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Phoenix Mars Lander

L'atterraggio su Marte
La sonda “Phoenix Mars Lander” è atterrata dolcemente sul suolo marziano. La conferma è arrivata alle 1,53 ora estiva del 26 maggio 2008, circa 15 minuti dopo l’effettivo invio del segnale da parte della sonda. Tanto è infatti il tempo necessario alle onde radio – che viaggiano alla velocità della luce, pari a circa 300 mila chilometri al secondo – per arrivare sulla Terra dal pianeta rosso, che in questo momento è distante da noi quasi 280 milioni di chilometri.
L'atterraggio
Subito dopo l’atterraggio, la sonda è rimasta ferma per 20 minuti in attesa che la polvere sollevata dai suoi retrorazzi si depositasse nuovamente al suolo, poi ha dispiegato i suoi due pannelli solari circolari (che si aprono come un ventaglio), e infine ha cominciato a spedire immagini spettacolari e assolutamente inedite della superficie marziana. La “Phoenix Mars Lander” ha toccato terra nella regione nota come Vastitas Borealis, una regione artica prossima al Polo Nord marziano.
L'area di studio
Proprio in questa regione, un vastissimo deserto coperto di polvere, sabbia e rocce, all’inizio del 2002 la sonda Mars Odyssey scoprì che subito sotto la superficie si trova uno spesso strato di ghiaccio d’acqua, durissimo e compatto. Ecco perché gli scienziati hanno scelto questo particolarissimo sito per la “Phoenix”: lo scopo principale della missione è infatti quello di studiare questo ghiaccio, descriverne le caratteristiche fisiche e chimiche e scoprire la sua storia. Soprattutto per capire se un tempo questa acqua, ormai ghiacciata, è stata liquida. In ultima analisi, per capire se su Marte si sono mai verificate condizioni ambientali adatte allo sviluppo di forme di vita.
Il lungo viaggio di Phoenix
Lanciata il 4 agosto 2007 dalla base di Cape Canaveral (Florida) a bordo di un razzo Delta II, la sonda “Phoenix” ha viaggiato per quasi 680 milioni di chilometri prima di arrivare al pianeta rosso. La missione, frutto di una collaborazione fra le agenzie spaziali statunitense (Nasa) e canadese, ha una durata prevista, almeno nella sua prima parte, di 90 giorni marziani, o “sol”, corrispondenti a circa 92 giorni terrestri (il pianeta rosso ha un periodo di rotazione di circa 40 minuti maggiore di quello terrestre). In questo periodo i sette strumenti a bordo della sonda fotograferanno il pianeta, faranno analisi fisico-chimiche del suolo e del sottosuolo marziano, studieranno le condizioni meteorologiche e la tenue atmosfera del pianeta, per fornire un quadro completo delle regioni artiche di Marte e cercare di risolvere alcuni dei misteri in cui è ancora avvolto il “fratello minore” del nostro pianeta. La “Phoenix Mars Lander” è la sesta sonda a toccare felicemente il suolo marziano senza schiantarsi. Segue, in questa speciale classifica di missioni fortunate, le due sonde Viking 1 e 2 (1975), la Mars Pathfinder, con il suo “robottino” Sojourner (1996) e i due “rover” Spirit e Opportunity (2003). Tutti gli altri tentativi – statunitensi, sovietici, russi ed europei – di far atterrare sonde su Marte o su uno dei suoi due satelliti sono miseramente falliti, o con lo schianto o con la perdita della navicella. Un tasso di fallimenti così alto che alcuni scienziati hanno ipotizzato, fra il serio e il faceto, l’esistenza di una “maledizione del pianeta rosso”. Mentre alcuni ufologi sostenitori dell’esistenza di forme intelligenti di vita marziana ipotizzano che ad abbattere quelle sonde siano stati proprio gli “omini verdi”, infastiditi dall’eccessiva curiosità dei terrestri. Resta da capire perché alcune le abbiano fatte atterrare e le abbiano lasciate libere di studiare il loro pianeta!

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