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Glossario

Raccolta differenziata dei rifiuti
Nel D. Lgs. n. 22 del 5.2.97 viene data la seguente definizione: “La raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee, compresa la frazione organica umida, destinate al riutilizzo, al riciclaggio ed al recupero di materia prima.”

Radiazione elettromagnetica
Onde o particelle, emesse da una sorgente, che si propagano nello spazio e sono associate sia ad un campo magnetico che ad uno elettrico; esse viaggiano alla velocità della luce, comprendono raggi gamma, raggi X, luce, raggi ultravioletti, infrarossi e onde radio.

Radiazione ionizzante
Particella, come ad esempio un fotone, che ha energia sufficiente a rimuovere un elettrone da un atomo o da una molecola, dunque producendo uno ione e un elettrone libero; esempi di radiazione ionizzante sono i raggi gamma e i raggi X.

Radiazione nucleare
Le radiazioni nucleari sono onde o particelle emesse dagli isotopi radioattivi che si propagano nello spazio. Possono essere del tipo particelle a o ß oppure raggi.

Radiazione ultravioletta
Radiazione elettromagnetica con lunghezza d’onda nel range 4-400 nm. Questo tipo di luce comincia all’estremità inferiore delle lunghezze d’onda della luce visibile.

Radioattività ambientale
E’ la radioattività misurata in un determinato ambiente. Particolari sostanze, come ad esempio il gas radon (vedi), emettono radiazioni che possono essere normalmente presenti nell’ambiente; oltre un certo limite, risultano nocive.

Radionuclidi
vedi Isotopi radiattivi

Radon
Elemento chimico (Rn) gassoso che emette radiazioni. Può essere normalmente presente nell’ambiente (vedi anche Radioattività ambientale).

Raffinazione
Trasformazione del petrolio greggio in un certo numero di derivati. Dopo aver eliminato alcuni sali spesso presenti (desalting), si procede al frazionamento del greggio per distillazione (vedi Topping) ricavandone diverse frazioni (tagli) di idrocarburi in funzione del loro punto di ebollizione. Le frazioni principali sono: gas di petrolio liquefatti (vedi GPL), benzina leggera, nafta, kerosene, gasolio e residui. Se si disponesse solamente della tecnica del topping si otterrebbe, per ogni tipo di greggio, una combinazione di prodotti base in proporzioni costanti che non corrisponderebbe necessariamente ai fabbisogni del mercato. A valle del topping si utilizzano pertanto altri processi di raffinazione (cracking, visbreaking, coking, reforming, isomerisation, alkylation, ecc.) che consentono di modificare la resa del greggio sia nella quantità sia nella qualità dei prodotti, in base alle diverse richieste stagionali dei prodotti stessi.

Rapporto ambientale 
Rapporto (report) o bilancio ambientale (vedi) sono termini spesso utilizzati indistintamente. Nei paesi anglosassoni (i primi a instaturare questa pratica aziendale) con il termine environmental reporting si intende l’attività di informazione sul rapporto tra impresa e territorio fisico. Il rapporto ambientale è pertanto quel documento diffuso al pubblico e redatto periodicamente all’interno, per mezzo del quale l’impresa descrive le sue principali problematiche ambientali, il suo approccio strategico, la sua organizzazione per la gestione ambientale, le azioni messe in atto per la protezione ambientale e documenta, con dati statistici e indicatori, il proprio impatto (il bilancio ambientale) e gli aspetti finanziari connessi con l’ambiente (spese correnti e di investimento). Oltre che strumento di comunicazione con i vari interlocutori dell’impresa (azionisti, finanziatori, assicuratori, opinione pubblica, gruppi ambientalisti, autorità nazionali e locali, clienti e consumatori), il rapporto ambientale (e il bilancio che esso contiene) rappresenta un elemento fondamentale per la gestione strategica della variabile ambiente, all’interno del processo di pianificazione dell’impresa.

RDF
vedi Combustibile derivato dai rifiuti

Reattore nucleare
Sistema in cui si mantiene una reazione nucleare controllata. I reattori nucleari basati sulla fissione, in cui i neutroni fanno da veicolo di una reazione a catena con liberazione costante di energia, sono oggi gli unici esistenti. I reattori (a fissione) si possono dividere in due famiglie a seconda che la fissione sia provocata prevalentemente da neutroni veloci (reattori veloci) o da neutroni lenti, tanto lenti da esser quasi in equilibrio termico col mezzo in cui si muovono (reattori termici). Il componente fondamentale di un reattore nucleare è il combustibile, ove avvengono le fissioni, con relativa produzione di energia sotto forma di calore. Nei reattori termici è necessario un moderatore (acqua, acqua pesante, grafite), che ha la funzione di rallentare i neutroni. Se poi il reattore ha lo scopo di produrre energia è necessario un refrigerante che ha la funzione di asportare il calore prodotto e che può coincidere col moderatore, se esiste, ed è liquido. Il fluido caldo, in uscita dal reattore, viene usato per produrre energia elettrica secondo le modalità comuni alle centrali termoelettriche, potendosi considerare il reattore come sostitutivo della caldaia. I reattori di gran lunga più diffusi per produzione di energia sono quelli moderati e refrigerati ad acqua.

Reattori nucleari intrinsecamente sicuri 
Nei reattori nucleari attuali un incidente catastrofico, benché estremamente improbabile, non è impossibile. L’esigenza di fornire una risposta convincente alle preoccupazioni dell’opinione pubblica a questo proposito è all’origine degli studi sui cosiddetti reattori intrinsecamente sicuri, che si pongono l’obiettivo ultimo di rendere un incidente catastrofico impossibile. Ci sono due grandi categorie di incidenti nucleari, quelli da sopracriticità (Chernobyl) e quelli da perdita di refrigerante (Three Mile Island). Le ricerche sui reattori intrinsecamente sicuri riguardano soprattutto questa seconda categoria, ritenuta di maggiore importanza nei reattori ad acqua (un incidente con la dinamica di Chernobyl non sarebbe potuto accadere in un reattore ad acqua occidentale). Ad esempio il progetto PIUS prevede che nocciolo e sistema primario di raffreddamento siano immersi in una vasca di acqua fredda borata, in modo tale che, in caso di guasto del sistema di circolazione, sia comunque assicurata la refrigerazione del nocciolo. In questo ambito possono essere inquadrate anche proposte radicalmente innovative, come ad esempio quella di Rubbia e collaboratori (che evita gli incidenti di sopracriticità, ma non quelli di perdita da refrigerante), di accoppiare un acceleratore di protoni con un mezzo moltiplicante sottocritico, preferibilmente a base di torio, in cui i protoni iniettati producono neutroni, poi amplificati dalle fissioni nel mezzo sottocritico, con relativa produzione di energia. L’uso di torio anziché di uranio, escluderebbe la possibilità di ottenere plutonio, utilizzabile a fini militari.

