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pubblicato il 20 settembre 2019 in terra

Quanto suolo consumiamo in Italia?

Il consumo di suolo in Italia continua a crescere e nel 2018 la superficie naturale del nostro Paese si è ridotta di altri 51 chilometri quadrati, ovvero, in media, circa 14 ettari al giorno sono stati coperti con cemento, asfalto o altri tipi di coperture artificiali. La velocità con cui si sta trasformando il suolo italiano rimane nel 2019 in linea con quella registrata nel 2017 (52 chilometri quadrati): nell’ultimo anno sono stati irreversibilmente persi ogni secondo poco meno di 2 metri quadrati di suolo. A lanciare l’allarme è l’annuale rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici – Edizione 2019“, redatto dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) e presentato in questi giorni a Roma.
Quasi la metà della perdita di suolo nazionale dell’ultimo anno si concentra nelle aree urbane, il 15% in quelle centrali e semicentrali, il 32% nelle fasce periferiche e meno dense. La cementificazione avanza senza sosta soprattutto nelle aree già molto compromesse: il valore è 10 volte maggiore rispetto alle zone meno interessate da questo fenomeno. A Roma, per esempio, il consumo di suolo cancella, in un solo anno, 57 ettari di aree verdi della città (su 75 ettari di consumo totale). Nella città di Milano i numeri sono da record: il consumo di suolo spazza via 11 ettari di aree verdi (su 11,5 ettari di consumo totale). Torino invece inverte la rotta e inizia a recuperare terreno, riconquistando 7 ettari di suolo.

Ricordiamo, citando la Carta Europea del Suolo (Consiglio d’Europa, 1972) che “Il suolo è uno dei beni più preziosi dell’umanità. Consente la vita dei vegetali, degli animali e dell’uomo sulla superficie della terra”. Spesso, però, si sottovaluta il fatto che il suolo è una risorsa limitata, non rinnovabile. Per formare un centimetro di suolo, infatti, possono essere necessari fino a mille anni: il suo impoverimento e degrado non sono quindi recuperabili nel corso di una vita.

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