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pubblicato il 1 giugno 2007 in ecosistemi

Le risorse naturali del Nepal

L’ambiente
Caratteristiche morfologiche del Nepal
Il Nepal é un paese relativamente piccolo, con un’area complessiva di poco meno di 150000 chilometri quadrati e senza accesso sul mare, che confina con la Cina a nord e con l’India nelle restanti direzioni. Da un punto di vista geologico é anche un paese relativamente giovane, poiché secondo la teorie delle placche tettoniche tutto il subcontinente indiano si sta ancora muovendo verso nord, spingendo la fascia himalayana.
Nonostante le dimensioni ridotte il territorio vanta un dislivello interno ai propri confini che non ha pari nel mondo: dalle pianure del Terai meridionale, che si situano ad un’altitudine di 100 metri sul livello del mare, la conformazione geologica nepalese offre un’impressionante escursione verticale che arriva a toccare gli 8848 metri sulla cima dell’Everest, il punto più alto della Terra.
Il paese si può suddividere in quattro zone principali estremamente diversificate: la spettacolare catena montuosa dell’Himalaya, con otto delle quattordici montagne più alte del mondo disposte lungo tutto il confine settentrionale con la Cina (Tibet), le valli fertili del Nepal centrale, un’altra catena montuosa (il Mahabharat) e le pianure del Terai.
Il Nepal é ricco d’acqua ad alta quota e nelle valli interne: i ghiacciai e le nevi eterne che si estendono sopra i 4000 – 5000 metri rappresentano un’importante riserva di acqua, mentre le valli centrali, che spesso costituivano le antiche sedi di grandi laghi, sono attualmente solcate dai fiumi che dalle pendici dell’Himalaya confluiscono nel Terai.
Il clima
Il clima ha un andamento monsonico con alternanza di stagioni secche (ottobre – maggio) e di  stagioni umide (giugno – settembre), caratterizzato da piogge abbondanti nei mesi estivi, accompagnate da precipitazioni pre e post monsoniche.
Poiché il Nepal é posto sotto la fascia sub-tropicale il clima é generalmente caldo e umido, ma varia drasticamente a seconda dell’altitudine: già solo nel Terai, ad esempio, la temperatura può subire modificazioni considerevoli a seconda che ci si trovi nella fascia pianeggiante o nelle zone collinari di mezzo.

