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Energia

Idrocarburi non convenzionali
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Un po’ di storia

Asfalti, bitumi e oli pesanti non sono una scoperta recente, anzi, si può dire che siano stati i primi idrocarburi ad essere utilizzati dall’uomo. Fin dai primordi della storia dell’uomo, sono stati infatti utilizzati per gli usi più svariati: come materiale sigillante e impermeabilizzante per imbarcazioni e tetti delle case, come colla, come combustibile per lucerne e lampade, come medicamento per ferite.
Fin dall’inizio dello sfruttamento industriale del petrolio, ci si è resi conto che soltanto una piccolissima parte degli idrocarburi presenti in un reservoir può fuoriuscire naturalmente, per effetto della pressione esistente nel giacimento: questa, però, diminuisce gradatamente mano a mano che il giacimento viene svuotato del suo contenuto, quindi fin da subito è stato necessario studiare tecniche per aumentare artificialmente le pressioni, in modo da poter facilitare la fuoriuscita del petrolio. La tecnica più comune consiste nell’iniettare nel reservoir gas e acqua, che aiutano a far spostare gli oli a più bassa viscosità verso i pozzi.
Nonostante questi accorgimenti, tuttavia, gli oli più pesanti e viscosi non possono essere spostati e almeno il 50% degli idrocarburi rimane nel reservoir. Sono stati così abbandonati, perchè considerati ormai improduttivi con le tecniche “normali”, moltissimi giacimenti, che però contengono ancora ingentissime quantità di idrocarburi viscosi. Ora che le riserve di olio convenzionale si stanno esaurendo, negli ultimi anni del XX secolo è iniziata la ricerca di tecniche che permettono l’estrazione e l’utilizzo anche di questi idrocarburi “difficili”.
Gli idrocarburi pesanti non sono economici, ma sono abbondanti e nel XXI secolo rappresenteranno un’importantissima fonte di combustibili fossili.
Processi sperimentali di distillazione di idrocarburi da rocce come gli scisti o le sabbie bituminose furono studiati già nel ‘700, per estrarre asfalti, bitumi e oli utilizzati per lampade. Non mancano le curiosità storiche: per esempio, da una formazione rocciosa nota come “scisti bituminosi di Besano”, in provincia di Varese, conosciuta per il ritrovamento di resti fossili perfettamente conservati di pesci e grandi rettili (Foto 3, 3b), si estraeva il cosiddetto “saurolo”, un olio pesante che, considerato una specie di “distillato di dinosauro”, veniva ritenuto un medicamento potentissimo e polivalente! Nella seconda metà dell’800, il saurolo, molto simile all’ittiolo (che veniva prodotto in Tirolo, ma che ora è creato artificialmente), fu prodotto industrialmente e commercializzato da ditte farmaceutiche per la cura di malattie della pelle: fu utilizzato, in particolare, per la cura delle dermatiti contratte dai soldati italiani nelle campagne d’Africa. Nel sito era già attiva dal ‘700 l’estrazione mineraria degli scisti bituminosi, che venivano bruciati per illuminazione, e a partire dal 1830 nacque un progetto di estrazione di gas per l’illuminazione pubblica della città di Milano.
Dopo questa fase pionieristica e sperimentale, le ricerche sugli idrocarburi non convenzionali sono ripartite, con crescenti stanziamenti di fondi, negli anni ’80: sono state messe a punto nuove tecnologie di estrazione, produzione e trattamento degli oli viscosi, con importanti innovazioni tecnologiche che hanno reso lo sfruttamento sempre più redditizio in termini di percentuale di recupero e di costi.

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