La rivoluzione genetica

Alla luce della crisi alimentare attuale, per aumentare la produzione agricola a livello mondiale, è possibile espandere la superficie coltivata, ma le aree ad oggi disponibili sono sempre meno: in Asia, ad esempio, il suolo coltivabile è già tutto utilizzato. In ogni caso, l’estensione di aree coltivabili consentirebbe un incremento della produzione agricola solo del 20%, con impatti ambientali sulle risorse naturali sempre più significativi. In alternativa sarebbe possibile intensificare la produzione stessa, introducendo tecniche ancora più invasive di quelle attualmente adottate, ma ciò porterebbe ad un aumento della produzione non superiore al 10%. Il contributo più significativo all’aumento della disponibilità dei prodotti agricoli sembra derivare, invece, dal miglioramento delle biotecnologie questo determinerebbe il 70% in più di produzione agricola mondiale.
Le biotecnologie, così come definite dalla Convenzione sulla Diversità Biologica nel 1992, non riguardano solo gli Organismi Geneticamente Modificati (OGM), ma un insieme di prodotti come i vaccini, le varietà migliorate, le piante micropropagate (ossia rese libere da virus).
L’applicazione delle tecnologie all’agricoltura deve avere come scopo principale la risoluzione dei problemi di fame e povertà nei paesi in via di sviluppo, consentendo di incrementare la produzione dei piccoli agricoltori locali, e deve rispondere a rigidi criteri legati alla biosicurezza, ossia alla salute dell’uomo, alla tutela della biodiversità e alla sostenibilità ecologica. Il Brasile, l’India e la Cina, paesi ad alto tasso di crescita, stanno attualmente ottenendo risultati avanzati nel campo delle biotecnologie agricole. Tra i paesi in via di sviluppo (PVS), invece, 23 paesi sono capaci di applicare le biotecnologie attraverso progetti di sviluppo; 14 sviluppano e applicano alcune biotecnologie. Grazie all’introduzione di varietà di colture ad alto rendimento, di prodotti chimici e di nuove tecniche di irrigazione, la cosiddetta “rivoluzione verde” degli anni ’60 e ’70 ha incrementato la produttività dei raccolti e ha aiutato milioni di persone a combattere fame e povertà.
Oggi però molti piccoli coltivatori non riescono ad andare oltre un’agricoltura di sussistenza e ogni giorno più di 854 milioni di persone, secondo le ultime stime della FAO, non hanno abbastanza da mangiare. Sono miliardi coloro che soffrono di carenze di oligoelementi, una forma insidiosa di malnutrizione dovuta ad una dieta squilibrata. E nei prossimi trent’anni ci saranno altri due miliardi di persone al mondo da nutrire – mentre le risorse naturali da cui dipende l’agricoltura diventano sempre più fragili.

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