Ecosistemi e altitudini
Le diverse zone morfologiche presentano differenze evidenti nel clima, nella flora e nella fauna, che sono dovute agli scarti di altitudine e costituiscono ecosistemi distinti e caratteristici.
Le pianure meridionali: il Terai
Le pianure meridionali del Terai, a confine con l’India e diretta continuazione della pianura del Gange, si presentano come una lunga e regolare distesa a livello del mare che percorre in senso longitudinale tutto il Nepal.
É una zona ricca di acqua e molto fertile, principalmente per l’opera dei fiumi che trascinano materiale alluvionale durante il loro tragitto dall’Himalaya; per questo stesso motivo vi sono numerose paludi, anche se le opere di bonifica degli ultimi trent’anni hanno contribuito a sottrarre terreno alla malaria e ai grossi rettili che lì sopravvivono, come i gaviali e i coccodrilli.
Il clima nel Terai é caratterizzato da temperature molto elevate durante i mesi estivi, con massime che possono superare ampiamente i 40 gradi centigradi e abbondanti precipitazioni durante la stagione dei monsoni; l’aria é estremamente umida ed in inverno le temperature non raggiungono minime particolarmente rigide.
Il Terai appare come una vasta distesa coltivata interrotta da ampi spazi di terreno incolto formato da praterie con erba alta dove vivono mammiferi di grossa taglia come elefanti indiani, tigri, leopardi, cervi e rinoceronti. Nelle parti coltivate vi sono lunghe distese di risaie, ai margini delle quali crescono lenticchie, agrumi, ortaggi, piante di mango e altro; tutto intorno alle coltivazioni si distende una foresta tropicale con alberi di sal e di acacie, erbe alte, banani e manghi selvatici, canneti.
Le Colline e il Mahabharat
La parte settentrionale del Terai cambia conformazione e segue un andamento collinare fino alle Churia Hills, una prima fascia di colline a quota mille metri che precedono il Mahabharat, catena montuosa che raggiunge  in alcuni punti i 2500 metri. Ai piedi del Mahabharat si estende un’area mista caratterizzata da foreste di alberi sempreverdi, querce, rododendri e piante subtropicali, bambù e orchidee.
Anche la fauna  muta al crescere dell’altitudine: si possono trovare infatti cinghiali, orsi, cervi, antilopi e altri grossi erbivori caratteristici come il serow e il ghoral, nonché numerose specie di uccelli, come cuculi, passeri, pavoni, fagiani e corvi. Qui vengono allevate anche capre, pecore e galline, vi sono numerosi cani selvatici  e non é raro incontrare macachi e altre scimmie.
Le valli centrali
Alle spalle del Mahabharat si estende la regione centrale del paese, che giunge fino alle pendici meridionali dell’Himalaya ed é caratterizzata da valli ampie e ricche di fiumi, situate ad un altitudine che varia dai 500 ai 3000 metri: per questo motivo a zone vicine in linea d’aria corrispondono ecosistemi differenti, divisi tra loro da valichi di montagna e profonde depressioni. Questa é una delle parti del paese più densamente popolate, poiché qui passano i tre grandi fiumi del Nepal, (il Kali Gandaki, il Karnali, il Kosi) e i loro affluenti; é qui che si trovano le grandi vallate di Kathmandu, di Pokhara e del Trisuli, nonché i distretti più sviluppati. I terreni sono principalmente coltivati a riso e mais, e intorno vi sono ampi tratti di foreste di conifere, betulle e querce; é una zona popolata da orsi, cinghiali, bufali d’acqua, cervi e antilopi. Salendo di quota, intorno ai 3500 metri, si trovano in gran numero rododendri, aceri e bamboo, nonché il tahr himalayano, una sorta di pecora adatta alla vita in alta montagna.
Zona subalpina e alpina
Sul lato settentrionale della regione centrale inizia infine la zona subalpina che raggiungendo oltre i cinquemila metri rappresenta la porta d’ingresso al tetto del mondo: qui, le foreste di conifere e di rododendri si diradano e il terreno assume caratteristiche desertiche tipiche delle regioni d’alta quota, con piante perenni e prive di fusto, muschio e fiori selvatici. Anche la presenza di animali data la scarsità di vegetazione é ridotta, ed é costituita per lo più da mammiferi di piccole dimensioni, come roditori e marmotte; fanno eccezione alcuni grossi animali d’alta quota, come il leopardo delle nevi,  la pecora tibetana e lo yak. Questo erbivoro è il simbolo delle popolazioni Sherpa ed é spesso il loro unico mezzo di trasporto, oltre che il principale fornitore di sostegno alimentare: il suo latte infatti é molto nutriente, e il formaggio che vi si ricava oltre ad essere ricco di calorie si può facilmente conservare a lungo.
Oltre i cinquemila metri di quota iniziano le nevi perenni e i grandi ghiacciai, che fanno da sfondo alle impressionanti vette che raramente si fermano prima dei settemila metri: qui, naturalmente, le uniche forme di vita che  riescono ad avventurarsi sono gli uccelli rapaci e gli escursionisti.

