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I mille usi dei licheni

Gli esseri umani, nel corso della storia, si sono serviti dei licheni per svariati usi. Le più antiche testimonianze di utilizzo dei licheni risalgono agli antichi Egizi, che ne adoperavano alcune specie per farne farina da pane e altre a scopo cosmetico e medicinale. Inoltre, impiegavano la specie Pseudovernia furfuracea per la mummificazione delle salme.

La celebre Lecanora esculenta, che vive abbondante sui monti dell’Asia Minore ed è utilizzata a scopi alimentari, viene chiamata “lichene della manna”: questa specie, seccandosi, forma delle pallottole che si staccano dal suolo e che possono essere trascinate dal vento. Secondo alcuni studiosi, sarebbe la manna descritta nella Bibbia.

Molto apprezzata è la Cetraria islandica (detta Lichene artico), un tempo definita addirittura “regalo divino per l’essere umano” per i suoi numerosi impieghi sia a scopo alimentare sia a scopo terapeutico: i suoi talli sono impiegati nella preparazione di decotti, zuppe, pasticche per la gola, caramelle e farina, usata anche nell’industria dolciaria per i prodotti dietetici. Utilizzato sotto forma di decotto e infuso, il lichene artico è servito anche da nutrimento nella carestia che colpì la Norvegia tra il 1807 ed il 1914 e durante la seconda guerra mondiale.

A partire dal V secolo molte specie licheniche furono usate nel campo della medicina. Era diffusa, infatti, la credenza che le piante avessero proprietà medicinali secondo le loro caratteristiche e analogie morfologiche con alcune strutture umane. Quindi per curare i bronchi e polmoni si usava la Lobaria pulmonaria solo perché le venature della sua superficie ricordavano quelle del polmone; per curare la calvizie si applicava l’Usnea barbata, poiché questo lichene ha una forma fittamente ramificata che ricorda una folta chioma. La Xanthoria parietina, per il suo colore giallo arancione, era utilizzata come rimedio per le malattie del fegato. Sono diffuse le citazioni di medici del ‘500 e del ‘600 riguardanti gli usi espettoranti, stimolanti, tonificanti e antibiotici di alcune specie di Usnea, Cladonia, Cetraria, Lobaria, Evernia e altre. Oggi l’interesse della medicina soprattutto legato ad alcune proprietà antibiotiche di alcune sostanze prodotte dai licheni.

I licheni sono anche conosciuti fin dai tempi dell’Antica Grecia come ottimi coloranti. Prima dell’invenzione dei coloranti sintetici, avevano una grande importanza economica nella colorazione della lana. La specie più nota è la Roccella  tinctoria, da cui  si possono estrarre la “laccamuffa”, usata per la cartina al tornasole, e l’oricello, tintura rossa per la lana. In Scozia l’Ochrolechia  tartarea veniva utilizzata su vasta scala per tingere di bruno pregiati  tessuti di lana.  Varie specie di licheni fornivano pigmenti diversi e mescolando diverse specie si potevano ottenere nuovi colori e sfumature.

I licheni inoltre sono impiegati nella preparazione di profumi. Le specie più largamente utilizzate  sono Pseudevernia  furfuracea ed Evernia  prunastri da cui si ricava una sostanza denominata “muschio di quercia” che fornisce l’essenza  dei profumi di “Oriente”, di “Cipro” e di “Cuoio di Russia”.

 
 
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