Reazione chimica
Trasformazione mediante la quale una sostanza interagisce con un’altra al per produrre sostanze differenti.

Recalcitrante
Composto chimico presente in genere come inquinante, difficilmente degradabile.

Recettore ambientale
Qualsiasi elemento dell’ambiente che può diventare bersaglio di un inquinamento.

Recupero dei rifiuti
Nel D. lgs. n. 22 del 5.2.97 viene data la seguente definizione delle operazioni di recupero: “Utilizzazione principale come combustibile o come altro mezzo per produrre energia; rigenerazione/recupero di solventi; riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi, comprese le operazioni di compostaggio (vedi) e altre operazioni biologiche; riciclo/recupero dei metalli o dei composti metallici; riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche; rigenerazione degli acidi o delle basi; recupero dei prodotti che servono a captare gli inquinanti; recupero dei prodotti provenienti dai catalizzatori; rigenerazione o altri reimpieghi degli oli; spandimento sul suolo a beneficio dell’agricoltura o dell’ecologia; utilizzazione dei prodotti ottenuti da una delle suddette operazioni; scambio di rifiuti per sottoporli a una delle suddette operazioni; messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle suddette operazioni (escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono stati prodotti).”

Recupero dell’olio, processi di
Tecniche impiegate allo scopo di massimizzare il fattore di recupero (vedi), ossia il rapporto tra la quantità di olio portata in superficie e la quantità inizialmente in giacimento. I processi di recupero si dividono in: – recupero primario, che sfrutta unicamente l’energia propria del giacimento per portare l’olio in superficie e al quale corrisponde una produzione primaria; – recupero secondario o recupero migliorato (improved recovery), che viene applicato successivamente, e talvolta contemporaneamente al recupero primario, che integra l’energia del giacimento in fase di esaurimento ed al quale corrisponde una produzione secondaria; – recupero terziario o recupero assistito (enhanced recovery), per il quale sono stati studiati e trovano applicazione processi diversi, spesso allo stato sperimentale e comunque piuttosto costosi. I termini “primario”, “secondario”, “terziario” indicano l’ordine secondo il quale i metodi di recupero venivano applicati. Attualmente i processi di recupero secondario sono usati anche dall’inizio della produzione ed è per questo che si preferisce ora definire processi convenzionali i processi di recupero primario e secondario e processi avanzati i processi di recupero terziario.

Recupero energetico
Utilizzazione dell’energia termica liberata in un processo di combustione di rifiuti, per la produzione di vapore da cedere a terzi o da sfruttare in un ciclo termico, per la produzione di energia elettrica.

Recupero vapori
Contenimento delle emissioni evaporative di benzina nel ciclo di distribuzione. Si realizza mediante interventi in più fasi: presso il punto vendita carburanti, le pompe di benzina vengono dotate di sistemi per il recupero dei vapori di benzina che si formano durante il rifornimento delle vetture; il carico delle autobotti in deposito ed il loro scarico presso i punti vendita vengono effettuati in ciclo chiuso; nei depositi viene installato un impianto per il recupero dei vapori di benzina.

Refluo 
Propriamente, il termine refluo indica un qualcosa che subisce un flusso di ritorno. In termini di inquinamento dell’ambiente, le acque reflue sono quelle che derivano dagli scarichi urbani o industriali. Se opportunamente depurate, si può nuovamente far confluire queste acque in un fiume.

Reforming 
Importante processo secondario di raffineria che consiste nel trasformare la struttura molecolare degli idrocarburi (vedi) in carica allo scopo di migliorarne le caratteristiche qualitative (ad esempio per accrescere il numero di ottano della virgin naphtha, vedi). Nella carica sono presenti idrocarburi con 6 ÷ 9 atomi di carbonio, in prevalenza paraffinici e naftenici (basso-ottanici). Il reforming può essere realizzato mediante un processo con temperature e pressioni elevate (thermal reforming), da considerare ormai superato, o mediante temperature elevate e pressioni minori, ma in presenza di catalizzatori (catalytic reforming). Nel processo di reforming avvengono reazioni di craking, ciclizzazione, deidrogenazione, isomerizzazione. Il processo può essere applicato anche al gas naturale, ai gas di petrolio liquefatti (GPL), al gas di raffineria, per ottenere gas avente una differente composizione chimica. L’idrogeno prodotto dal reforming catalitico è molto utile in raffineria, in quanto necessario per i processi di hydrofining (vedi) sempre più diffusamente impiegati. La stessa carica per reforming catalitico va preventivamente hydrofinata a fondo per ridurre a meno di 1 ppm (parti per milione) i contenuti di zolfo e azoto, che avvelenerebbero irreversibilmente il catalizzatore. Le rese in prodotto riformato e in idrogeno, gas, gpl, il numero di ottano del riformato e la purezza dell’idrogeno dipendono dalle caratteristiche della carica e dalla severità alla quale viene condotto il processo.

Reforming catalitico
Classico processo di raffineria finalizzato alla produzione di benzine ad alto numero di ottani, a partire dalla benzina proveniente dalla distillazione primaria del petrolio (nafta).

Regimazione delle acque
Regolazione della portata (vedi) di un corso d’acqua, mediante opere di ingegneria idraulica (ad esempio, arginatura, scolmatura, ecc.) e sistemazioni idraulico-forestali.