Dal mango alle piante medicinali
Potenzialità & ostacoli
La fortunata combinazione della fertilità e della varietà degli ecosistemi é una risorsa importante per l’economia del paese: in Nepal oltre l’80% dei cittadini vive nelle zone rurali, e per la maggior parte di essi l’attività nei campi e l’allevamento di bestiame costituiscono le uniche risorse.
Nonostante le potenzialità della regione l’attività di coltivazione tipica si concentra su varietà limitate di prodotti, prevalentemente mais, grano, lenticchie e riso, con una produzione di tipo famigliare legata ai ritmi delle stagioni e spesso orientata alla sussistenza del gruppo. Questa caratteristica é dannosa sotto due aspetti: da una parte infatti ne risente il regime alimentare delle famiglie, che spesso é carente da un punto di vista nutrizionale e inadeguato alle fatiche richieste dalle attività quotidiane, dall’altra anche lo stato di conservazione del suolo soffre dello sfruttamento di monocolture intensive.
Le cause principali che facilitano questa situazione sono due: una é strettamente culturale, e spinge i contadini nepalesi a coltivare solo quei prodotti che fanno parte della dieta seguita per motivi religiosi, non incentivando la diversificazione dei raccolti; l’altra è invece connessa alla lontananza delle zone di produzione dai mercati e ai sistemi agricoli arretrati.
Coltivazione & fertilità
Le tecniche di coltivazione sono rimaste immutate da secoli e si dividono principalmente in due tipi differenti: quelle che utilizzano opere di canalizzazione delle acque, chiamate khet e create nelle pianure alluvionali e nei terrazzamenti costruiti sui fianchi delle colline e delle montagne, e quelle formate da vasche nel terreno degli appezzamenti d’alta quota, chiamate bari, che vengono alimentate esclusivamente dalle acque piovane. Se nelle prime viene coltivato solo riso, nelle “vasche” possono crescere diversi tipi di piante e di cereali, come mais e miglio, ma anche grano, orzo, patate e altri. Così, dal momento che le monoculture di riso occupano i campi irrigati e potenzialmente più produttivi, risulta estremamente difficile modificare e diversificare le coltivazioni, ed anche il terreno a lungo andare ne risente: l’intenso sfruttamento e una debole rotazione dei campi sono le cause principali del fenomeno di erosione del suolo, reso ancora più grave dalla scarsa varietà di semi e di piante che vengono fatte crescere, nonché dal sistema di terrazzamenti, che richiederebbe una manutenzione specifica per evitare lo slittamento delle placche di terreno sotto il peso delle piogge monsoniche.
Cosi, anno dopo anno, le terre nepalesi stanno divenendo meno fertili, mentre le frane e gli smottamenti, soprattutto durante la stagione delle piogge, sono sempre più spesso causa di rovina e povertà per interi gruppi famigliari e villaggi.
Biodiversità
Le  associazioni non governative e rappresentanti delle istituzioni conducono da anni una campagna per la promozione dell’agrobiodiversity in tutto il paese, attraverso corsi di aggiornamento sui metodi di coltivazione, distribuzione di sementi e fertilizzanti differenziati, opere di canalizzazione e di intensificazione della produttività dei terreni e il rafforzamento della capacità di raggiungere il mercato e di organizzare la distribuzione di vegetali.
La salvaguardia della biodiversità in Nepal è specchio di una grande potenzialità di sviluppo sociale ed economico: a causa dell’estrema fertilità dei terreni e delle differenti altitudini dove é possibile coltivare, la diversificazione dei prodotti può dare luogo a un mercato ampio e prezioso, che affianchi ai cereali anche una maggior varietà di legumi, frutta e verdure.
Due tipi di coltivazione sono considerati strategici, e rappresentano il simbolo stesso delle potenzialità dell’agrobiodiversity: le piantagioni di mango del Tarai e le piante medicinali d’alta quota. Le prime sono cresciute in maniera esponenziale nelle pianure confinanti con l’India, consolidando un mercato ricco e redditizio: gli ampi spazi a disposizione e le temperature tropicali della regione sono le condizioni ideali per la crescita delle piante di mango, di arance e di limoni, frutti che crescono velocemente e sono facilmente processabili dall’industria alimentare per la produzione di succhi e sciroppi; anche le seconde rappresentano una vera e propria ricchezza, poiché se da un lato la richiesta di piante medicinali da parte dell’industria cosmetica e farmaceutica mondiale fanno delle coltivazioni sulle pendici himalayane una miniera di profitti e di sviluppo, dall’altro il loro utilizzo rappresenta una risorsa fondamentale per la salute degli abitanti delle zone rurali, che spesso non hanno altre soluzioni per prevenire e curare i più differenti problemi di salute.
Nelle regioni occidentali e trans-himalayane del paese vengono coltivate e utilizzate a fini medicinali oltre 700 specie diverse di piante d’alta quota, mentre 100 di esse sono commercializzate all’interno e all’esterno del Nepal (prevalentemente in India, dove giunge oltre il 90% della produzione di piante ayurvediche).

La gestione delle risorse
La popolazione nepalese segue pratiche tradizionali di conservazione delle risorse a seconda delll’ecosistema locale, coinvolgendo direttamente le singole famiglie dei villaggi. Ogni membro della comunità adotta individualmente le diverse soluzioni, ma in genere viene incaricata una persona (o una famiglia) a operare come guardiano delle foreste e delle risorse forestali, segnalando e sanzionando le infrazioni: questo compito viene ripagato attraverso un sistema di contribuzione in denaro o in risorse alimentari (riso e grano)  chiamato manapathi, che ogni famiglia considera necessario per la comunità intera.
Istituzioni & progetti internazionali
In questi ultimi trent’anni alla gestione delle risorse si sono aggiunti diversi interventi  da parte del governo e di organismi internazionali, con risultati alterni e spesso opposti: lo Stato é infatti intervenuto spostando la responsabilità a livello locale, senza tenere conto delle differenze geografiche delle specifiche zone di utilizzo e adottando criteri puramente amministrativi e lontani dalla realtà di fatto.
I grandi progetti internazionali, d’altra parte, sono stati spesso incapaci di raggiungere obiettivi concreti e duraturi, a causa dell’incompatibilità dei contesti ambientali alle modalità progettuali di sviluppo: proprio per questo motivo negli ultimi anni il riconoscimento della capacità di gestione delle risorse naturali a livello locale é stato rivalutato, tornando ad essere uno dei punti di riferimento dei progetti.
Nel campo dello sfruttamento e della canalizzazione delle acque gli interventi governativi e istituzionali sono stati tuttavia determinanti: attraverso la realizzazione di pompe meccaniche e di opere di canalizzazione su vasta scala, a molte comunità rurali sono stati garantiti  l’accesso all’acqua pulita, la creazione di serbatoi in zone accessibili e la realizzazione di sistemi collettivi di irrigazione dei campi.
Nonostante una maggior consapevolezza delle problematiche, oggi le risorse naturali del Nepal appaiono in pericolo e sembrano destinate ad un progressivo deterioramento: l’alto tasso di crescita della popolazione e la conseguente domanda di terreni coltivabili, la mancanza di coordinazione e di interazione dei progetti, lo spostamento di intere comunità in fuga dalla guerra civile e l’abbandono delle zone rurali sono solo alcuni dei fattori che stanno incrementando lo sfruttamento insostenibile del paese.

