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pubblicato il 21 gennaio 2021 in acqua

Dalla lavatrice all’oceano Artico

E’ noto ormai da tempo il problema delle microplastiche, sappiamo che invadono mari e oceani di tutto il globo. Sono presenti persino negli oceani che lambiscono i ghiacci artici: per arrivare sino al polo Nord le piccole particelle di plastica hanno compiuto un lungo viaggio che parte dalle nostre lavatrici. Ebbene sì, gran parte della plastica presente nell’oceano Artico proviene dalle fibre sintetiche che costituiscono molti dei capi d’abbigliamento che indossiamo quotidianamente in tutto il mondo. A spiegarlo è uno studio curato da un gruppo di scienziati dell’organizzazione non governativa canadese Ocean Wise, pubblicato dalla rivista Nature lo scorso 12 gennaio.

Microplastiche in mare

L’analisi della composizione delle microplastiche presenti in campioni provenienti da 71 siti, localizzati tra l’America e l’Europa del Nord e direttamente nella regione polare, indica che il 92,3% delle particelle è costituito da fibre sintetiche e, in particolare, il 73,3% da poliestere. L’origine di queste microfibre sono le abitazioni e le stazioni di trattamento delle acque. Per comprendere inoltre come mai queste particelle di plastica si concentrino nell’oceano Artico, i ricercatori hanno analizzato anche le correnti, dichiarando che “l’abbondanza di particelle è correlata alla longitudine. Nell’Artico orientale è presente un quantitativo tre volte più importante rispetto alla porzione occidentale”. Una possibile soluzione alla portata di tutti, che potrebbe arginare il problema, consiste nell’installare un filtro nelle proprie lavatrici. Alcuni filtri sono infatti in grado di diminuire del 95% la dispersione di fibre di poliestere negli scarichi. Ciò che serve, però, è che a cambiare non siano solo le abitudini dei consumatori ma anche i metodi di produzione delle aziende.

 
 
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