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Domande e Risposte

Il Collegio di Milano, un centro di eccellenza per la formazione dei migliori studenti, dottorandi, ricercatori italiani e stranieri, iscritti alle sette università milanesi, è stato inaugurato il 29 settembre 2003. Prendendo spunto dalle esperienze dei college anglosassoni, delle grandes écoles francesi e degli illustri collegi storici italiani, il Collegio di Milano propone un'esperienza nuova e di crescita intellettuale e personale.

Insieme ai ricercatori della Fondazione Eni Enrico Mattei, gli studenti del Collegio di Milano risponderanno in questo spazio del portale alle vostre curiosità in merito ai cambiamenti climatici. Hai domande? Scrivici.

  1. Il cambiamento climatico e le emissioni di CO2
  2. Cause
  3. Conseguenze
  4. Politiche d’intervento: efficienza e risparmio

Il cambiamento climatico e le emissioni di CO2 Domanda:
Ho sempre pensato che l'effetto serra fosse un fenomeno dovuto alle attività umane che contribuiscono ad aumentare l'anidride carbonica in atmosfera. Leggendo i giornali in questi ultimo periodo, si parla di effetto serra come fenomeno naturale. Qualcuno mi schiarisce le idee?
Risposta:
L'effetto serra è prima di tutto un fenomeno naturale che fondamentale per creare le condizioni necessarie alla vita sulla Terra. Ti rimandiamo a questo link per comprendere il fenomeno naturale e successivamente leggi questo altro approfondimento per capire come l'uomo è intervenuto alterandolo.

Domanda:
Tutte le sostanze che inquinano l'aria provocano anche l'effetto serra?
Risposta:
No! anche per chiarire questo punto ti invitiamo a leggere due brevi testi.
Inquinamento dell'aria
La protezione dalle radiazioni solari e l’effetto serra

Domanda:
Quando sono aumentate le emissioni di CO2?
Risposta:
L’analisi della quantità di CO2 presente nell’atmosfera durante le quattro glaciazioni, mostra un andamento ciclico, ma si mantiene entro intervalli costanti fino al 1750. A partire dal 1750, ossia in concomitanza con la prima rivoluzione industriale, si registrano emissioni di CO2 largamente superiori alla media degli anni precedenti. Questo aumento non si è arrestato nei decenni successivi e, attualmente, l’andamento delle concentrazioni di CO2 è in progressiva ed inarrestabile ascesa.


Domanda:
Com’è possibile stimare in modo scientificamente attendibile le variazioni nel corso dei secoli di temperatura e di concentrazione di CO2?
Risposta:
Vi sono vari metodi che vengono utilizzati per determinare la temperatura e la concentrazione di CO2 in periodi nei quali non vi è stata un’osservazione diretta (anteriori cioè all’inizio del 1800 d.C.). Tra questi il metodo scientificamente più valido è il “carotaggio”, cioè l’analisi di “carote” di ghiaccio estratte dai ghiacciai perenni dell’Antartide e della Groenlandia. Sono, infatti, disponibili tecniche di datazione “delle carote di ghiaccio” molto accurate e i risultati sono prove scientifiche difficilmente confutabili. Quello che può invece essere argomento di dibattito è come interpretare i dati ottenuti da queste analisi.
Se vuoi approfondire vai al percorso Riduciamo la CO2.

Domanda:
Che cos’è una “carota” di ghiaccio?
Risposta:
Una “carota” è un blocco di ghiaccio cilindrico, alto anche alcuni metri, estratto dai ghiacciai perenni dei poli. In una “carota” sono presenti delle microbolle d’aria che sono rimaste intrappolate nel ghiaccio al momento della sua formazione. Dall’analisi dei gas contenuti nelle microbolle si ricavano informazioni sulla composizione e sulla temperatura dell’atmosfera del passato. Siccome è possibile datare gli strati delle carote di ghiaccio, le informazioni ottenute dalle analisi possono essere riferite ad un determinato periodo storico.


Domanda:
Come si datano gli strati di una carota?
Risposta:
In una carota di ghiaccio si trovano degli strati le cui caratteristiche sono riconducibili a grandi avvenimenti geologici facilmente databili, come eruzioni vulcaniche o impatti con meteoriti. Queste stratificazioni fungono da riferimento per la costruzione di serie storiche.

