Combustibile solido secondario

Nel quadro della strategia waste-to-energy ritroviamo i cosiddetti combustibili solidi secondari (CSS), ottenuti da rifiuti non pericolosi e utilizzati per il recupero di energia in impianti di incenerimento (anche chiamati termovalorizzatori). Il range di rifiuti impiegato è molto ampio e comprende residui esclusi dai processi di riciclo, rifiuti dell’industria e della distribuzione, fanghi della depurazione delle acque, rifiuti industriali pericolosi, scarti di biomasse, ecc. Questi devono essere trattati adeguatamente per poter soddisfare i criteri, le normative e le specifiche industriali atte a raggiungere un potere calorifico adeguato.
Uno dei metodi meno costosi e più affermati per produrre i CSS è il pre-trattamento meccanico biologico (mechanical biological pre-treatment, MBT). In un impianto MBT si separano dagli RSU, i metalli (che vengono riciclati) e gli inerti (ad esempio il vetro) e le frazioni organiche (che vengono inviate agli impianti di compostaggio, con o senza una fase di digestione anaerobica), scegliendo le frazioni con un potere calorifico più elevato per la produzione di CSS. Altre soluzioni oltre al MBT sono la biostabilizzazione e la bioessiccazione del materiale, precedentemente privato di metalli e inerti, dove la frazione organica viene stabilizzata e perde parte dell’umidità, ottenendo una frazione finale con un potere calorifico più elevato adatta alla combustione e composta da carta e cartone, legno, plastica e tessili che possono essere bruciati direttamente. Le quantità totali di CSS prodotte da RSU nell’Unione Europea sono stimate in circa 3 milioni di tonnellate con una produzione italiana di 200.000 tonnellata e una resa di 300kg per tonnellata di RSU. Le caratteristiche che il prodotto ottenuto durante i trattamenti possa essere utilizzato come CSS sono diverse e riguardano, tra gli altri, un potere calorifico inferiore di almeno 15 MJ e un’umidità massima del 25%.
Quali sono attualmente gli usi del CSS? Le possibilità sono molteplici tra cui: termovalorizzatori, cementifici, centrali termiche per il teleriscaldamento, impianti siderurgici, centrali termoelettriche a carbone, ecc, e, a seconda dell’impianto, sono utilizzati sia come unico combustibile sia come combustibile ausiliario.

Approfondimenti e fonti:
European Commission – Directorate General Environment, 2003. Refuse derived fuel, current practice and perspectives, final report.

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