L’impatto sul paesaggio

L’impatto ambientale di un impianto ad energia solare deve essere valutato considerando l’intero ciclo di vita e in particolare la fase di costruzione dell’impianto, la fase in cui l’impianto è installato e produce energia e, infine, la fase di dismissione.  L’impatto che deriva dalla costruzione di un impianto fotovoltaico è paragonabile a quello generato dalla produzione di un qualsiasi prodotto dell’industria chimica. Durante la lavorazione dei pannelli, infatti, vengono utilizzate sostanze molto tossiche, che richiedono particolari misure di sicurezza per la tutela dei lavoratori, dell’ambiente e delle persone che lo abitano. I prodotti utilizzati variano a seconda della tipologia di pannello: per i pannelli al silicio cristallino si utilizzano acido cloridrico e triclorosilano, mentre per i pannelli al silicio amorfo vengono impiegati silano, fosfina e diborano. Le sostanze utilizzate per i pannelli non al silicio sono ancora più tossiche e inquinanti di quelle sopra citate. Ad esempio, per produrre i pannelli CIS (rame, indio, selenio si utilizza il seleniuro di idrogeno mentre per quelli CdTe (telloruro di cadmio) si impiega il cadmio, che è tossico e cancerogeno, così come il seleniuro di idrogeno. Tuttavia i benefici ambientali generati nel tempo di vita di un sistema fotovoltaico (mediamente pari a 20-25 anni) sono già ora largamente superiori al danno provocato nelle fasi di produzione dei pannelli.
Al momento della dismissione dell’impianto, bisognerà trattare il pannello come un rifiuto speciale, dato che contiene numerose sostanze tossiche, come il piombo, il cadmio, il rame, il selenio, ecc. Per quanto riguarda la fase operativa dell’impianto, l’unico impatto è quello sul paesaggio, che varia a seconda della tipologia, dell’estensione e della collocazione degli impianti. I parchi fotovoltaici sono impianti di notevole dimensione, che vengono solitamente installati a terra su ampi spazi aperti sottraendo, pertanto, il territorio ad altri usi. L’impatto visivo delle centrali fotovoltaiche è comunque minore rispetto a quello delle centrali termoelettriche o di qualsiasi altro grande impianto industriale; questo è dovuto essenzialmente al fatto che gli impianti sono molto più bassi di un impianto industriale. L’impatto visivo degli impianti di piccole e medie dimensioni è sicuramente inferiore a quello di un grande impianto e con alcuni accorgimenti i pannelli fotovoltaici e solari possono inserirsi bene nel paesaggio. Occorre comunque valutare la compatibilità paesaggistica di ogni impianto, ad esempio limitando l’uso dei pannelli fotovoltaici nelle città d’arte, nei centri storici o nelle zone ad elevato valore naturalistico, sfruttando, invece, le aree marginali non utilizzate, come i tetti di capannoni o le aree da bonificare, o installando i pannelli sui tetti delle case delle aree urbane. L’integrazione architettonica degli impianti fotovoltaici negli edifici permette di ridurre notevolmente il loro impatto visivo. Infatti, un impianto si dice integrato quando i moduli fotovoltaici diventano elementi strutturali dell’edificio stesso, come ad esempio tetti, facciate, finestre, ecc. In questo modo, il pannello fotovoltaico da elemento estraneo diventa parte integrante dell’edificio.

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