Domanda:
Quando si puo’ parlare di cambiamento climatico?
Risposta:
Per poter parlare di cambiamento climatico gli studiosi devono disporre di una serie di dati convalidati su un periodo di 30 anni a partire dall’anno zero di riferimento, che per le analisi attuali è il 1960. Ne consegue che i dati sono sempre relativi e per questo sentiamo dire “due gradi in più o tre gradi in meno rispetto a ”. Come cambia il clima sulla Terra?

Domanda:
L'unico modo per ridurre il contenuto di Co2 nell'atmosfera è inquinare di meno?
Risposta:
No. Esistono anche altri metodi che sono ancora poco utilizzati e in via di sperimentazione. Uno di questi si basa sul confinamento della CO2 prodotta e sul suo stoccaggio in container posizionati sui fondali oceanici o in vecchi giacimenti petroliferi nel sottosuolo.

Cause Domanda:
A cosa è dovuto il cambiamento climatico che la Terra sta vivendo?
Risposta:
L’attuale cambiamento climatico è strettamente legato all’aumento della concentrazione di CO2 dall’era pre-industriale ad oggi, il livello di CO2 atmosferico attualmente raggiunto non ha precedenti nella storia del nostro pianeta ed è dovuto alle attività dell’uomo quali l’utilizzo di combustibili fossili, la deforestazione tropicale e i cambiamenti d’uso del suolo
Consulta il grafico per osservare l'andamento delle emissioni di anidride carbonica in europa.

Domanda:
In realtà quanto influisce realmente l'attività dell'uomo?
Risposta:
L’ONU ha riunito un gruppo di esperti sull’evoluzione del clima (IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change), il cui compito consiste nel valutare periodicamente lo stato delle conoscenze internazionali della ricerca per porre le basi scientifiche necessarie per portare avanti i negoziati internazionali sul clima. Il riscaldamento globale osservato negli ultimi 50 anni può essere in parte attribuito all'uomo che continuando a emettere gas serra con le proprie attività, continuerà a modificare il clima. Se non si verificherà un’inversione di tendenza nelle emissioni di gas a effetto serra, assisteremo a un innalzamento del livello medio degli oceani e a un aumento dei fenomeni meteorologici estremi, come ad esempio l'intensificarsi degli uragani. Dall’ultima glaciazione (oltre 10'000 anni fa), la concentrazione di CO2 e metano nell’atmosfera non è mai aumentata con tale rapidità e attualmente supera qualsiasi limite mai raggiunto. L’aumento della temperatura negli ultimi 30 anni può essere spiegato dall’incremento dei gas a effetto serra; mentre altri fattori come l’irradiazione solare e le eruzioni vulcaniche, spesso considerate dagli scettici come i veri fattori importanti, hanno secondo alcuni esperti un ruolo secondario in epoca recente. E per il futuro?

Conseguenze Domanda:
Un paio di gradi in più costituiscono un problema?
Risposta:
Un paio di gradi in più costituiscono un problema? Dall’ultima glaciazione, non si è mai registrato un cambiamento di temperature tanto rapido quanto quello previsto per i prossimi cento anni. I modelli matematici più recenti prevedono entro la fine del XXI secolo un incremento della temperatura media globale compreso tra 1,5 e 6 gradi Celsius. Tuttavia taluni ecosistemi potrebbero essere sottoposti a variazioni anche maggiori. Se si tiene conto che all'epoca dell'ultima glaciazione la temperatura media era "solo" 5 gradi più bassa dell'attuale, è facile immaginare che la capacità di adattamento di uomini, animali e piante sarà messa a dura prova, molto più di quanto lo sia ora. Alcune conseguenze potrebbero essere lo scioglimento dei ghiacci, l'innalzamento del livello del mare, la scomparsa di certe specie animali e/o vegetali, lo sconvolgimento del ciclo vegetativo delle foreste.


Domanda:
Quali sono gli effetti dell’incremento di CO2 atmosferica?
Risposta:
I principali effetti dell’incremento di CO2 atmosferica, osservati grazie alle reti di monitoraggio ed ai satelliti, indicano un riscaldamento inequivocabile del sistema climatico, come è ora evidente dalle osservazioni dell’incremento delle temperature globali dell’aria e degli oceani, dallo scioglimento diffuso di neve e ghiaccio e dall’innalzamento globale del livello del mare.