Regime anemometrico
Condizione fisica dell’atmosfera relativa alla direzione e velocità dei venti.

Regime idrico 
Modo col quale è distribuita la portata dei corsi d’acqua durante l’anno.

Regione arida
Regione caratterizzata da scarsissime precipitazioni, ove la vegetazione è ridotta o del tutto assente.

Registro navale britannico
Ente tecnico istituito nel 1760 per la classificazione delle navi (a scopi assicurativi), divenuto successivamente (1834) organo autonomo di classificazione e di emanazione di normative riconosciute in tutto il mondo. A questo ente sono demandate da diversi governi la certificazione e classificazione degli impianti di perforazione a mare e di altre strutture offshore, pipelines comprese. In Italia il registro navale (RINA) oltre al ruolo di classificazione, normazione e controllo della costruzione delle navi, ha compiti di controllo della sicurezza a bordo per la salvaguardia delle vite umane in mare e per la salvaguardia dell’ambiente.

Regressione
Ritiro del mare da regioni precedentemente occupate, con conseguente instaurarsi, in esse, di ambiente continentale. Contrario di trasgressione (vedi). Il termine regressione viene anche utilizzato in riferimento al ritiro dei ghiacciai epigei.

Reintegro
Ricostituire interamente, per lo più rinnovando o aggiungendo nuovamente quanto era venuto a mancare.

Rendimento energetico 
Ogni sistema biologico o energetico utilizza energia per compiere lavoro o per trasformare un tipo di energia in un altro tipo. Il rendimento energetico sarà uguale al rapporto tra il lavoro prodotto e l’energia utilizzata. Se, per esempio, si hanno due biciclette e con una si riesce a percorrere una distanza doppia dell’altra, nello stesso intervallo di tempo e utilizzando la stessa energia, vuol dire che la prima bicicletta ha un rendimento energetico doppio della seconda.

Reprocessing 
1. Rigenerazione. Lavorazione di un olio, un solvente, un catalizzatore, “esausti”, per ripristinare almeno in parte le caratteristiche iniziali del prodotto già utilizzato (e non avente più caratteristiche ottimali).
2. Ritrattamento. Nuova elaborazione, ad esempio dei dati sismici, per ottenere migliori informazioni.

Residui
Per residui si intendono i rifiuti derivanti da processi produttivi o da raccolte finalizzate, che siano suscettibili, previo idoneo trattamento, di essere riutilizzati come materie prime in un processo produttivo della stessa o di altra natura.

Residui bituminosi
Residui pesanti di raffineria, specificamente quelli assai ricchi di peci carboniose, che si ottengono dalla lavorazione del greggio. Il tar ha un notevole potere calorifico (9.200 ÷ 9.400 kcal/kg), ma è commercialmente scadente e sempre meno ecocompatibile (alta viscosità, peciosità, elevati contenuti di zolfo e metalli, come nichel, sodio, vanadio). Con l’emanazione del D. Lgs. 5.2.97, n. 22 il tar viene considerato un combustibile non convenzionale e rientra nella categoria dei rifiuti destinati al riutilizzo.

Resina sintetica
Gruppo di sostanze organiche, appiccicose e liquide, che solitamente si induriscono quando esposte all’aria, diventando fragili e amorfe.

Resistenza
Capacità di un corpo di tollerare e opporsi alle forze che agiscono esternamente.

Responsabilità civile 
Regime legale che stabilisce in quali casi un soggetto che causa un danno all’ambiente o ad altri soggetti, deve ritenersi responsabile. Si distinguono due regimi di responsabilità: la responsabilità oggettiva, in base alla quale colui che causa il danno, una volta accertata la relazione di causalità tra la sua azione e il danno stesso, è da ritenersi comunque responsabile ed è tenuto alla compensazione monetaria del danneggiato; la responsabilità per colpa, che fa dipendere la responsabilità dalla negligenza e, quindi, la esclude in tutti quei casi nei quali il danno si è prodotto, ma il danneggiante non ne ha colpa poiché la sua azione è stata diligente.

Responsibe Care
Il concetto di Responsible Care fu sviluppato dall’associazione delle aziende chimiche canadesi verso la metà degli anni Ottanta e, in circa un decennio, è diventato un programma di rilevanza mondiale. È finalizzato ad ottenere miglioramenti delle prestazioni dell’industria chimica nel settore della salute, della sicurezza e dell’ambiente e a mettere le aziende di tutto il mondo in grado di comunicare i risultati raggiunti, favorendo la trasparenza con il pubblico. Lanciato in Italia da Federchimica nel 1992, il programma Responsible Care prevede l’adesione volontaria da parte dell’impresa che si impegna ad applicare i suoi princìpi-guida, tra i quali risulta fondamentale il processo di autovalutazione. Dall’avvìo del Programma in Italia, le adesioni sono in continua crescita e contano gruppi e società di piccole, medie e grandi dimensioni, nazionali ed estere. Ogni anno la Federchimica pubblica un rapporto ambientale: Responsible Care.

Rete di trasporto e distribuzione
Insieme di condotte, di impianti e di altre installazioni tra di loro interconnesse per trasmettere e distribuire agli utenti diversi tipi di energia o di vettori energetici (petrolio, gas naturale, elettricità, acqua calda per il teleriscaldamento).

Rete trofica
La rete trofica rappresenta la rete di distribuzione del cibo all’interno di una catena alimentare ed è composta dai livelli trofici.

Reversibile
Propriamente, la parola “reversibile” indica ciò che può tornare allo stato originario, un fenomeno o una trasformazione chimica che può avvenire nel senso opposto a quello in cui si è verificato. Si dice che un terreno agricolo è reversibile, perché può essere trasformato dallo stato di coltivazione allo stato naturale originario, a differenza che un paesaggio umanizzato ( perché quest’ultimo comporta, per l’intervento dell’uomo, un mutamento definitivo degli equilibri naturali- disboscamento, inquinamento, costruzione di cave, ecc.).

