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pubblicato il 19 ottobre 2020 in acqua

Dopo 13 mesi alla deriva tra i ghiacci dell’Artico, è tornata in porto Polarstern

La più grande spedizione mai condotta nel Circolo polare artico è rientrata, dopo 13 mesi di lavoro. Partita il 20 settembre 2019 dal porto della città norvegese di Tromsø, Polarstern, nave laboratorio della missione MOSAiC Expedition (Multidisciplinary drifting Observatory for the Study of Arctic Climate), ha attraccato il 12 ottobre nel porto di Bremerhaven, in Germania, portando con sé un immenso bagaglio di lavoro, esperimenti e raccolta di dati. Grazie agli strumenti utilizzati, infatti, gli scienziati hanno potuto raccogliere più di 150 terabyte di dati, nonché numerosi campioni di ghiaccio e acqua: si stima che per analizzare tutti i dati raccolti ci vorranno da uno a due anni. Al termine dell’analisi, si punta ad ottenere dei modelli in grado di predire con maggiore accuratezza l’evoluzione del clima, al fine di determinare cosa ci aspetterà tra 50 o 100 anni.

La nave laboratorio Polarstern. Crediti: mosaic-expedition.org

L’obiettivo della spedizione era quello di raccogliere campioni e studiare l’ambiente e il clima artico e i suoi cambiamenti. Nel corso di questi 13 passati solcando le acque artiche, gli scienziati hanno potuto osservare direttamente gli effetti drammatici dei cambiamenti climatici. “Abbiamo osservato la calotta morire”, ha commentato il capo della missione, il climatologo Markus Rex, secondo il quale, se continueremo in questa direzione, entro qualche decennio osserveremo un oceano artico completamente privo di ghiacci nel corso delle stagioni estive. Il ghiaccio galleggiante ora si estende per poco meno di 3,74 milioni di chilometri quadrati: l‘unica volta che questo minimo è stato battuto (da quando esistono le registrazioni satellitari) è stato nel 2012, quando la banchisa si era ridotta a 3,41 milioni di chilometri quadrati.

 
 
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