guardare cosa fanno gli uccelli in cielo può darci informazioni su come sta cambiando il clima del nostro pianeta.

A cura di Andrea Bellati

Fonte: doi.org

 
 
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