Richiesta di Ossigeno Totale
Sigla universalmente accettata per indicare un parametro di grande importanza per la definizione della qualità di un’acqua. Il TOD è una misura della quantità totale di ossigeno richiesta da un campione di acqua, in aggiunta a quello discioltovi, per l’ossidazione completa delle sostanze organiche presenti con trasformazione dei costituenti, per esempio carbonio (vedi), idrogeno, azoto, zolfo rispettivamente in anidride carbonica, acqua, acido nitrico, acido solforico. Il TOD si misura con apposite apparecchiature automatiche attraverso la determinazione in continuo della concentrazione di ossigeno nel gas effluente dal processo di combustione. È uno dei tanti parametri, quali COD, TOC, BOD (vedi voci corrispondenti), attraverso i quali si cerca di caratterizzare il grado di inquinamento di un’acqua.

Riciclaggio
Ritrattamento, in un processo di produzione dei materiali, di rifiuti per la loro funzione originaria o per altri fini, compreso il riciclaggio organico (vedi Compostaggio) con esclusione, però, del recupero di energia.

Ricolonizzazione
La ricolonizzazione consiste nella reintroduzione, in un determinato habitat, di una specie animale che vi abitava, ma che, per svariati motivi, si era ivi estinta. Ad esempio in Italia c’è stata la reintroduzione dell’Orso bruno sulle Alpi.

Rifiuti
Secondo il D. Lgs. n. 22 del 5.2.97 è rifiuto qualsiasi sostanza od oggetto che rientri nelle categorie riportate in allegato al decreto stesso e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi. Tuttavia, a tale proposito va evidenziato che l’elenco dei rifiuti individuati nell’allegato al decreto non è esaustivo in quanto in esso viene disposto che costituisce rifiuto anche “qualunque sostanza, materia o prodotto che non rientri” tra le diverse categorie espressamente individuate. Pertanto, il criterio cui occorre fare riferimento per determinare se una data sostanza debba essere qualificata come rifiuto (e, come tale, vada assoggettata alla normativa che ne regola tutte le fasi di smaltimento) è quello soggettivo e cioè di valutazione della volontà del detentore di disfarsi o meno della sostanza stessa. Nel D. Lgs. n. 22/97 i rifiuti vengono classificati, secondo l’origine e la pericolosità, rispettivamente in urbani e speciali ed in pericolosi e non pericolosi (vedi voci corrispondenti). Scompare, pertanto, la tipologia dei rifiuti tossici e nocivi, introdotta dalla previgente normativa.

Rifiuti non pericolosi 
Secondo il D. Lgs. n. 22 del 5.2.97, sono rifiuti non pericolosi quelli che non rientrano nell’apposita lista allegata al decreto stesso.

Rifiuti organici
I rifiuti organici sono quelli derivanti da esseri viventi, animali e vegetali, come ad esempio i rifiuti di cucina, le foglie secche, lo sterco delle mucche….Questi rifiuti possono essere decomposti nel terreno: se ne occupano i decompositori, cioè piccoli animali, batteri e funghi che vivono nel terreno e si nutrono delle sostanze organiche disgregandole in molecole più semplici. I rifiuti organici sono detti per questo biodegradabili. Normalmente i rifiuti organici sono trattati in impianti specializzati, attraverso un processo di triturazione, aerazione e maturazione, per produrre un materiale detto compost, che può essere utilizzato in agricoltura e nella vivaistica. In altri casi i rifiuti organici possono essere raccolti e sigillati in grandi digestori, ovvero in contenitori all’interno dei quali l’assenza d’ossigeno permette la decomposizione per mezzo di batteri che producono biogas contenente metano, poi utilizzato per fornire energia.

Rifiuti pericolosi
Secondo il D. Lgs. n. 22 del 5.2.97, sono pericolosi i rifiuti individuati in un’apposita lista allegata al decreto stesso. Viene, pertanto, superata la classificazione dei rifiuti tossici e nocivi (vedi) prevista dalla previgente normativa (D.P.R. n. 915/88), che era basata sul contenuto nei rifiuti di determinate sostanze nocive, individuate da disposizioni tecniche. Con il nuovo criterio, conforme alle norme comunitarie, i rifiuti rientranti nella citata lista vengono qualificati come pericolosi, a prescindere dalle effettive caratteristiche di rispettiva pericolosità.

Rifiuti radioattivi
Materiali prodotti o utilizzati nell’impiego pacifico dell’energia nucleare (e per i quali non è previsto il riutilizzo), elementi di combustibile esclusi, che contengono, dall’origine o in seguito ad attivazione o contaminazione, sostanze radioattive. Non essendo stato trovato un processo pratico per l’eliminazione di tale radioattività, queste scorie vengono chiuse in recipienti ermetici e raccolte in aree riservate a questo scopo da accordi internazionali, che prevedono anche le condizioni di sicurezza per la deposizione.

Rifiuti radioattivi, condizionamento dei
Processo effettuato con l’impiego di un agente solidificante, allo scopo di produrre un manufatto nel quale i radionuclidi siano inglobati in una matrice solida, in modo da limitarne la mobilità potenziale.

Rifiuti radioattivi, confinamento dei 
Segregazione dei radionuclidi dalla biosfera (vedi), con limitazione di un loro rilascio al di sotto di quantità e concentrazioni ritenute accettabili.

Rifiuti radioattivi, inglobamento dei
Condizionamento (vedi) di rifiuti radioattivi (vedi) solidi, con la produzione di una matrice solida che avvolge i rifiuti stessi, riempiendo gli spazi liberi nel contenitore.

Rifiuti radioattivi, solidificazione dei 
Condizionamento (vedi) di rifiuti radioattivi (vedi) non solidi, con la produzione di una matrice solida nella quale sono miscelati e distribuiti i rifiuti stessi.