Politiche d’intervento: efficienza e risparmio Domanda:
Se l’ uomo si applicasse, per quanto gli sarebbe possibile con i mezzi a disposizione per contrastare gli effetti del cambiamento climatico, quando inizierebbe a raccogliere i primi frutti?
Risposta:
Secondo i modelli previsionali recenti, in ogni caso, anche “se spegnessimo tutti gli interruttori” per azzerare le emissioni di CO2, l’incremento di temperatura continuerebbe senza sosta nei prossimi 100 anni per stabilizzarsi solo in seguito .Questo perché la terra è un sistema molto complesso e la risposta del sistema climatico alle azioni per ridurre le emissioni hanno una scala temporale molto lunga. Ecco perchè molti esperti considerano che si debba intervenire subito e che le nostre azioni quotidiane non debbano venire meno solo perchè non abbiamo un immediato riscontro positivo! Le emissioni di CO2 per fonte

Domanda:
Quanto bizzarro sarà il clima nel futuro?
Risposta:
The Day After Tomorrow? Gli scienziati che studiano i cambiamenti climatici, utilizzano modelli di calcolo per ottenere previsioni di possibili scenari futuri.

Per far questo vengono considerati anche parametri quali la crescita demografica, lo sviluppo economico, le fonti energetiche e la tecnologia a disposizione.

Per curiosare tra gli scenari che derivano dagli studi dell'IPCC vai ad approfondire qui.
Secondo voi quale scenario è più probabile?


Domanda:
Cos’è il Protocollo di Kyoto?
Risposta:
Il Protocollo di Kyoto è un trattato internazionale sottoscritto a Kyoto l’11 Dicembre 1997 da più di 160 paesi, tra cui figurano in particolare il Giappone ed i paesi dell’Unione europea. Con questo trattato, i paesi che lo hanno ratificato si sono impegnati a ridurre di più del 5%, rispetto ai dati relativi al 1990, le emissioni di gas serra nell’atmosfera nel periodo che va dal 2008 al 2012. Purtroppo gli Stati Uniti, che provocano il 36% delle emissioni totali, non hanno aderito. Un po' di storia Da lunedì 3 dicembre a Bali i rappresentanti di 180 paesi cercheranno di raggiungere un accordo globale che sostituisca il Protocollo di Kyoto.


Domanda:
Perchè posso considerare il risparmio energetico come una vera fonte di energia?
Risposta:
Accendendo una lampadina, utilizzando un elettrodomestico o ci facendo una doccia, ricordati che che stai consumando energia e stai immettendo CO2 in atmosfera. Con la tecnologia attuale, le fonti energetiche a basso impatto ambientale non sono ancora in grado di coprire il nostro fabbisogno, ecco perchè puoi condiderare il risparmio energetico come una vera e propria fonte di energia gratuita ed accessibile. Se vuoi ascolta questa intervista Domanda:
Quando Al Gore ha recentemente vinto il Premio Nobel per la Pace, si è sentito parlare di IPCC. Di cosa si tratta?
Risposta:
IPCC è il Comitato Intergovernativo delle Nazioni Unite sul Clima, è stato fondato dalla World Meteorological Organization (WMO) e da United Nations Environment Programme (UNEP) nel 1988. Il suo scopo è di fornire informazioni tecnico-scientifiche e socio-economiche relative al rischio relativo al cambiamento climatico indotto dall’uomo (Human-induced climate change) e fornire informazioni su come possiamo mitigare o adattarci al cambiamento climatico. Scenari futuri secondo l'IPCC e il quarto rapporto IPCC

Domanda:
Disponiamo di informazioni sufficienti per poter adottare sin d’ora misure efficaci?
Risposta:
Stando al secondo Rapporto di valutazione dell’IPCC, già nel 1995 i 180 Stati firmatari della Convenzione sui cambiamenti climatici, sono giunti alla conclusione che è necessario ridurre le emissioni di gas a effetto serra se si vuole evitare un rischio serio per l’uomo e per la natura. Con il Protocollo di Kyoto, un’aggiunta alla Convenzione sul clima, nel 1997 per la prima volta sono stati stabiliti degli obiettivi di riduzione concreti per le emissioni dei Paesi industrializzati.2 anni dopo Kyoto