Turismo sostenibile
Il Nepal é conosciuto in tutto il mondo per la bellezza del suo territorio e la magnificenza del sistema montuoso himalayano: questi fattori, uniti ad un incredibile varietà di ambienti e alla presenza di numerose zone di riserva naturale, spingono a considerare il turismo come la prima fonte di sviluppo e di rendita economica del paese. Ma, come prevedibile, lo sviluppo dell’industria del turismo deve tener conto di alcuni fattori fondamentali per mantenere inalterati i delicati equilibri dell’ecosistema nepalese: l’aumento vertiginoso del flusso dei turisti degli ultimi vent’anni ha fatto emergere la necessità di regolamentare i modi e le pratiche del turismo nelle zone rurali del Nepal, sia che si tratti delle zone alpine battute dai lunghi percorsi di trekking sia delle riserve naturali sparse per tutto il paese.
I sentieri insostenibili
É nelle zone alpine d’alta quota che la situazione si é fatta più critica: il sentiero che porta all’Everest, uno dei più famosi percorsi al mondo, é stato ribattezzato sentiero – spazzatura, tale é la condizione dell’ambiente circostante dovuto al passaggio dei turisti. Ogni spedizione, infatti, porta con sé una discreta quantità di viveri e di materiale consumabile che viene abbandonata lungo il percorso: basti pensare alle migliaia di bottiglie di acqua minerale sparse per le zone di montagna, o quello delle bombole di ossigeno consumate ad alta quota. Così, durante quest’ultimo decennio, si sono moltiplicati gli sforzi per arginare i danni del turismo sull’ambiente, promuovendo la raccolta dei rifiuti e la manutenzione dei sentieri, l’utilizzo di materiali eco-compatibili, lo studio dell’impatto sulle comunità tradizionali.
Parchi & riserve
Per salvaguardare la flora e la fauna del paese sono state create diverse riserve naturali e parchi protetti, distinguendo tre diversi settori di intervento, ovverosia i parchi nazionali, le riserve naturali e le aree di conservazione.
I parchi nazionali riconosciuti sono otto, variano per condizioni climatiche e habitat naturali e sono stati progettati per garantire un accesso sostenibile ai turisti provenienti da tutto il mondo; in diversi casi la creazione di questi parchi ha però provocato squilibri e ingiustizie sulla popolazione autoctona, che si é vista sottrarre le terre e le sue risorse.
L’obiettivo delle riserve naturali invece é la salvaguardia diretta delle specie animali e vegetali più rare e importanti del paese: grazie a queste zone, interdette al flusso del grande turismo, alcune specie animali in pericolo di estinzione si sono parzialmente ripopolate, come le tigri, i delfini provenienti dalla pianura del Gange, il panda rosso e altri animali.
Aree di Conservazione
Le Aree di Conservazione, infine, sono dedicate alla crescita e alla protezione di piante medicinali d’alta quota, di fiori aromatici, orchidee, rododendri ed altri tipi di erbe preziose. Il rischio dello sfruttamento eccessivo a fini commerciali ha indotto il Governo a creare quattro aree specifiche regolate da norme severe e da quote di raccolta.
Così, per i turisti che hanno a cuore la salvaguardia dell’ambiente, vi sono diversi problemi da tenere in considerazione, comportamenti da evitare e zone da visitare con le dovute attenzioni, per ammirare la natura con il giusto rispetto.

A cura di Filippo Tessari

 
 
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