Rifiuti radioattivi, trattamento dei
Complesso di operazioni che, mediante l’applicazione di processi fisici e/o chimici, modificano la forma fisica e/o la composizione chimica dei rifiuti radioattivi (vedi), con l’obiettivo principale di operare una riduzione di volume e/o di preparare i rifiuti stessi alla successiva fase di condizionamento (vedi), oppure di conferire al rifiuto trattato forma, assenza di liquidi liberi e compattezza tali, da poter essere inserito in un contenitore senza eseguirne il condizionamento, ove siano rispettati i pertinenti limiti di concentrazione dei radionuclidi contenuti.

Rifiuti Solidi Urbani (RSU)
vedi Rifiuti Urbani

Rifiuti speciali
Secondo il D. Lgs. n. 22. del 5.2.1997 sono rifiuti speciali: a) i rifiuti da attività agricole e agro-industriali; b) i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti pericolosi che derivano da attività di scarico; c) i rifiuti da lavorazioni industriali; d) i rifiuti da lavorazioni artigianali; e) i rifiuti da attività commerciali; f) i rifiuti da attività di servizio; g) i rifiuti derivanti dall’attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi; h) i rifiuti derivanti da attività sanitarie; i) i macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti; l) i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti.

Rifiuti speciali assimilabili agli urbani (RSA)
Tipologia di rifiuti di origine commerciale e/o industriale, assimilabili ai rifiuti urbani, per qualità e quantità, ai sensi dell’art. 21, comma 2, lettera g) del D. Lgs. 5.2.97, n. 22. In pratica sono rifiuti speciali assimilabili (RSA) agli urbani quei rifiuti provenienti da mercati ortofrutticoli, da mense aziendali, da strutture sanitarie (mense e reparti non infettivi), da supermercati e grande distribuzione (residui da imballaggi e scarti vari) e da alcune lavorazioni industriali, quali cascami e residui tessili, scarti di pulper di cartiera (vedi), plastiche e teli d’imballaggio, ecc.

Rifiuti speciali, impianti dei trattamenti
I sistemi di smaltimento dei rifiuti speciali non pericolosi e/o pericolosi, utilizzano per il trattamento le seguenti tecnologie: – tecnologie per il recupero dei materiali; – tecnologie per il pretrattamento dei rifiuti; – tecnologie per lo smaltimento definitivo dei rifiuti. Il trattamento, il recupero o la valorizzazione dei rifiuti speciali possono essere effettuati mediante processi chimici, fisici, biologici e/o termochimici. Per il recupero vengono impiegate tecnologie di rigenerazione degli oli usati (vedi Olio lubrificante usato), di distillazione dei solventi esausti e di recupero di materiali riutilizzabili nei cicli produttivi. Oltre alla rigenerazione e al riciclaggio di materiali, è possibile anche il recupero di energia, mediante l’adozione di cicli termici, associati a forni di incenerimento (vedi) dei rifiuti, in grado di produrre energia elettrica e/o termica. Il trattamento dei rifiuti speciali viene effettuato utilizzando appropriati impianti di detossificazione, inertizzazione, depurazione chimico-fisica e/o biologica, incenerimento e stoccaggio definitivo (discariche controllate).

Rifiuti tossico-nocivi
Questa tipologia di rifiuti non ha più valenza giuridica a seguito dell’abrogazione del D.P.R. n. 915/82 che l’aveva istituita. La qualificazione introdotta con il D. Lgs. n. 22/97 per tali rifiuti è quella di rifiuto pericoloso (vedi).

Rifiuti urbani
Secondo il D. Lgs. n. 22/97 sono rifiuti urbani: a) i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e da luoghi adibiti ad uso di civile abitazione; b) i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli della lettera a), assimilati ai rifiuti urbani sulla base dei criteri dettati dal decreto stesso; c) i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade; d) i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade e aree pubbliche o sulle strade e aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua; e) i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi ed aree cimiteriali; f) i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni.

Riflessione
E’ un fenomeno fisico che descrive il modo in cui un flusso di particelle o un’onda ritornano indietro dopo aver incontrato una superficie.

Riformulazione di carburanti e combustibili
Modifica delle caratteristiche e della composizione (formula) dei prodotti petroliferi a fini ambientali. Negli Stati Uniti la legislazione ambientale ha imposto a partire dal 1°.1.1995 l’impiego di benzina riformulata (vedi) nelle zone che presentano problemi di qualità dell’aria relativamente all’inquinamento da ozono (vedi).

Rigassificazione del GNL, impianto di
Il gas naturale liquefatto, trasportato da una nave metaniera (vedi), a pressione normale e temperatura di -161°C, arriva al terminale marittimo, ove viene stoccato in serbatoi coibentati fino al momento in cui se ne renda necessaria l’utilizzazione. Quando ciò avviene, l’impianto trasforma il gas naturale liquefatto (GNL) in gas naturale, lo comprime alla pressione del gasdotto, lo misura e lo immette nel gasdotto stesso.

Rilievi aeromagnetici
Metodi di esplorazione geofisica consistenti nella misura dell’intensità del campo magnetico totale. Il principio sul quale è basato questo metodo è quello della diversa “suscettività magnetica” delle rocce (attitudine ad essere magnetizzate). L’acquisizione dei dati viene effettuata, nell’esplorazione petrolifera, quasi esclusivamente mediante magnetometri (vedi) trasportati da aerei, che volano a quota costante rispetto al livello del mare. Si ottengono così dei profili magnetici, ossia i valori, ad intervalli costanti di qualche secondo, dell’intensità del campo magnetico totale. Tali profili, opportunamente corretti, vengono utilizzati per la costruzione di mappe magnetiche. L’acquisizione viene effettuata a quota elevata (500 ÷ 1.500 metri) per ridurre l’effetto magnetico superficiale.

Rilievi gravimetrici
Acquisizione di misure del campo gravimetrico terrestre, effettuate mediante gravimetri (vedi) per mettere in evidenza anomalie gravimetriche che possono essere di interesse petrolifero. Nel sottosuolo infatti rocce diverse hanno densità diverse ed esercitano quindi forze di gravità diverse. Masse più grandi di rocce dense esercitano un’attrazione gravitazionale maggiore. Dove le formazioni più dense sono più vicine alla superficie, l’attrazione della gravità è maggiore. L’area da investigare viene coperta da una serie di misure (ad esempio una ogni km2) ed i risultati, opportunamente elaborati, danno mappe che vengono utilizzate per avere informazioni sulla presenza e sull’estensione di trappole (vedi) strutturali (anticlinali, domi salini, ecc.), di interesse petrolifero.