Domanda:
E l'acqua sarà sempre disponibile?
Risposta:
L’acqua sta diventando sempre di più un “elemento raro”, non solo nei paesi poveri o in via di sviluppo, dove ciò rimane purtroppo un dato costante, ma anche in molti ambiti territoriali dei paesi ricchi. In occasione del forum mondiale sull’acqua che si è tenuto a Kyoto, Shiga e Osaka dal 16 al 23 marzo 2003 è stato presentato dall’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) un rapporto di 600 pagine, il “World Water Development Report”, dove la criticità della dotazione idrica mondiale viene confermata dai seguenti dati:
- 2,4 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi sanitari di base per la scarsità d’acqua e per la mancanza di una sua adeguata depurazione;
- 1,1 miliardi di persone non hanno accesso all’offerta di acqua potabile;
- solo nel 2000 la mortalità connessa alla qualità delle acque è stata stimata in oltre 2,2 milioni di esseri umani, per lo più bambini sotto i 5 anni d’età;
- a livello mondiale, l’11 % della popolazione, che controlla l’84 % della ricchezza totale prodotta, consuma l’88 % dell’acqua;
- nel prossimo ventennio la disponibilità dell’acqua si ridurrà di un terzo per cause diverse (cambiamenti climatici, sovrasfruttamento, inquinamento, ecc.) e ciò potrebbe diventare causa di molteplici conflitti.

Lo stesso Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan, nel suo messaggio del 22 marzo 2003, ha affermato: “Già oggi la domanda complessiva di acqua procede più velocemente rispetto alla crescita della popolazione. Se le tendenze attuali continueranno, sulla terra due persone su tre soffriranno di carenze idriche da moderate a gravi entro poco più di due decenni a partire da adesso”.
In diverse aree geografiche dei paesi ricchi, specialmente quelle situate nel bacino del Mediterraneo e nelle zone temperate, il soddisfacimento dei bisogni idrici è diventato critico nonostante la riduzione dei consumi agricoli ed industriali; la situazione del Sud dell’Italia ne è un esempio. La risorsa acqua

Domanda:
A cosa si riferisce e quando si è iniziato a parlare di “sviluppo sostenibile”?
Risposta:
Il concetto di sviluppo sostenibile propone di conciliare lo sviluppo economico con il rispetto dell’ambiente, spingendo ad una riflessione sui possibili impatti ambientali negativi delle diverse politiche economiche. Il concetto di sviluppo sostenibile viene coniato nel 1972, durante la Conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente Umano a Stoccolma. Questa Conferenza porterà alla stesura di una Dichiarazione, composta da 26 principi che ancora oggi risultano fondamentali nell’ambito dell’economia sostenibile. Crescita e sviluppo

Domanda:
Quali sono le politiche adottabili nei confronti del problema del cambiamento climatico?
Risposta:
Vengono individuate sostanzialmente due strategie "politiche" per affrontare il problema. La prima, chiamata mitigazione, agisce cambiando i presupposti di intervento e regolando diversamente le attività umane che incidono negativamente rispetto al cambiamento climatico; la seconda, chiamata adattamento, prende atto della situazione presente e della sostanziale impossibilità di bloccare del tutto il processo del cambiamento climatico e cerca di porre in essere delle attività volte a "tamponare" gli effetti dell'agire umano sul medesimo.

Domanda:
Quali sono le principali differenza di vedute tra comunità scientifica e potere politico rispetto al tema del cambiamento climatico?
Risposta:
Gli scienziati in generale e, in particolare, i climatologi considerano il problema "in valore assoluto", mentre i politici lo prendono in considerazione su un piano di opportunità e di bilanciamento tra costi e benefici. Questo punto di vista non sempre corrisponde alla visione globale fatta propria dalla comunità scientifica.

