Caccia al rinoceronte

Tuttavia, in molti paesi nemmeno l’istituzione di parchi offre più un valido rifugio per molte specie animali; a causa dell’aumento della popolazione, dei conflitti politici ed etnici (es. Mozambico), della crescente povertà, molti sono coloro che, per sopravvivere, uccidono animali protetti per poterne commerciare alcune parti. Per colpa dei bracconieri alcune specie, come il rinoceronte nero, il rinoceronte bianco e l’elefante, rischiano di sparire. In particolare, i rinoceronti sono minacciati a causa del corno, richiesto per usi medici e per fabbricare un pugnale che, nello Yemen, rappresenta un simbolo di virilità e forza.
Negli anni ’70, questa moda si è diffusa enormemente contribuendo all’uccisione del 90% dei rinoceronti in Kenia, Tanzania e Zambia, e alla loro estinzione in altri 7 paesi. Nel 1977 la CITES ha elencato tutte le specie di cui è vietato il commercio internazionale, sia dell’animale stesso che delle sue parti e dei prodotti derivati.
Il divieto e i controlli sempre più stretti hanno determinato un forte aumento del valore dei corni, rendendo il contrabbando sempre più remunerativo e, in paesi poveri continuamente minacciati da carestie e guerre, questo spesso spinge a infrangere il divieto. Il bracconaggio è dunque continuato indisturbato e le popolazioni di animali sono scese a livelli critici.
Dalla fine degli anni ’80 la Namibia prima e poi lo Zimbabwe hanno iniziato l’operazione del taglio dei corni ai rinoceronti narcotizzati. Questo rappresenta un deterrente contro il bracconaggio, ma purtroppo i corni ricrescono di alcuni centimetri all’anno (sono di cheratina, come unghie e peli) e l’operazione deve essere ripetuta ogni 2-3 anni al costo di circa 1.000 dollari per animale, e non sempre i fondi sono disponibili.
All’ultima Conferenza degli Stati che fanno parte della CITES, a Fortlauderdale, Florida, nel novembre 1994, gli stati in cui vivono i rinoceronti e i consumatori di corno hanno deciso di rafforzare le leggi di tutela e i controlli sull’applicazione, oltre a promuovere alternative ai farmaci a base di corno. Nella stessa Conferenza è stato concesso al Sudafrica di esportare rinoceronti bianchi vivi (l’unica specie in aumento) in altre aree protette, e animali abbattuti in base ad una selezione, per finanziare progetti di conservazione. Dopo questi ultimi cambiamenti, sembra che, negli ultimi anni, le importazioni di corno di rinoceronte siano diminuite.

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