Rilievi sismici a riflessione
Metodi di prospezione indiretta che si basano sul principio della propagazione nel terreno di onde elastiche prodotte artificialmente in prossimità della superficie. Sono attualmente l metodi maggiormente impiegati nella ricerca petrolifera a causa dell’alto potere di penetrazione delle onde elastiche nel sottosuolo, che consente di rilevare orizzonti geologici anche a notevole profondità. Le onde sismiche, quando investono una discontinuità litologica (cioè l’interfaccia tra formazioni rocciose con diverse proprietà acustiche), in parte penetrano nel mezzo sottostante, subendo modifiche di forma e di velocità di propagazione, ed in parte sono riflesse verso la superficie. Se si dispone sul terreno un certo numero di ricevitori (detectors), situati opportunamente, questi riceveranno in tempi successivi gli impulsi riflessi dalle diverse superfici di discontinuità. I tempi di arrivo di queste riflessioni danno una indicazione della profondità dei riflettori, ossia delle interfaccia che rappresentano le discontinuità del sottosuolo. Lo studio della propagazione delle onde è molto complesso in quanto le variabili sono diverse (frequenza, velocità, intensità, tempo di arrivo), accompagnate inoltre da tutti i fenomeni associati e caratteristici quali la divergenza sferica (spreading), l’assorbimento (absorption losses), le diffrazioni, le riflessioni, le rifrazioni, ecc. I ricevitori utilizzati in terra ferma sono detti geofoni (vedi), mentre quelli usati in mare sono detti idrofoni (vedi) e gruppi di essi sono collegati per formare dei patterns che consentono un aumento dell’ampiezza dell’onda riflessa rispetto ai disturbi che pure arrivano. I detectors trasformano l’energia sismica ricevuta sotto forma di oscillazioni del terreno in forze elettromagnetiche e quindi in correnti ad esse proporzionali che, campionate (ossia trasformate in forma digitale), vengono avviate in modi diversi all’apparecchiatura di registrazione.

Rilievi sismici marini, localizzazione dei
Determinazione della posizione geografica delle singole tracce sismiche registrate durante il rilievo. A tale scopo è necessario conoscere sia la posizione della nave che quella degli idrofoni (vedi). Per la posizione della nave si usano i sistemi integrati di navigazione basati sull’uso combinato di sistemi diversi, per esempio: – un sistema di radiolocalizzazione (Radar, Lorac, ecc.); – un sistema di posizionamento (Lorac, piattaforma inerziale); – un sistema di localizzazione mediante satellite. Ognuno di questi sistemi dà il proprio contributo, particolarmente quando uno degli altri non dà informazioni (la radiolocalizzazione perde precisione con l’aumentare del campo di esplorazione, i sistemi di posizionamento locale sono molto sensibili e misurano accuratamente i movimenti della nave, ma accumulano errori abbastanza rapidamente, il sistema satellitare dà informazioni ad intervalli finiti di tempo). Per la determinazione della posizione degli idrofoni si usano delle bussole magnetiche disposte lungo lo streamer (vedi Cavo sismico marino), e la boa di coda sulla quale è montato un riflettore radar, che viene utilizzato per monitorare la direzione dello streamer rispetto alla direzione di movimento della nave.

Rimboschimento
Insieme di pratiche forestali relative al rinnovo del bosco, compiute per evitarne la graduale scomparsa e, in alcuni casi, per impedire i franamenti di terreni montani in ripido pendio e poveri di vegetazione. Il rimboschimento può avvenire per rinnovo naturale e in tal caso le stesse piante provvedono, dopo tagli ed esboscamenti precedentemente effettuati, alla riproduzione. Il rinnovo artificiale è invece totalmente operato dall’uomo, per semina o per piantagione.

Ripariale
Termine riferito a vegetazione e fauna viventi sulle rive di un corso d’acqua o di un lago.

Ripascimento
Ricostituzione di spiagge, mediante sabbia o altro materiale litoide, apportato artificialmente nelle zone costiere.

Riporto
Situazione di mercato in cui i prezzi per consegne più vicine sono più bassi rispetto a quelli per consegne più lontane (vedi Backwardation).

Ripristini ambientali
Ultima fase della realizzazione di un’opera, hanno l’obiettivo di riportare le aree interessate alle condizioni e destinazioni d’uso originarie, nel più breve tempo possibile. Fin dall’avvio del progetto, infatti, viene definita la strategia di ripristino finale. Vengono realizzati studi sulle caratteristiche dei terreni interessati e di quelli circostanti e sulla climatologia della zona. Vengono definite le modalità di rimboschimento (vedi) e inerbimento secondo avanzate tecniche forestali. In molti casi il lavoro di ripristino consente non solo di riportare il territorio alle sue condizioni originarie, ma anche a migliorare e rendere più sicuro il suo assetto. Nel caso di forte pendenza ciò significa minimizzare le erosioni pluviali ed eoliche e aumentare la coesione superficiale; nel caso di terreni grossolani, aumentarne la fertilità e migliorarne la capacità di ritenzione idrica. La posa dei gasdotti, ad esempio, richiede interventi specifici di ripristino nelle diverse fasi del lavoro, dalla scelta del tracciato alla progettazione e alla costruzione.

Riprofilatura del terreno
Riporto e sistemazione del terreno secondo la configurazione morfologica originaria di una data area, interessata dalla costruzione di un gasdotto. Tale operazione viene effettuata lungo la pista di lavoro, subito dopo la posa e il rinterro della condotta.

Riraffinazione
Processo di recupero, come materia prima, dell’olio usato (vedi), mediante trattamenti fisici e chimici, volti ad ottenere basi lubrificanti di qualità comparabile con quella di oli di primo impiego.

Rischio
Probabilità, caratteristiche e modalità del verificarsi di un evento dannoso per la salute umana e per l’ambiente.

