dcsimg

pubblicato il 5 settembre 2022 in acqua

L’Artico si scalda per quattro

Il pianeta si sta scaldando a causa dell’effetto serra, questa oramai è cosa nota. Quel che è meno conosciuto è che il pianeta non si scalda in modo omogeneo ma ci sono aree nelle quali l’aumento della temperatura è maggiore che in altre. E queste aree, sembra un paradosso, sono quelle al di sopra del Circolo Polare Artico (66°33’39” di latitudine nord).

L’Artico si scalda più velocemente di quanto accade al resto del Pianeta. Secondo uno studio recente pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment compiuto da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Meteorologico finlandese, negli ultimi decenni il riscaldamento nell’Artico è stato molto più rapido che nel resto del mondo.

Molto rapido, quattro volte più rapido. Per quale motivo? Il fenomeno è ben conosciuto dagli scienziati e ha un nome preciso: amplificazione artica. Secondo lo studio, dal 1979 il Circolo Polare Artico si è riscaldato di circa quattro gradi centigradi. Il meccanismo dell’amplificazione artica si basa sulla diversa albedo dei corpi. Albedo deriva dal termine latino “albus” che significa “bianco” e misura la quantità di radiazione solare riflessa da una superficie. Il valore massimo è 1 e indica un materiale che riflette tutta la radiazione che lo illumina e riscalda, mentre 0 è l’albedo di una superficie che assorbe tutta la radiazione. La neve fresca ha un’albedo pari a 0,9, significa che, grazie al candore assoluto, riflette quasi tutta la luce del sole. L’asfalto, invece, ha un’albedo di 0,04 quindi riflette pochissimo e assorbe gran parte della radiazione solare: è per questo che in estate diventa rovente e a volte si scioglie. Si scalda parecchio anche la sabbia che ha un’albedo di 0,4 e che quindi, trattenendo quasi la metà della radiazione solare, ci scotta i piedi quando camminiamo sulla spiaggia prima di tuffarci in mare.

L’aumento generale delle temperature del pianeta provoca lo scioglimento del ghiaccio marino che costituisce la calotta polare artica. Il ghiaccio scompare e scopre la sottostante superficie dell’oceano, che è più scura rispetto al ghiaccio, infatti ha un’albedo pari a 0,06. Ne consegue un rapido riscaldamento delle acque oceaniche, fenomeno che ha due conseguenze: la temperatura dell’atmosfera sopra l’oceano aumenta e l’acqua più calda scioglie altro ghiaccio. È un effetto a catena, una amplificazione, appunto.

Le vaste distese di ghiaccio non sono l’unico ambiente artico in pericolo: anche il permafrost, il terreno perennemente ghiacciato, si sta scaldando un po’ troppo, con conseguenze importanti. Se il ghiaccio si scioglie il terreno cede e gli edifici costruiti in superficie corrono il rischio di crollare. È un fenomeno ben documentato nei centri abitati che sorgono sulle Isole Svalbard, l’arcipelago norvegese. Lo scioglimento del permafrost, inoltre, rilascia in atmosfera grandi quantità di anidride carbonica e metano, i principali gas a effetto serra.

Lo studio del clima artico è molto importante, infatti, secondo i ricercatori, le regioni polari sono un laboratorio a cielo aperto dove osservare e imparare a prevedere i cambiamenti climatici.

A cura di Andrea Bellati

 
 
Eni S.p.A. - P.IVA 00905811006