Domanda:
Come potrà variare l'impatto del cambiamento climatico in relazione alla percezione dello stesso nella comunità internazionale?
Risposta:
La percezione del cambiamento climatico potrà variare a seconda del tasso di crescita dei singoli paesi interessati, della loro maggiore o minore vulnerabilità geografica e dell'attitudine politica dei governi.

Domanda:
Ci sono Paesi che fin'ora sono riusciti a fare dei passi decisivi rispetto agli obiettivi posti dal protocollo di Kyoto?
Risposta:
Sì. Uno dei paesi più intraprendenti in questa direzione è la Germania. È forse l’unico paese che non solo sta mettendo serio impegno nel raggiungere la soglia di CO2 promessa, ma addirittura si prefigura ambiziosamente soglie di emissioni ben più basse. Nel periodo 1999-2007 la Germania ha ridotto le sue emissioni di ben 18% (mentre la Spagna le ha aumentate del 50%) e prevede per il 2020 di aumentare l’attuale utilizzo di risorse rinnovabili per la produzione di energia di ben 18%, cioè portarlo a 30%!

Domanda:
In che cosa consiste il "sequestro" di Co2?
Risposta:
È una tecnica per ridurre le emissioni di gas serra che comporta la cattura da fonti industriali della CO2 e la successiva immissione in cavità naturali presenti nel sottosuolo. Queste cavità naturali possono essere pozzi di petrolio e giacimenti di gas naturale esauriti o in via di esaurimento, ma anche grotte sotterranee di altro tipo, anche naturali. In generale si è visto che vi è una grande capacità disponibile per lo stoccaggio della CO2 nel sottosuolo. Nel caso dei pozzi di petrolio o giacimenti di gas può essere inoltre effettuato il “recupero assistito”: viene sfruttata l’immissione di CO2 per aumentare la pressione sotterranea e permettere uno sfruttamento maggiore delle risorse naturali in questione.

Domanda:
Quali sono i costi del "sequestro" di Co2?
Risposta:
I costi non sono standard, ma variano a seconda dei luoghi e delle situazioni, andando da qualche decina di euro per tonnellata fino a più di un centinaio di euro a tonnellata. Questi costi sono ovviamente molto attutiti nel caso si stia effettuando il “recupero assistito” in un giacimento di petrolio o gas naturale. Per poter effettuare il “sequestro” di CO2 è naturalmente necessario costruire un impianto apposito il cui costo è purtroppo molto elevato.

Domanda:
Quali sono i rischi del "sequestro" di Co2?
Risposta:
I rischi sono principalmente di due tipi: perdita di CO2 durante le fasi in cui viene catturata, trasportata e iniettata nel terreno e rilascio nell’atmosfera di CO2 dal sito dove è stata accumulata. Mentre il primo problema si è già verificato non essere molto pericoloso per l’uomo o per la vita animale e vegetale del luogo dove avviene la perdita, il secondo problema non è ancora stato approfonditamente studiato, ma si ritiene, osservando fenomeni simili presenti in natura, che non sia pericoloso per l’uomo.

Domanda:
Perchè sono importabili i biocombustibili?
Risposta:
Perché i combustibili attualmente più utilizzati si basano sul petrolio – un risorsa in via di esaurimento. L’indipendenza da quest’ultima è fondamentale per mantenere l’equilibrio economico e politico non solo dei singoli paesi ma dell’intero pianeta.

Domanda:
Quali sono alcuni dei problemi principali che potrebbe creare la diffusione dei biocombustibili?
Risposta:
Uno dei problemi principali che è stato evidenziato riguardo ai bio-combustibili è che questi potrebbero sostituire le colture tradizionali nei Paesi in via di sviluppo, essendo economicamente più vantaggiosi, ma ciò provocherebbe una diminuzione della disponibilità di prodotti commestibili e quindi carestie nei paesi più poveri. Per quanto riguarda invece la produzione in Europa, la UE teme per la perdita della biodiversità dovuta alla trasformazione di zone agricole di valore naturalistico in zone a sfruttamento intensivo. Inoltre si è osservato come la trasformazione di terreni incolti in terreni per la produzione di biocombustibili richieda un notevole impiego di CO2, nullificando per molti anni il vantaggio, che il loro utilizzo permette nei confronti della benzina o del diesel, di un’emissione ridotta di CO2.
Per approfondire la biomassa



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