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Perchè c’è il petrolio in Val d’Agri?

Circa 250 milioni di anni fa la Val d’Agri era caratterizzata da un clima tropicale e le temperature non scendevano mai sotto i 15 gradi centigradi: il clima poteva quindi essere paragonato a quello delle attuali Bahamas.

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Testimonianza di fondale marino nelle rocce della Val d’Agri presso Montemurro (c.ca 1000 m s.l.m.). Foto: Dario Colucci.

La Valle era sostituita da un enorme e profondo bacino, il “Bacino Lagonegrese”. Esso era confinato tra due grandi piattaforme tettoniche: la piattaforma Campano-Lucana a ovest e la Piattaforma Apula a est, l’attuale Puglia. A testimoniare l’ambiente marino miocenico sono i numerosi ritrovamenti di conchiglie, coralli e fossili marini. Famosi sono i ritrovamenti a Marsico Nuovo e soprattutto a Latronico dove, su una grossa lastra di pietra, è possibile vedere il fossile di un pesce lungo circa 30 cm e risalente al periodo del Miocene (circa 25-30 milioni di anni fa).
Sul fondale di questo bacino, nel corso di 100 milioni di anni, si sono depositati moltissimi sedimenti, sia di origine vegetale sia animale. Si era quindi accumulata sul fondo una grande quantità di sostanza organica.
Durante la formazione degli Appennini, avvenuta circa 30 milioni di anni fa, si è creata una vera e propria “trappola” che ha imprigionato questa sostanza biologica. A seguito di movimenti tettonici, ovvero alla sovrapposizione di varie unità di roccia sedimentaria e a causa del loro enorme peso, questa sostanza organica è sprofondata sempre di più.
In definitiva, nelle aree dell’Appennino meridionale affiorano diverse principali unità tettoniche. Nella parte più profonda ritroviamo serie mesozoiche, definite “Unità Lagonegresi”, che presentano in basso rocce carbonatiche silicifere (“Calcari con Selce”). Sopra queste unità ricadono marne (“Galestri”), seguite da sedimenti marnoso-peliticisiliciferi (“Scisti Silicei”). Più in superficie abbiamo carbonati stratificati mesozoici (attualmente la “Piattaforma Appenninica”), generalmente coperti da marne terziarie, mentre ancora più in alto ritroviamo la serie “flyschoidi” miste, cretaciche e terziarie, spesso indicate come “flysch eocenici”

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Sezione geologica attraverso i campi petroliferi Monte Alpi e Tempa Rossa.

A cura di Eleonora Ippolito, Elisabetta Fortunato, Francesca Scannone, Dario Colucci

 
 
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