I microrganismi depurano l’acqua

Le acque reflue, prima di essere scaricate in fiumi e laghi, devono essere depurate. Tra i vari sistemi utilizzati a questo scopo vi è quello della depurazione a fanghi attivi. Questo processo utilizza il principio di autodepurazione delle acque, in cui i microrganismi (batteri, protozoi e metazoi) impiegano le sostanze organiche presenti trasformandole e quindi eliminandole dall’acqua stessa.
Il processo aerobico è il più utilizzato: viene cioè fornito dell’ossigeno per consentire i processi biologici in cui le sostanze organiche sono ossidate. Al termine di questa reazione, oltre ad avere la depurazione, si ha anche la produzione di materiale biologico in fiocchi chiamato  “fango attivo”. Questo è costituito da componenti organiche ed inorganiche e da differenti specie di microrganismi (soprattutto batteri).
I protozoi ciliati svolgono un ruolo molto importante nel processo di depurazione. Infatti nelle vasche di ossidazione, cioè dove avviene la depurazione, si ha una competizione per il cibo: i batteri sono il cibo dei piccoli predatori (protozoi ciliati) i quali a loro volta sono mangiati da organismi più grandi (protozoi carnivori o metazoi); i batteri quindi hanno bisogno di nutrienti costituiti dalla sostanza organica presente nelle acque reflue. La presenza nel fango attivo di protozoi ciliati conferma quindi l’esistenza di batteri; se vi sono all’incirca 10 milioni di individui per litro significa che l’impianto di depurazione funziona bene. Mediante lo studio dei protozoi ciliati, utilizzati come bioindicatori, è così possibile valutare  se qualcosa non funziona nell’impianto (bassa concentrazione di ossigeno, troppe sostanze organiche, eccessiva estrazione di fanghi) e adottare interventi correttivi.

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