Una lunga catena alimentare

Nonostante i protisti presentino dimensioni piuttosto ridotte (in genere da pochi micron a qualche millimetro), sono molto importanti per l’economia naturale, se si pensa al ruolo notevole dei protozoi capaci di fotosintesi nella catena di nutrimento degli organismi acquatici. Si nutrono prevalentemente di batteri ed assumono così un ruolo fondamentale nella catena alimentare, costituendo i produttori primari dai quali dipendono tutti gli altri organismi. Il numero di questi organismi appartenenti al plancton marino può essere enorme; la loro presenza è stata segnalata anche tra i 1000 e i 5000 metri di profondità. Tra questi organismi si trovano ad esempio le diatomee che possiedono, come già detto, un guscio siliceo. Questo, dopo la morte dell’organismo, può cadere e depositarsi sui fondali marini, originando, soprattutto nei mari più freddi, degli accumuli silicei chiamati “farina fossile”, che viene utilizzata ad esempio per lucidare l’argento e per preparare dentifrici. Le diatomee costituiscono il nutrimento di molte forme di vita come piccoli crostacei, chiamati copepodi, che a loro volta sono fonte di cibo di banchi di aringhe. Tra il plancton troviamo anche altri protozoi come i radiolari, presenti in gran quantità nelle ere geologiche passate. Dopo la morte, i loro gusci si depositano sui fondali, originando una roccia compatta e dura, chiamata radiolarite, che insieme ai sedimenti silicei dovuti all’accumulo delle diatomee forma la “farina fossile”.

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