Frazione umida

Cosa succede a una buccia di banana dopo che l’abbiamo gettata? Se volessimo fare un esperimento e la lasciassimo in un giardino, noteremmo che nel giro di breve tempo la buccia si trasformerebbe fino a scomparire del tutto o quasi, lasciando al suo posto della nuova sostanza organica che verrà assorbita dal terreno. Ciò succede perchè la banana è un rifiuto organico ed è biodegradabile, come gli avanzi da cucina e gli sfalci verdi, e quindi viene facilmente decomposta e trasformata dai batteri saprofiti. Ma quindi potremmo pensare di recuperare anche i rifiuti organici? E se sì, come?
I rifiuti organici vengono trasformati tramite un trattamento biologico, il compostaggio, al fine di recuperare il materiale organico in essi presente e ottenere un nuovo materiale denominato compost. Il compost non è un fertilizzante, ma viene definito ammendante organico, perchè apporta sostanza organica e nutrienti al terreno (azoto, fosforo e potassio), permettendo un minor uso di concimi chimici. Il processo prevede la decomposizione ad opera di microrganismi della sostanza organica in condizione aerobiche, ovvero in presenza di ossigeno, ottenendo come prodotti principali della reazione compost, CO2, acqua e calore. Si tratta di un fenomeno naturale che viene forzato tramite insufflazione di aria e rivoltamento periodico del materiale, al fine di accelerarlo. I tempi di produzione del compost variano in funzione del materiale o del periodo dell’anno, indicativamente da 2 a 6 mesi. I microrganismi sono i principali fautori del processo, sono molti e di diversi ceppi (batteri, funghi, alghe, protozoi, ecc) e di solito sono naturalmente presenti in misura sufficiente negli scarti; però perchè possano svolgere correttamente la loro funzione devono essere posti nelle condizioni ottimali. Pertanto, durante la produzione del compost, è importante prestare attenzione ad alcuni parametri: ossigeno e sufficiente porosità del materiale, per garantirne la circolazione, umidità e rapporto tra carbonio e azoto.
I materiali di partenza che devono essere utilizzati, in accordo con la normativa, sono: la frazione organica dei RSU, raccolta separatamente; rifiuti vegetali di coltivazioni agricole; segatura, trucioli, frammenti di legno; reflui zootecnici; carta e cartone (in piccole quantità); fanghi di depurazione reflui civili e scarti di legno non impegnato e non trattato. Assolutamente vietati i rifiuti pericolosi e i materiali che hanno subito trattamenti chimici, e infine gli inerti, che ostacolerebbero il processo di degradazione. Infatti, è molto importante che il compost non contenga sostanze inquinanti, metalli pesanti e agenti patogeni. Durante il processo di compostaggio i materiali sono opportunamente miscelati per ottenere un rapporto C/N ottimale, ad esempio i materiali umidi contengono un rapporto C/N basso, mentre i materiali secchi che agiscono come strutturanti hanno un rapporto alto. Vengono identificate due fasi principali nel compostaggio: una prima fase di bioassidazione accelerata (ACT, active composting time), dove i rifiuti sono fortemente putrescibile e il processo metabolico è molto veloce e consuma fortemente ossigeno, una fase di maturazione dove il processo metabolico subisce un rallentamento e il consumo di ossigeno è ridotto, e infine eventuali pre-trattamenti o post-trattamenti di raffinazione. In funzione della qualità del materiale gli utilizzi sono diversi: fertilizzazione del terreno in copertura (miscelato con letame), pacciamatura, terreno di ricopertura delle discariche, ecc. Il compostaggio può essere praticato sia a livello domestico, con i piccoli volumi della propria raccolta dell’umido più altri materiali selezionati, oppure a livello industriale in cui vengono usati grandi volumi e tutti i parametrici fisici e chimici sono opportunamente monitorati al fine di ottenere un compost di qualità che possa essere rivenduto sul mercato. Il compostaggio domestico può essere facilmente realizzato con compostiere di diversa capienza (da 30 a 60l solitamente) reperibili in commercio.

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