Riserva idrica
Corpo idrico naturale o artificiale, utilizzato per immagazzinare, regolarizzare e controllare le risorse idriche.

Riserva integrale
Zona, in genere delimitata e protetta da particolari disposizioni, per la conservazione delle specie vegetali e animali che vi dimorano.

Riserva naturale
Zona in genere delimitata e protetta da particolari disposizioni per la conservazione di alcune specie vegetali ed animali che vi dimorano.

Riserve
Si definiscono riserve i volumi stimati di petrolio greggio, gas naturale, condensati da gas naturale, liquidi recuperati da gas naturale e sostanze ad essi associate (ad esempio zolfo da idrocarburi contenenti H2S) che si prevede possano essere commercialmente recuperati da giacimenti noti, a partire da una certa data in avanti, nelle condizioni economiche esistenti al momento, impiegando tecniche operative già note e con la normativa di legge vigente. Le stime delle riserve si basano sull’interpretazione dei dati geologici, geofisici e/o ingegneristici disponibili al momento nel quale viene eseguita la valutazione. In base al livello di confidenza attribuito a tali dati, le riserve vengono suddivise in riserve accertate e riserve non accertate. A loro volta le riserve non accertate vengono suddivise in riserve probabili (vedi) e riserve possibili (vedi).

Riserve accertate
Sono quantità note di accumuli di idrocarburo per le quali si può stimare con ragionevole certezza che potranno essere recuperate nelle condizioni economiche esistenti al momento della stima. Tali condizioni economiche comprendono i prezzi di vendita e i costi di produzione al momento della valutazione. Le riserve accertate possono essere già sviluppate o ancora da sviluppare.

Riserve accertatevalore delle
Criterio di valutazione delle riserve minerarie di cui un’impresa dispone. Si basa sul criterio del valore attuale netto dei futuri flussi di cassa derivanti dalla produzione, a prezzi e quantità stimate, e dopo la deduzione di tutti i costi operativi e fiscali. Occorre accertare esattamente quali sono i metodi applicati per la valorizzazione (se ad esempio viene ipotizzato un tasso di inflazione, si deve anche specificare quale è il tasso di attualizzazione adottato, ecc.).

Riserve idriche
Quantità di acqua che può essere utilizzata dall’uomo per la sua sopravvivenza e le sue attività. Queste riserve comprendono sia le acque superficiali (di fiumi e laghi) che quelle sotterranee ( falde acquifere e fiumi sotterranei).

Riserve possibili
Quantità di idrocarburo che hanno un grado di certezza minore delle riserve probabili e possono venire stimate con un basso livello di certezza, insufficiente ad indicare se esse potranno venire prodotte. In generale comprendono quantità di idrocarburo che si ritiene possa essere estratto da giacimenti non ancora scoperti e presumibilmente esistenti.

Riserve probabili
Quantità di idrocarburo che potranno probabilmente, ma non sicuramente, essere estratte. La loro stima si basa su condizioni geologiche note, su caratteristiche similari delle rocce serbatoio (vedi) e sull’interpretazione dei dati geofisici.

Riserve, valutazione delle
Stima delle riserve ottenuta sulla base del volume di roccia-serbatoio (vedi), della sua porosità e saturazione in idrocarburi, del fattore di volume del fluido contenuto e del fattore di recupero previsto per ciascuno degli idrocarburi presenti in giacimento. Possono essere impiegati metodi deterministici (che forniscono un solo valore) o metodi probabilistici (che forniscono la distribuzione dei valori delle riserve in funzione della probabilità che esse vengano effettivamente prodotte).

Risorsa ambientale
Una delle componenti ambientali alle quali è attribuito un valore ambientale, ai fini dell’economia del territorio.

Risorse
Stima dell’ammontare totale di idrocarburi già scoperti e ancora non scoperti, comprese le riserve (vedi), che ci si aspetta di produrre in futuro. Le risorse scoperte sono costituite da idrocarburi ancora nel sottosuolo, la cui presenza è stata fisicamente confermata da attività di esplorazione. Le risorse non scoperte si riferiscono a depositi di idrocarburi stimati dagli studi geologici, ma non ancora confermati dalla perforazione di pozzi.

Risorse naturali non rinnovabili
(vedi Fonti non rinnovabili)

Risorse naturali rinnovabili
(vedi Energia rinnovabile)

Risorse uranifere
L’uranio (vedi) è un elemento diffuso in natura, a concentrazioni però assai modeste, dell’ordine di qualche ppm (parti per milione). Sono invece relativamente rari i giacimenti a tenore elevato. Si può considerare un tenore dell’ordine di una parte per mille come la soglia di interesse, con ampie oscillazioni in dipendenza dalle caratteristiche del giacimento e dalla situazione del mercato. Le riserve mondiali di uranio, intese come risorse ragionevolmente sicure (incertezza da 30 a 50%) a costi di estrazione minori di 80 $/kg di uranio, sono stimate attualmente dell’ordine di 2 milioni di tonnellate. Se si allarga l’incertezza, aggiungendo le cosiddette risorse addizionali stimate, e si accetta un costo di estrazione più elevato, fino a 130 $/kgU, si arriva a qualcosa dell’ordine di 6 milioni di tonnellate. L’equivalente energetico di tali risorse, se utilizzate nei reattori attuali, è rispettivamente di 20 e 60 Gtep, risultato ottenuto moltiplicando le quantità fisiche di uranio per 10.000, equivalente energetico dell’uranio.

