Deforestazione e conseguenze

Agricoltura significa anche sfruttamento delle foreste. I motivi che portano alla deforestazione sono molteplici: interessi commerciali per il legname, sfruttamento di giacimenti minerari, urbanizzazione e uso del territorio per l’agricoltura o per il pascolo.  In molti Paesi poveri, purtroppo, il legno pregiato delle foreste é una delle poche ricchezze a disposizione per sviluppare l’economia. E spesso si assiste ad un’opera di deforestazione indiscriminata che arreca grossi danni all’ambiente e all’umanità.
Un utilizzo sostenibile delle risorse forestali prevede che vi sia almeno una valutazione di tutti i pro e contro prima di abbattere una foresta. Se si decide poi di abbatterla, si dovrebbe valutare l’opportunità di riforestare o gli stessi terreni o altri terreni, in modo da mantenere nel tempo invariata la quantità totale di foreste presenti sulla Terra.
Gli effetti della perdita di intere foreste sono, infatti, particolarmente dannosi e, tra le altre cose, comportano:

  • la perdita di biodiversità. Ad esempio, la foresta tropicale (una delle foreste maggiormente a rischio), contenendo oltre due terzi delle specie animali e vegetali del nostro pianeta, è un enorme serbatoio di diversità genetica dal quale attingere per ottenere nuove colture, più produttive o di maggiore qualità, e principi attivi per nuovi farmaci
  • effetti negativi sul suolo. Una volta eliminata la copertura vegetale, diminuisce la fertilità dei suoli e aumenta la loro vulnerabilità all’azione erosiva dell’acqua e dei venti;
  • aumento della concentrazione dell’anidride carbonica atmosferica. Grazie al processo della fotosintesi, la foresta costituisce un serbatoio naturale di assorbimento dell’anidride carbonica atmosferica;
  • ripercussioni sul ciclo dell’acqua e, in alcune zone, pericolo di desertificazione;
  • effetti sociali negativi e spesso irreversibili presso le comunità indigene che vivono dei prodotti degli ecosistemi forestali.

La distruzione delle foreste, in particolare quelle tropicali, ha assunto negli ultimi decenni una grande importanza  a causa dei suoi effetti indiretti sul clima della Terra. Bruciare o tagliare gli alberi, lasciandoli sul posto a marcire, ha un duplice effetto: da un lato, si ha un rilascio di anidride carbonica dovuto alla combustione o ai processi di decomposizione, dall’altro si impedisce che gli alberi assorbano l’anidride carbonica dell’atmosfera restituendo ossigeno con il processo di fotosintesi. Inoltre, il suolo libero dalla copertura vegetale riflette maggiormente le radiazioni provenienti dal Sole, intensificando ulteriormente l’effetto serra. Attualmente, pur con grosse approssimazioni, si stima che le emissioni di anidride carbonica provocate dalla deforestazione e da cambiamenti di uso del suolo siano di circa 1,6 miliardi di tonnellate di carbonio annue, mentre quelle dovute ai processi di combustione siano circa 6 miliardi.

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