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pubblicato il 22 gennaio 2021 in la vita

Siamo figli del dado?

Alle elementari abbiamo imparato che la vita è nata nel “brodo primordiale”, cioè nell’oceano caldo che ricopriva una parte della giovane Terra. Invece, forse, non è così. Secondo alcune ricerche recenti, la vita si è sviluppata sulla terraferma, nelle pozzanghere, per la precisione. Quindi non saremmo figli dell’oceano, ovvero di un brodo annacquato e immenso, ma di poltiglie piccole e concentrate, come un dado per fare il brodo. Forse non è altrettanto poetico, ma sembra più convincente. La prova? Andiamo a cercarla su Marte. Il prossimo 18 febbraio, la NASA farà atterrare il rover Perseverance nel cuore di un grande cratere del pianeta rosso. Il robottino con le ruote avrà il compito di raccogliere campioni di suolo dove un tempo, probabilmente, c’erano piccoli laghi. Lo scopo della missione è cercare le tracce fossili delle molecole fondamentali per la vita. Una vita molto semplice che forse è nata anche su Marte.

Rover Perseverance. Crediti: Nasa

L’idea del brodo primordiale nacque dagli esperimenti di un giovane ricercatore americano. Nel 1953 Stanley Miller ricreò un piccolo mare primitivo dentro a una bottiglia. Era una soluzione salata con le sostanze che probabilmente erano disciolte nell’oceano antico. Riempì un’altra bottiglia con idrogeno, metano e ammoniaca cioè con i gas dell’atmosfera primordiale. Unì le bottiglie con un tubo, riscaldò il piccolo mare, poi lo fulminò con molte scariche elettriche. Secondo il ricercatore, i fulmini e il calore della Terra innescarono i meccanismi chimici che crearono le prime molecole della vita. E aveva ragione. Dopo qualche giorno, nella prima bottiglia c’era un brodo caldo pieno di amminoacidi, cioè dei mattoni che compongono le proteine, proprio le molecole che formano gran parte del corpo degli esseri viventi.

Quindi, se la vita è nata nel mare, perché cercarla nelle pozzanghere? Cosa ha fatto cambiare idea agli scienziati? La risposta è l’acqua. Gli esseri viventi sono fatti in buona parte di acqua, il nostro corpo, per esempio, è fatto d’acqua per il 60%. Ma l’acqua può distruggere le molecole fondamentali per la vita, come il DNA e le proteine. Nella cellula, infatti, tutto è organizzato perché l’acqua svolga le sue importanti funzioni senza danneggiare le molecole. La cellula protegge le sue molecole, ma nel brodo primordiale queste erano nude, appena si formavano l’acqua le aggrediva.

Quindi l’acqua creava e poi distruggeva le prime molecole? Come risolvere questa contraddizione? Per esempio ipotizzando che la vita sia nata in un posto dove l’acqua era poca e ogni tanto evaporava, come un laghetto o una pozzanghera. Con l’acqua le molecole si formavano, senz’acqua le molecole erano salve e avevano il tempo di interagire per formare nuove combinazioni. Combinazioni che casualmente potevano resistere meglio all’acqua. Con il passare del tempo, queste combinazioni diventarono sempre più complesse fino a dare vita alle prime cellule.

Ci sono prove? Sì, un gruppo di biologi molecolari inglesi ha ricreato in laboratorio un lago primordiale mescolando acqua tiepida e composti chimici molto semplici. I ricercatori hanno illuminato il laghetto con raggi ultravioletti, poi lo hanno fatto evaporare e in seguito hanno aggiunto acqua. Per molte volte. L’azione dei raggi e del ciclo bagnato-asciutto ha promosso la formazione di molte molecole biologiche. Sono quelle che il rover della NASA cercherà su Marte e se le troverà dovremo riscrivere la storia della vita.

A cura di Andrea Bellati

 
 
 
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