Risparmio energetico
Effetto delle misure prese da produttori e utilizzatori di energia per limitare lo spreco dell’energia attraverso un miglioramento dell’efficienza energetica (ottenimento dello stesso prodotto con minore energia) e per usare la fonte di energia più opportuna all’uso finale richiesto. Il risparmio può essere ottenuto in molti modi, ad esempio attraverso: – l’isolamento degli edifici, delle condutture di vapore o di acqua calda, di serbatoi, di sistemi di refrigerazione, ecc.); – l’utilizzazione di calore di scarto (vedi cogenerazione); – il miglioramento dell’utilizzazione dell’energia nei processi industriali (ad esempio i 2/3 dell’energia usata in campo industriale servono per produrre materiali, come l’acciaio, mentre il resto serve per ottenere prodotti finiti, per cui sarebbe conveniente, ad esempio, il riciclo dei materiali e l’uso della plastica); – l’aumento delle prestazioni dei mezzi di trasporto mediante il miglioramento di motori, cambi, controlli di guida elettronici, pneumatici, forma aerodinamica, peso, ecc. Il principio dell’energy savings è stato adottato a livello internazionale dopo la guerra del Kippur (1973).

Rocce
Le rocce sono aggregati di diversi minerali che formano la crosta terrestre e caratterizzati da masse più o meno voluminose, indipendenti le une dalle altre. Spesso esse sono costituite da un minerale principale (dominante) e da altri minerali, presenti solamente in piccole quantità. In base alla formazione dei minerali che le caratterizzano, le rocce vengono classificate in: Primarie (ignee, di derivazione magmatica) e Secondarie (sedimentarie e metamorfiche).

Rocce calcaree
Le rocce calcaree sono rocce sedimentarie costituite essenzialmente da carbonato di calcio (CaCO3). Le rocce calcaree sono molto diffuse. Non sono molto resistenti agli agenti atmosferici: facilmente si sbriciolano o si lasciano fessurare, divenendo così molto permeabili all’acqua.In particolare, in alcune zone della Terra l’acqua si è infiltrata nelle fessure delle rocce calcaree, intaccandole e disciogliendone il carbonato di calcio in bicarbonato solubile, dando luogo al famoso fenomeno del carsismo.

Rocce di copertura
Rocce sedimentarie impermeabili che sovrastano le rocce serbatoio (vedi), impedendo all’idrocarburo di sfuggire dalla trappola (vedi). I più comuni tipi di rocce di copertura sono rappresentati da depositi a grana fine (argille, marne, calcari argillosi, ecc.) e da sedimenti evaporitici (gesso, anidriti e sali, principalmente salgemma).

Rocce ignee
Le rocce ignee si formano attraverso il raffreddamento e la cristallizzazione del magma. Si distinguono in intrusive ed effusive. Le rocce intrusive si chiamano così perché il magma che le forma si solidifica in profondità, nel sottosuolo. Rocce di questo tipo sono, ad esempio, graniti e dioriti. Le rocce effusive, invece, si formano dalla solidificazione del magma solo dopo che esso è fuoriuscito in superficie. I porfidi ed i basalti, per esempio, sono rocce effusive.

Rocce metamorfiche
Le rocce metamorfiche si generano quando la forma o il tipo di minerale che le compone subiscono una trasformazione. Queste variazioni sono provocate da una serie di reazioni chimiche, dovute ad un cambiamento della pressione o della temperatura nel sottosuolo.

Rocce sedimentarie
Rocce derivanti dalla trasformazione dei sedimenti. Le rocce sedimentarie sono per la maggior parte marine e derivano dalla trasformazione dei detriti dell’erosione delle terre emerse trasportati dai corsi d’acqua e decantati nei mari e negli oceani (rocce elastiche o terrigene); oppure dalla precipitazione di sali contenuti in soluzione nell’acqua marina (rocce evaporitiche); o ancora dall’accumulo della parte inorganica degli scheletri degli organismi marini (rocce organogeniche).

Roccia madre
Rocce sedimentarie a grana fine (argille, marne, calcari e dolomie) che contengono sostanza organica (vedi Kerogene) in concentrazione sufficiente per generare petrolio. Anche per indicare il materiale che dà origine al suolo.

Roccia serbatoio
Volume di roccia del sottosuolo, quasi esclusivamente sedimentaria, che ha sufficiente porosità e permeabilità da consentire l’accumulo di petrolio in presenza di appropriate condizioni strutturali o di trappola (vedi). La maggior parte degli accumuli di petrolio, circa il 60%, è contenuto in rocce serbatoio silicoclastiche (sabbie, arenarie e conglomerati), mentre il rimanente 40% è intrappolato in rocce serbatoio carbonatiche (calcari e dolomie).

Rotary Kelly Bushing (RKB)
Meccanismo per imprimere la rotazione e permettere il movimento assiale della batteria di perforazione necessari per l’esecuzione del pozzo (vedi Perforazione). Costituisce il punto di riferimento per la misurazione delle quote di profondità raggiunte durante la perforazione.

Rotazione terrestre
E’ il movimento che la Terra compie su se stessa, ovvero attorno al proprio asse. La Terra gira da Ovest verso Est e, in seguito a questo movimento, si verifica l’alternarsi del giorno con la notte. Il tempo impiegato per compiere un giro completo è di 23 ore 56 minuti e 4 secondi, vale a dire un giorno.

Rotore
Parte mobile di una macchina rotante, la cui parte fissa è rappresentata dallo statore. Il rotore serve a generare campo magnetico.

RPI-X
Metodo di regolamentazione della variazione dei prezzi in una impresa regolamentata, divenuto popolare nel Regno Unito all’epoca della privatizzazione delle imprese pubbliche. Il regolatore stabilisce che il tasso di variazione annuo del prezzo (o della tariffa) possa aumentare non più del tasso di crescita dell’indice dei prezzi al dettaglio (RPI) a meno di una percentuale annua che riflette fattori esogeni di produttività e innovazione del sistema economico. In altre parole i prezzi dell’impresa regolamentata, in assenza di inflazione, devono diminuire di una percentuale annua, in funzione dei guadagni medi di produttività del sistema economico.

RSA
(vedi Rifiuti Speciali Assimilabili agli Urbani)

RSU
(vedi Rifiuti Urbani)

Rumore
Energia sotto forma di onde sonore, capace di determinare una perturbazione fisica nel mezzo di propagazione percepibile dall’uomo o dagli animali. Di seguito è riportata una tabella con alcuni esempi di rumori tipici. Livello di pressione sonora [dB(A)] Rumore tipico 0 Soglia udibile

 
 
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